La manutenzione è in ritardo: climatizzatori fuori uso al Perrino e negli ambulatori

La manutenzione è in ritardo: climatizzatori fuori uso al Perrino e negli ambulatori
Il clima è rovente, nelle strutture Asl della provincia di Brindisi. Letteralmente. La violenta ondata di caldo che ha investito il territorio negli ultimi giorni ha evidenziato in maniera pesante un problema che, a detta di molti, si trascina in diversi presidi dell'azienda sanitaria locale: in diversi ospedali, ma non solo in quelli, come a Brindisi e Ostuni, gli impianti di condizionamento dell'aria non sono in funzione a causa di guasti risalenti, a quanto pare, a diversi mesi addietro.

La denuncia della situazione arriva da alcuni utenti che in questi giorni stanno vivendo gli ospedali: tra i letti delle corsie, per combattere la pesante afa che è montata, sono spuntati anche alcuni ventilatori portati da casa dai parenti ma, viste le temperature che hanno superato il limite di guardia, poco si può con simili accorgimenti. Problemi di questo tipo si sono verificati anche negli uffici e in direzione generale: gli impianti di climatizzazione sono centralizzati e, quindi, i guasti si propagano agli interi edifici, non risparmiando quasi nessuno degli ambienti.

Ma se il problema negli uffici è pesante, poiché lavorare in queste condizioni non è affatto piacevole, le cose peggiorano sensibilmente spostandosi nei reparti e negli ambulatori, dove pazienti e operatori devono combattere l'afa, oltre alle patologie: in alcuni reparti, c'è chi teme che l'eccessivo calore registrato nelle stanze di degenza possa avere delle conseguenze negative su utenti cardiopatici o su quanti si debbano sottoporre a esami invasivi come gastroscopie, colonoscopie e simili.

Il punto che viene maggiormente contestato da chi conosce la situazione è la presunta mancanza di programmazione degli interventi: dato che, da quanto è dato sapere, i guasti risalgono a diversi mesi or sono, quando le condizioni climatiche non richiedevano l'uso del condizionamento dell'aria, la domanda che più circola nei corridoi delle strutture è: Perché non si è agito per tempo?. Una serie di opere spalmate nel corso dell'anno, in effetti, avrebbe scongiurato l'emergenza che si sta vivendo in queste ore. Ora, invece, si sta rincorrendo l'urgenza anche se, forse, già oggi le prime operazioni di ripristino di alcuni dei punti nevralgici del sistema, per quel che riguarda l'ospedale Antonio Perrino almeno, dovrebbero avere inizio.
Altro quesito all'ordine del giorno della discussione interna ai pazienti l'efficacia di questi interventi. Il timore, infatti, è che si tratti di semplici toppe. La priorità, a questo punto, è quella di accelerare i tempi e di abbassare le temperature almeno nei punti in cui si trovano i ricoverati e dove si effettuano le indagini più invasive.

«Purtroppo - spiega il direttore generale dell'Asl, Giuseppe Pasqualone le cose da fare e che stiamo facendo sono tante e il ritardo col quale è arrivato il gran caldo di questi giorni ha fatto scalare in basso la priorità degli interventi previsti sull'impianto di climatizzazione. Tanto ha fatto anche la violenza con la quale le temperature si sono repentinamente impennate: ora bisogna accelerare e stringere i tempi per riportare al più presto la situazione alla normalità, ovunque questo problema si stia verificando, a partire ovviamente dalle situazioni che richiedono maggiore urgenza».

L'impegno dell'azienda passa dalle decisioni prese nell'area gestione tecnica, sempre in bilico tra urgenze a burocrazia: è lì che la matassa, con ogni probabilità, s'ingarbuglia anche a causa dei diversi e noti problemi con i quali le aziende cui i lavori sono affidati hanno a che fare. Scardinare dinamiche cristallizate da anni non deve essere la cosa più semplice al mondo ma tanto dall'utenza quanto dagli operatori si alza un grido che non può rimanere inascoltato: stare tutti i giorni in ospedale, specie se si è sofferenti, con temperature che sfiorano o sfondano il tetto dei 40 gradi a causa di uno o più guasti all'impianto di condizionamento non è una cosa accettabile. Il tempo dei ventilatori procurati dai famigliari dei pazienti non dovrebbe durare ancora molto ma ogni ora che passa è un pezzo di sofferenza in più che un malato deve sopportare.
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Venerdì 14 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:59