Si chiude un'era, addio di Enel al carbone: «Riconversione a metano»

Si chiude un'era, addio di Enel al carbone: «Riconversione a metano»
C'è anche la Federico II di Cerano, a Brindisi, tra le quattro centrali a carbone che Enel ha intenzione di riconvertire a gas entro il 2025. Ad annunciarlo è stato il direttore per l'Italia della società elettrica Carlo Tamburi nel corso di un'audizione di fronte alla commissione Attività produttive della Camera dei deputati nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale Energia e clima per il 2030. Ad essere riconvertite insieme alla centrale termoelettrica di Brindisi saranno anche gli impianti di La Spezia, Fusina (Venezia) e Torre Nord (Civitavecchia). «L'Enel ha annunciato infatti il direttore per l'Italia del gruppo ha presentato al ministero dell'Ambiente l'istanza per una nuova capacità a gas su quattro dei sei siti a carbone».
La società, sottolinea Tamburi, «è disponibile a procedere per la sostituzione progressiva degli impianti a carbone con le rinnovabili e gli impianti a gas in un quadro adeguato e in un percorso rapido e certo». Infatti, sottolinea, «serve una pianificazione dell'attività che potrà essere garantita solo avviando sin da ora l'iter per l'ottenimento delle autorizzazioni necessarie». E proprio in questo senso, in effetti, si è mossa Enel. Nelle intenzioni del gruppo elettrico, le centrali verranno convertite «in impianti a gas a ciclo aperto da 500 megawatt ciascuno, ma possono anche essere trasformati in impianti a ciclo combinato». A Brindisi, per la verità, il passaggio dovrebbe essere dagli attuali 2.640 megawatt di potenza teorica con quattro gruppi a carbone a mille prodotti attraverso la combustione di gas naturale.
Un passaggio storico per la città, che già nelle scorse ore si era svegliata con la notizia della ripartenza della ex centrale Edipower, per la quale A2A ha richiesto l'autorizzazione alla riconversione a gas. Entrambe le riconversioni, tuttavia, rappresentano verosimilmente solo una parte del piano. Insieme al gas, infatti, il governo prevede la necessità di aumentare la generazione con eolico e solare e, verosimilmente, le due aziende prevederanno ulteriori investimenti nei siti brindisini con impianti di produzione che utilizzino fonti alternative. Allo scopo potrebbero essere utilizzate le porzioni di terreno delle vecchie centrali a carbone non necessarie ai nuovi impianti. Tutto questo grazie all'installazione di pannelli fotovoltaici o batterie.
L'uscita dal carbone entro il 2025, ha poi spiegato il manager Enel, «farà venir meno circa 8mila megawatt di impianti programmabili da gestire tramite opportuni interventi per garantire la sicurezza e l'adeguatezza del sistema elettrico nazionale nel suo medio termine». Tra gli altri passi da fare per una sicura transizione energetica, Tamburi ha citato lo snellimento autorizzativo per lo sviluppo delle rinnovabili e della rete di trasmissione (al momento ci vuole «una media di 11 anni per ogni linea», ha detto), ma anche la soluzione per il capacity market.
Proprio in riferimento a questo, il direttore per l'Italia del gruppo Enel ha parlato anche della necessità di «strumenti di remunerazione». Con il capacity market, infatti, l'impianto non è permanentemente in funzione, non a piena potenza almeno, ma adegua la produzione alle richieste del momento, per mantenere la rete sempre stabile. Facile che Tamburi si riferisse proprio alla necessità di rendere in qualche modo remunerativi questi cicli di accensione e spegnimento delle centrali.
Infine, ha detto Tamburi, «è necessaria una riduzione della dipendenza dall'import dalla Francia che è uno dei fattori strategici per il Paese» e anche per «ridurre le bollette». Oggi, ha spiegato, «il margine di riserva è di appena il 10%, cioè 6 gigawatt: ciò vuol dire che è coperto solo grazie alla disponibilità dell'import dai paesi confinanti. Invece un margine di riserva opportuno secondo Terna dovrebbe essere pari almeno al doppio». Considerando che «verranno chiusi tutti gli impianti a carbone e anche alcuni a gas serve quindi un nuovo contributo» fatto di rinnovabili, nuove interconnessioni e accumuli.
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Giovedì 16 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:26