Caso Cucchi, lettera di minacce ai carabinieri: «Dovete morire»

Domenica 26 Maggio 2019 di Salvatore MORELLI
Altri nove carabinieri devono morire. Una minacciosa lettera anonima è arrivata venerdì mattina in via Venezia, presso la stazione carabinieri del quartiere Casale, sede inoltre del Comando della Compagnia, con un'immagine del corpo di Stefano Cucchi, scattata nel corso degli accertamenti autoptici. Il messaggio ritorsivo, dattiloscritto, sarebbe stato spedito da Bari, e per gli investigatori che stanno ora esaminando attentamente il caso non si esclude la mano di un possibile mitomane che ha comunque scritto a mano, in stampatello, l'indirizzo della stazione carabinieri.

Tuttavia, nulla viene sottovalutato su chi cerca di speculare sulla vicenda processuale legata alla morte di Stefano Cucchi per minacciare ritorsioni nei confronti dell'Arma. Brindisi, dopotutto, è la città del carabiniere Francesco Tedesco, imputato nel processo Cucchi ma, soprattutto, testimone chiave della vicenda che ha visto il pestaggio del giovane romano, avvenuto nella notte tra il 15 e il 15 ottobre 2009. Proprio Tedesco, che è inoltre residente al quartiere Casale, sede del Comando dei carabinieri dove è arrivata la lettere ritorsiva, ha raccontato in aula i retroscena (oggetto di procedimenti giudiziari che coinvolgono alcuni militari dell'Arma) che il 22 ottobre di quasi dieci anni fa videro poi la morte di Stefano Cucchi.

Stefano Cucchi è morto per colpa dei miei colleghi. Io non posso più tacere: così Tedesco, dove nove anni di silenzi, ha rotto il muro sulla morte del giovane, rivelando quanto accaduto quella notte. Ora, c'è forse da capire qual è il collegamento che porta a una frase così inquietante: Altri nove carabinieri devono morire. Parole che diventano un chiaro significato, in quella missiva, perché collegate a un'immagine, atroce, del corpo di Stefano Cucchi. Scattata dopo la sua morte nel corso degli accertamenti autoptici e documento (indiscutibile) per la magistratura durante i vari processi di questi anni.

Il messaggio, spedito da Bari, non esclude quindi la mano di un mitomane o una sorta di speculazione sulla vicenda processuale che coinvolge alcuni militari dell'Arma. In questo mistero, forse è chiaro proprio la scelta delle sede prescelta, né tanto meno casuale: la stazione carabinieri del quartiere Casale, un luogo molto vicino alla vita di Francesco Tedesco. Dopo le ultime dichiarazioni del carabiniere brindisino sul caso Cucchi, altre scritte minacciose su Tedesco sono apparse per le strade del quartiere Commenda, nei pressi del Parco Di Giulio. Non le prime in città.

Un seguito a quanto accaduto di recente: ministero della Difesa, l'Arma dei carabinieri, il ministero degli Interni e i familiari di Stefano Cucchi, vogliono costituirsi parte civile nel procedimenti a carico di otto militari, accusati dei depistaggi legati alla morte del giovane, avvenuta sei giorni dopo un arresto per detenzione di droga: venne picchiato in caserma per essersi rifiutato di sottoporsi a un fotosegnalamento.

L'udienza preliminare sui depistaggi è stata aggiornata al mese prossimo. Qui a Brindisi, invece, ci sarà ora da chiarire sul perché di questa lettera che minaccia: Altri nove carabinieri devono morire. Un conto amaro, forse dettato dal numero dei procedimenti a carico di otto militari accusati di depistaggio, nove se si aggiunge anche il nome di Tedesco. Un mistero non facile, al momento. Ultimo aggiornamento: 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA