Giallo sulla morte dell'ingegnere: è omicidio

Giallo sulla morte dell'ingegnere: è omicidio
Supino, vestito e con indosso una giacca da camera: si trovava in una pozza di sangue il cadavere di Domenico Palmisano, 70 anni, ingegnere ucciso molto probabilmente nella notte fra martedì e mercoledì e ritrovato mercoledì sera nella sua abitazione di contrada Varvolla, a San Vito dei Normanni. Tre le coltellate al torace: fendenti che non gli hanno lasciato scampo.
Sul movente è mistero. I carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni che indagano sul delitto escludono che possa essersi trattato di una rapina finita male o di un regolamento di conti maturato in ambiti criminali.
Si scava nella vita privata dell’uomo. Tra le sue amicizie e frequentazioni: sono state prelevate dall’abitazione alcune fotografie che sono state ritenute rilevanti per le indagini in corso.
I fatti. Il ritrovamento risale alle 21 di mercoledì. Palmisano non aveva né moglie, né figli. Viveva solo, per scelta, nella villetta in periferia. Viveva in povertà, sebbene, a quanto risulta, avesse diverse proprietà. E quindi una discreta capacità economica. E aveva degli amici, conoscenti che hanno segnalato ai carabinieri la sua scomparsa dopo alcune ore di assenza.
Palmisano non dava sue notizie, non si era visto in giro. E il silenzio era più che mai sospetto. I militari dell’Arma al comando del capitano Diego Ruocco si sono recati a casa. La porta era chiusa a chiave. E’ stato necessario sfondarla per entrare. Non c’erano segni di effrazione. A terra, disteso, giaceva il corpo ormai senza vita.
E’ stato il medico legale Antonio Carusi ad appurare la presenza di tre ferite da taglio in corrispondenza del torace. Tre lesioni profonde, quanto lo stabilirà l’autopsia. Sul posto si è recato anche il pm di turno, Paola Palumbo, che ha presenziato al sopralluogo andato avanti fino a notte inoltrata.
 
 

Chiare le modalità dell’omicidio. Poco chiaro tutto il resto. La porta era chiusa, ma non c’erano le chiavi all’interno della villetta. Mancava all’appello anche l’arma del delitto che potrebbe essere un coltello da cucina.
In casa alcune immagini, prelevate dai carabinieri che hanno effettuato una accurata perquisizione.
L’ipotesi più accreditata, al momento, è che Palmisano sia stato ucciso da una persona che conosceva. Che aveva fatto entrare in casa volontariamente. Per questo si cerca nel giro delle frequentazioni abituali. Si sta tentato di appurare quali siano stati gli ultimi contatti, se ci siano stati incontri programmati la sera precedente.
Si esclude la pista della rapina, dell’azione violenta finita in dramma. E’ proprio quella serratura azionata a far ritenere che non vi siano stati assalti in contrada Varvolla nei giorni scorsi.
Allo stesso modo non viene tenuta in alcuna considerazione l’eventualità che il delitto sia maturato in contesti delinquenziali. Palmisano era incensurato. Del tutto estraneo ad ambienti borderline. Aveva in passato militato in politica, non aveva rivestito ruoli di rilievo. Ma era comunque molto conosciuto nella sua San Vito. Una persona per bene. Non esercitava la professione di ingegnere, aveva deciso di stabilirsi in campagna.
Chi abbia ospitato prima di morire è il principale interrogativo che gli inquirenti dovranno sciogliere, per giungere ad individuare l’autore dell’omicidio. Sono state sentite numerose persone, altre ne verranno ascoltate nelle prossime ore. Sul caso, oltre ai militari della compagnia, indagano anche i colleghi del Reparto operativo del coman
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Venerdì 1 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 10:50