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Rossi: «Sulla base delle parole di Lanzetta siamo pronti a dialogare con Enel fin da subito»

Il sindaco Riccardo Rossi
Il sindaco Riccardo Rossi
di Francesco RIBEZZO PICCININ
5 Minuti di Lettura
Sabato 26 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 10:52

Sulla consapevolezza che la transizione energetica rappresenta una vera rivoluzione industriale il sindaco Riccardo Rossi si dice pronto ed aperto a dialogare con Enel, condividendo sostanzialmente tutto quanto dichiarato dal direttore di Enel Italia Nicola Lanzetta nella recente intervista sulle colonne del Nuovo Quotidiano di Puglia.
Sindaco, la colpiscono le dichiarazioni del direttore di Enel Italia?
«Mi fa piacere che nelle considerazioni di chi ha da gestire un’azienda multinazionale complessa come Enel in una fase di transizione ecologica come quella che stiamo vivendo si ritrovino le cose che abbiamo sempre detto in questi anni. Questo significa che dire no al carbone o no al gas non significa essere anti-industrialisti ma accettare la sfida del tempo, sapendo che oggi l’innovazione tecnologica finalmente consente di avere produzioni energetiche a basso costo, molto meno di carbone e gas. Mi piace molto, e la condivido, l’impostazione di Lanzetta quando dice che non c’è solo un tema di produzione da rinnovabili e di accumulo ma anche di costruzione».
Il direttore annuncia attività di soggetti terzi, legate alle rinnovabili, nel sito di Cerano proprio come lei auspicava poche settimane fa.
«Esatto. Su queste basi il dialogo non può che essere assicurato e proficuo. Se il Paese pensa di installare 60 gigawatt di rinnovabili sta dicendo che spenderà 100 miliardi per realizzare quegli impianti. Vuol dire comprare pannelli, moduli, batterie, inverter, pale non prodotti in Italia. Un Paese con una tale domanda interna ha necessità di riconvertire le aziende per una domanda che durerà per i prossimi vent’anni. Anzi, siccome ciclicamente gli impianti vanno rinnovati, occorre prevedere anche una filiera di economia circolare per il riciclo dei materiali e la ricostruzione delle componenti. L’unico impianto di questo tipo di Enel produce in un anno moduli per un piccolo campo fotovoltaico da 200 o 300 megawatt, quindi neanche l’uno per cento di quanto atteso in un anno può essere fornito. E in questo senso Brindisi può giocare un ruolo importante. Condivido, lo ripeto, totalmente quanto detto da Lanzetta. Lui, naturalmente, lo dice non sapendo che Rossi lo ha detto prima di lui: da molti anni ripetiamo che questo sarebbe stato il futuro. Sappiamo, naturalmente, che Lanzetta lo dice per convinzione personale, non certo condizionato da noi, ma ci fa piacere questa convergenza. La sfida del futuro non può che essere questa. E il mio invito a tutto il territorio è ad avere questo grado di consapevolezza che, purtroppo, tuttora non è completamente diffuso. Mi piacerebbe che nell’incontro dei prossimi giorni con Enel ci fosse anche il direttore Lanzetta, con cui evidentemente possiamo ragionare su questa linea, che è la linea di questa amministrazione ma anche quella di Enel. Su questo troveremo tutte le sinergie possibili per poter lavorare insieme».

Un altro dato importante emerge: la decarbonizzazione non danneggia l’occupazione.
«Se la si affronta con un approccio di filiera e non solo di acquisto dei materiali, questa sicuramente può diventare politica economica, industriale e di sviluppo. Lì ci sono milioni di posti di lavoro. E parliamo anche dell’idea di elettrificare i consumi: sostituire le caldaie a gas con le pompe di calore, le cucine a gas con quelle a induzione. Sono grandi scelte che devono diventare agenda di governo. Su questo c’è tutta la possibilità di costruire filiere produttive. E le filiere che consentono una maggiore sostenibilità economica sono quelle che nascono dai bisogni reali, perché trovano subito rispondenza col mercato. E ci fa piacere che Enel sposi a condivida questo tema. Sarebbe bene che anche il governo cominciasse ad organizzare una filiera industriale di questo tipo: non lasciamoci guidare solo dal mercato».
Enel starebbe pensando ad un impianto di produzione di idrogeno verde a Cerano. Una buona alternativa alla centrale a turbogas che non sarà più realizzata?
«L’idrogeno è un vettore energetico che assolve la funzione di accumulo e consente, se hai produzione rinnovabile in eccesso rispetto a quella che può essere consumata al momento in cui viene prodotta, di accumulare ed avere energia quando poi non ci sono sole o vento. Non è un combustibile ma un vettore energetico. L’idrogeno può essere importante anche per le automobili. Sono scenari globali che riguarderanno tutto il secolo, con livelli di produzione elevatissimi. Ecco perché penso che sia fondamentale per l’Italia costruire una filiera di questo tipo, puntando sull’università e sulle facoltà scientifiche. Questo è un altro tema fondamentale: riorganizzare i percorsi scolastici e universitari verso la formazioni di tecnici e ingegneri. Pensate a quanto vale l’economia delle fonti fossili, con i suoi petroldollari, e ora immaginate di sostituirla completamente con una economia legata alle rinnovabili. Parliamo di una nuova rivoluzione industriale».

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