Mafia, quattro condanne e pena definitiva dopo 11 anni: scattano gli arresti

Mafia, quattro condanne e pena definitiva dopo 11 anni: scattano gli arresti
Mafia e droga: dopo la sentenza scattano gli arresti. Alle prime ore dell'alba di ieri, a Brindisi, i carabinieri della Dia di Lecce e Bari hanno eseguito 4 provvedimenti emessi dalla Procura Generale della Repubblica di Lecce a carico di altrettante persone, condannate in via definitiva per reati a vario titolo attinenti all'associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, stupefacenti, porto e detenzione di armi, danneggiamento, incendio e furto. I provvedimenti sono a carico di Raffaele Giuseppe Brandi, 64 anni, Francesco Giovanni Brandi (50 anni), Enrico Colucci, 65 anni, Antonio Lococciolo, 69anni, tutti di Brindisi.

La pena più alta dovrà scontarla il maggiore dei fratelli Brandi, Raffaele Giuseppe, condannato a 15 anni e sei mesi. Dodici anni e otto mesi sono stati inflitti a Giovanni Francesco Brandi, dieci anni a Colucci, e otto anni a Lococciolo. Pistole, fucili e persino una mitraglietta Skorpion. Trafficanti di droga ben armati e che non esitavano ad usare la forza per riuscire a dominare il mercato delle sostanze stupefacenti sul territorio brindisino. Tanto emerse dal lavoro degli investigatori nel corso dell'inchiesta Berat Dia II.

I due fratelli brindisini furono accusati anche dell'attentato, a colpi di Kalashnikov messo a segno ai danni dei silos di ammoniaca della Peritas avvenuto la notte di Capodanno del 2007 ma anche dell'attentato incendiario contro il Suv dell'avvocato Cosimo Pagliara all'epoca presidente della Multiservizi di Brindisi. Secondo l'accusa l'auto del legale andò a fuoco per essersi opposto alla riassunzione nella società partecipata del Comune di Brindisi di uno di fratelli Brandi precedentemente licenziato. Il processo Berat ebbe inizio nell'aprile del 2008.

La Suprema Corte di Cassazione, a distanza di 11 anni, respingendo i ricorsi dei legali degli imputati, ha confermato le condanne inflitte dalla Corte d'Appello di Lecce che, quindi, sono diventate definitive. Ciò pone fine alla vicenda processuale scaturita da una complessa azione investigativa, effettuata dalla Sezione Operativa DIA di Lecce, che nell'ottobre 2007 sotto il nome di operazione Berat-Dia condusse al loro arresto per le citate ipotesi delittuose. Trattasi dell'organizzazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Raffele Brandi, già esponente di spicco della sacra corona unita negli anni '90, clan dominante nella città di Brindisi e particolarmente attivo nel traffico di sostanze stupefacenti con l'Albania, nonché nell'attività di taglieggiamento ai danni di imprenditori commerciali. I personaggi di maggior rilievo della vicenda denominata Berat sono proprio i due fratelli Giovanni e Raffaele Brandi, ritenuti ai vertici dell'associazione dedita non solo agli affari di droga ma anche alle estorsioni (ambito in cui si inquadra, appunto, il famigerato attentato a colpi di Kalashnikov alla Peritas).

Nell'operazione del 2007 furono coinvolti anche i due fratelli albanesi Arben e Viktor Lekli, i cosiddetti fratelli Semaforo che all'epoca regolavano il traffico sulla strada di Canale Patri. In quella occasione la Dia scoprì che i due fratelli albanesi che abitavano a Brindisi avevano accumulato un patrimonio valutato in 2 milioni e mezzo di euro.
Entrambi tuttora latitanti, dovranno scontare una condanna definitiva a 8 anni di carcere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 7 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:13