L'ombra della malavita sul bando dei parcheggi: commissione ispettiva antimafia al Comune di Ostuni

L'ombra della malavita sul bando dei parcheggi: commissione ispettiva antimafia al Comune di Ostuni
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Venerdì 26 Febbraio 2021, 16:07 - Ultimo aggiornamento: 16:33

OSTUNI - Nella mattinata odierna si è insediata, presso il comune di Ostuni, la Commissione di accesso ispettivo, nominata dal Prefetto Bellantoni, su delega del Ministro dell’Interno. La Commissione, composta da un Viceprefetto in servizio presso la Prefettura di Brindisi, dal Vicequestore Vicario della locale Questura e da un Ufficiale della Guardia di Finanza, opererà, con i poteri previsti dalla normativa vigente in materia di enti locali, per tre mesi, prorogabili, ove richiesto, per altri tre mesi. L'attività ispettiva matura a margine dell'interdittiva antimafia emessa nel dicembre scorso a carico della società che si è occupata della gestione dei parcheggi comunali a Santa Lucia, lungo la marina della città bianca. Nel mirino degli investigatori, che hanno relazionato al prefetto di Lecce, era finito il bando pubblico da 500 euro dell’ente municipale. Si parla della “Pkt Srls” con sede a Campi Salentina, oggetto di approfondimenti investigativi della questura di Brindisi che ha trasmesso una informativa alla prefettura salentina, guidata da Maria Rosa Trio, competente per territorio. La società risulta amministrata da un ostunese, Giovannni Taliente. Il capitale sociale della stessa è ripartito in due quote nominali di 250 euro: una di Gregorio Pellicano, di Campi, e l’altra di un altro ostunese, Cataldo Tanzarella Tanzarella.

Secondo la prefettura di Lecce “sono emersi evidenti elementi indiziari del pericolo di infiltrazione mafiosa” nella società. E tra le righe c'erano anche riferimenti al collegamento con la politica: “Sempre in relazione all’aggiudicazione del servizio, l’informativa della questura di Brindisi ha rilevato come tra i banchi della maggioranza del Consiglio comunale di Ostuni dal luglio del 2019, ci sia anche Francesco Beato”, citato nei passaggi dell’interdittiva per precedenti per ricettazione e violazione della normativa sulle armi, imparentato con un’altra persona all’epoca pure coinvolta nella questione “aste giudiziarie”. Da qui l’interdittiva per la società “per la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi di impresa”.

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