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Abiti d'epoca realizzati dai sarti del futuro: ecco il laboratorio d'eccellenza

Abiti d'epoca realizzati dai sarti del futuro: ecco il laboratorio d'eccellenza
di Eliseo ZANZARELLI
4 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:21

Abiti d'epoca realizzati dai sarti del futuro: di chiama Homa ecco il laboratorio d'eccellenza.

Può il passato offrire lavoro nel presente? Può una passione trasformarsi in occupazione? Il caso di “Homa - History Factory” dà una risposta netta ai quesiti: decisamente sì. Da qualche tempo a Oria (via Senatore Martini, 56) è nata una bottega artigiana davvero singolare, la cui ragione sociale sta per Hirya opus manuum artificis (Homa). Il progetto, che inizialmente sembrava un po’ onirico, di Annika Dzerve, Cosimo Chiedi e Massimo Di Noia, si è trasformato in realtà, tanto da essere anche stato finanziato dalla Regione Puglia col programma Pin, “iniziativa delle Politiche giovanili della Regione Puglia rivolta ai giovani e alle giovani che intendono realizzare progetti imprenditoriali innovativi ad alto potenziale di sviluppo locale e con buone prospettive di consolidamento, rafforzando le proprie competenze”. 

 

Il progetto


Cos’è Homa? È molte cose, ma in primis un luogo in cui si riproduce la storia seguendo canoni filologici, non quindi per sentito dire. L’idea nacque dalla passione pura dei tre per il Corteo - Torneo dei Rioni e in genere per le manifestazioni medievali che ogni anno animano la cittadina fridericiana. Dalla ricerca storica e storiografica i tre pensarono di passare alla produzione perfetta e imperfetta al tempo stesso: imperfetta in quanto ogni capo d’abbigliamento (si pensi ai costumi medievali) e ogni oggetto sono realmente unici, in quanto realizzati a mano con fare certosino. Il fare e il saper fare dell’artigiano, associato allo scrupolo dello storico. Una piccola catena di montaggio, rigorosamente imperniata sulla manualità, che ha in Annika colei che realizza gli abiti sartoriali su richiesta dei committenti ma consigliando di non discostarsi troppo dalle origini per quanto concerne modelli, colori e materiali. Oggi è impegnata, ad esempio, in un esperimento: la stampa su tessuto, sempre a mano. Cosimo è specializzato nella lavorazione del legno. 

Dalle sue sapienti mani nascono bicchieri, coppe, ciotole, bauli in faggio, ulivo, arancio, okumè. Massimo, invece, è l’esperto in fatto di metallo e pelle. Crea armature, spade, elmi, cinture e quant’altro potesse servire nel corso di una battaglia medievale all’arma bianca. Spesso si trovano a dover intrecciare i loro saperi e le rispettive arti in una sorta di collaborazione multidisciplinare fra legno, pelle, metallo e tessuto. Sfornano oggetti di volta in volta irripetibile, giacché nessuno è uguale all’altro. Questo è, per così dire, un marchio di fabbrica o, meglio, il segno dell’artigiano, che nei tempi che furono era solito imprimere le sue impronte per “firmare” il suo prodotto.


La scommessa si sta rivelando già vincente e gli ordini arrivano non solo dalla realtà strettamente locale - made in “Homa” le quattro coppie di vestiti per capitani e cape-dame del Torneo - molto legata agli usi e alle tradizioni del Medioevo, ma anche da altre parti d’Italia e d’Europa. Ciò che contraddistingue “Homa”, infatti, è innanzitutto la qualità che si affianca a un innato sentimento che lega i tre giovani alle radici più profonde oritane. Una notizia nella notizia riguarda in particolare Annika: lettone di Riga, trapiantata a Oria per amore (suo marito è oritano), che in pochi anni ha fatto sua la storia del posto e se n’è talmente innamorata da saperne, ormai, persino più della gente autoctona. Una donna lettone che apre una bottega sartoriale in Puglia, già di per sé qualcosa di straordinario.


Un progetto straordinario, originalissimo e coraggioso nella sua storicità, non a caso premiato dalla Regione che ha inteso contribuire alla partenza di questa start up unica nel suo genere. Se in genere da queste parti ci si butta sul settore food, loro hanno optato per artigianato e storia. Non propriamente un ritorno al passato, dato che grazie al presente, complice un sito Web molto moderno e intuitivo, Annika, Cosimo e Massimo riescono a raggiungere ogni parte del mondo e a esportare quei fasti medievali di cui sono letteralmente innamorati e che, grazie a una felice intuizione, sono riusciti a tramutare in un lavoro. Si meritano ogni fortuna.

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