Irruzione in sala operatoria, denunciate tre persone. I medici: «Noi, parte civile nel processo»

Martedì 4 Febbraio 2020 di Maurizio DISTANTE
L’Ordine dei medici di Brindisi si costituirà parte civile nell’eventuale procedimento penale per le minacce e interruzione di pubblico servizio che vede tre persone individuate dalle forze dell’ordine e indagate quali responsabili dell’aggressione ai medici avvenuta giovedì sera tra il reparto di Chiurgia vascolare e la sala operatoria dell’ospedale Antonio Perrino. Lo ha annunciato il presidente dei camici bianchi, Arturo Oliva, il primo a denunciare pubblicamente l’accaduto in tutta la sua gravità. «Quello che è successo giovedì sera in ospedale – afferma il numero uno dei medici – è di una gravità inaudita: con l’interruzione di una seduta operatoria tanto delicata, è stato violato l’altare più sacro della nostra professione. È come se fosse stata profanata la basilica di San Pietro in Vaticano. La diga ha tracimato, gli argini si sono rotti: non si può più minimizzare questi eventi, c’è bisogno di intervenire, di metterci la faccia, di mettere in campo azioni concrete che facciano da deterrente e da correttivo per quei comportamenti che sembrano essere in qualche modo legittimati nel ventre profondo e molle delle nostre comunità». 

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Da queste dure considerazioni, la decisione di costituire l’Ordine come parte civile nel procedimento contro i tre soggetti identificati nel corso delle indagini: secondo alcuni testimoni, però, i tre parenti del paziente ricoverato in Chirurgia vascolare in attesa di intervento che si sono resi protagonisti della vicenda cominciata in reparto e conclusasi indegnamente in sala operatoria con l’interruzione di un delicato intervento chirurgico, fortunatamente portato a termine con successo, non avrebbero agito da soli. Da alcuni racconti raccolti negli ambienti dell’ospedale, infatti, il gruppo di presunti molestatori sarebbe stato ben più nutrito, sfiorando i dieci componenti: se la circostanza trovasse le necessarie conferme in fase investigativa, potrebbero anche scattare delle altre aggravanti che peggiorerebbero la già delicata posizione dei protagonisti finora individuati. 

«Chiederemo a tutte le istituzioni che incontreremo nell’immediato – spiega Oliva – che in simili situazioni si possa applicare la cosiddetta procedibilità d’ufficio: le aggressioni ai danni degli operatori sanitari devono essere classificate come reati gravi, per i quali, appunto, si deve procedere d’ufficio, cioè senza necessità che la vittima sporga querela. In questa occasione, quindi, ci costituiremo parte civile ma chiediamo a gran voce un intervento legislativo a tutela della categoria e di tutte le tipologie di lavoratori del mondo della sanità che ogni giorno devono fare i conti con un fenomeno in inarrestabile, costante e allarmante crescita». 

I numeri danno ragione al presidente dei medici: nel solo 2019, sono state oltre 1500 le aggressioni denunciate in tutta Italia da operatori sanitari e, nel solo mese di gennaio, nella sola provincia di Brindisi, si sono già verificati diversi casi di violenza ai danni di medici, soccorritori, infermieri e dipendenti della ditta che si occupa del servizio mensa all’interno delle strutture Asl. A quelli che sono i dati ufficiali e contabilizzabili, poi, andrebbe aggiunta tutta la quota del sommerso, quegli episodi cioè che non arrivano all’opinione pubblica perché non resi noti dalle stesse vittime, per paura o per una serie infinita di altri motivi, tra i quali la sensazione di impotenza che molti tra i colpiti da simili vicende lamentano: quantificare il fenomeno nel suo complesso, quindi, pare un’impresa molto ardua che l’Ordine di Brindisi, però, ha intenzione di portare a termine per contrastare un preoccupante trend. I medici partiranno dalle richieste che saranno estese sia ai vertici del sistema sanitario locale e regionale, in termini di dotazioni strutturali, tecnologiche e di sicurezza, sia alle istituzioni politiche a tutti i livelli, per interventi legislativi e normativi che possano rappresentare un argine nei confronti di quanti pensano di potersi interfacciare con la sanità pubblica e i suoi interpreti alle proprie eslcusive condizioni, senza dover rispondere di nulla e senza alcuna responsabilità per le azioni compiute. © RIPRODUZIONE RISERVATA