Ortopedia chiusa: dramma per una “semplice” frattura

Ortopedia chiusa: dramma per una “semplice” frattura
di Danilo SANTORO
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Martedì 21 Aprile 2020, 08:48
Viaggi della speranza. Oltre trenta chilometri per fratture al femore. Storie diverse, extra covid-19. Routine in altri periodi storici, situazioni non facili da gestire, in questa fase d'emergenza. Da Carovigno in ambulanza fino all'ospedale SS.Annunziata di Taranto: questo il lungo peregrinare di un 88enne del centro a nord di Brindisi, a causa dell'assenza di posti letto nel reparto in provincia: tanto a Francavilla Fontana, quanto anche nel capoluogo. La vicenda del pensionato carovignese, nelle ultime ore, non sarebbe un caso isolato. Anche un'anziana di Ostuni avrebbe avuto le stesse problematiche. Circostanze simili. Così come i disagi che si ripercuotono anche nella gestione di richieste d'intervento al 118 urgenti, al di fuori del contesto dell'emergenza sanitaria determinata dal coronavirus.

In seguito agli ultimi casi, così, ad Ostuni, riemergono le contestazioni nei confronti dell'asl di Brindisi per la scelta di chiudere temporaneamente ed eseguire lavori di riqualificazione all'interno dei reparti di chirurgia e ortopedia. La decisione, anche per aumentare il personale a disposizione degli altri due ospedali di riferimento in provincia, Brindisi e Francavilla, da tempo è al centro di un dibattito oltre che politico, anche tra le organizzazioni sindacali. Una possibile limitazione dei servizi, soprattutto per quanto attiene al reparto di ortopedia, che non è condivisa, anche in riferimento all'ampiezza del territorio che vede come riferimento l'ospedale di Ostuni.

A ciò si aggiungerebbero i rischi, così come verificato per il pensionato di Carovigno, dell'assenza di posti letto nelle altre strutture, che ora stanno coprendo numericamente, la disponibilità effettiva nella Città Bianca fino al 6 aprile scorso, data che ha segnato lo stop per le attività di chirurgia e ortopedia. Altre strutture in sofferenza, così, chiamate a gestire, in questa fase già delicata anche il blocco degli utenti. E così l'assenza di posti letto, soprattutto in ortopedia, a Francavilla Fontana e Brindisi, potrebbe ripresentarsi a breve.
Di qui le richieste all'asl, di riaprire, in prima istanza il reparto di ortopedia ad Ostuni, condivisa dai sei capogruppi di maggioranza, del centrodestra ostunese e dall'ex sindaco, oggi consigliere comunale e rappresentante dell'area civica di opposizione, Domenico Tanzarella.

Anche le organizzazioni sindacali, con la Fials, chiedono una riapertura immediata denunciando i disagi per di infermieri ed utenti della zona. «La storia tristemente nota dell'ospedale di Ostuni ci porta a diffidare delle soluzioni temporanee e, soprattutto, dell'alleggerimento di personale dai reparti, in passato divenuto motivo di chiusura degli stessi». Così in una nota i consiglieri comunali dei partiti di centrodestra: Giuseppe Bagnulo, Francesco Beato, Ernesto Camassa, Vittorio Carparelli, Francesco Semerano, Claudia Trifan. «Ci chiediamo, quindi, se abbia senso avere un reparto di Pneumologia con 20 posti letto, con terapia sub intensiva, con attrezzature adeguate e con personale qualificato o avere un reparto eccellente come quello di medicina sprovvisto attaccano dal centrodestra della Città Bianca- di servizio di consulenza cardiologica, di rianimazione e ogni altra specialità indispensabili». I sei consiglieri, chiedono, così di riaprire il blocco operatorio, ripristinare i ricoveri nei due reparti, e procedere alla nomina dei cardiologi, da tempo attesa. Anche commentando le ultime disavventure, l'ex sindaco Domenico Tanzarella chiede un provvedimento d'urgenza.

«E' un fatto gravissimo - afferma Tanzarella - e io non sono disposto ad accettare queste scelte insensate dell'Asl. Si riapra immediatamente ortopedia, così come si ripristino tutti i reparti che sono stati via via depotenziati. In caso contrario, faremo valere le nostre ragioni in ogni sede, a tutela della salute dei cittadini». Una doppia protesta politica a cui si aggiunge la nota del segretario generale della Fiasl Giuseppe Carbone «Non sussistono validi motivi per smembrare un presidio ospedaliero e mandare i cittadini a viaggi di speranza negli altri ospedali con il forte rischio di aumento del contagio da virus».
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