Patroni Griffi, chiesto l'arresto Il giudice dice no, il pm insiste

Patroni Griffi, chiesto l'arresto Il giudice dice no, il pm insiste
Concorso in frode nelle pubbliche forniture in un caso, falso in atto pubblico per induzione nell'altro. Il tutto sempre nell'ambito dell'inchiesta sul porto di Brindisi. E' per queste accuse che il pm Raffaele Casto ha richiesto la misura cautelare ai domiciliari o in subordine la sospensione dall'incarico per un anno per il presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Ugo Patroni Griffi e per il dirigente dell'Authority, Francesco Di Leverano. Arresto e misura interdittiva entrambe non ritenute necessarie dal giudice per le indagini preliminari Stefania De Angelis che ha opposto un secco rigetto e apportato dei correttivi alle contestazioni.
Il pm ha scritto 440 pagine per sostenere la propria tesi, lo scorso febbraio. Il giudice ha risposto con un'ordinanza di 70 pagine. Il sostituto ha tuttavia appellato la decisione del gip dinanzi al Tribunale del Riesame. Si sono svolte due udienze alle quali hanno partecipato gli avvocati dei due indagati, Amilcare Tana, Vito Epifani, Luciano Marchianò e Carlo Enrico Paliero. La decisione sarà assunta dopo la camera di consiglio di venerdì 17 maggio. Nell'udienza di ieri sono state affrontate alcune questioni tecniche. In qualsiasi caso, per passare ai fatti, si dovrà attendere il pronunciamento della Corte di Cassazione.
A quanto si apprende i titoli di reato attribuiti ai due indagati per cui è stata richiesta la custodia cautelare sono il falso per induzione, riferito a Patroni Griffi e il concorso nella frode in pubbliche forniture per Di Leverano.
Al primo viene contestato di aver indotto il Comune, all'epoca amministrato dal commissario straordinario Santi Giuffrè a revocare una ordinanza di sospensione dei lavori per la recinzione di via Del mare, un tratto di strada che costeggia il seno di Levante, a seguito di una transazione che prevedeva l'esecuzione di alcune opere e la rinuncia al contenzioso amministrativo che in una fase iniziale aveva visto soccombere l'ente municipale. L'Autorità portuale aveva infatti ottenuto la sospensiva dell'ordinanza emessa.
Il secondo invece è accusato di non aver vigilato sul rispetto del capitolato per l'esecuzione dei lavori sulla strada ex Sisri.
Come si diceva, il gip ha ritenuto non sufficiente il quadro rappresentatole dalla procura, per giungere a disporre provvedimenti restrittivi nei confronti dei due indagati. Il pm ha comunque deciso di insistere, portando avanti le proprie tesi, così come previsto dalle procedure.
E' così che si sono in parte scoperte le carte dell'attività investigativa svolta. Ed è emerso che l'indagine è molto più ampia di quanto non fosse trapelato, quando erano stati eseguiti i due provvedimenti di sequestro delle opere portuali, e in occasione dell'invito a comparire per rendere dichiarazioni notificato a un dirigente comunale, che dinanzi al pm aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ci sono atti, prelevati nella sede municipale e in quella dell'authority, dichiarazioni di persone informate sui fatti e numerosissime intercettazioni telefoniche.
Le indagini sono delegate al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi che ci sta lavorando da mesi, senza soluzione di continuità.
I due indagati (su un totale di 13) per cui era stato invocato l'arresto, attraverso le proprie difese hanno respinto ogni contestazione, dichiarandosi estranei a qualsiasi forma di accusa di carattere penale.
Gli iter amministrativi sono stati compiutamente ricostruiti. Sulle questioni interpretative, si dovrà fare chiarezza nei successivi passaggi dinanzi all'autorità giudiziaria. Il primo verdetto, intanto, è atteso tra meno di una settimana.
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Sabato 11 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:45