Sentenze, soldi e regali, la difesa del giudice arrestato: «Solo compensi professionali»

Mercoledì 17 Febbraio 2021 di Roberta GRASSI

«Solo compensi professionali per mia moglie». Il giudice Gianmarco Galiano si è difeso e ha fornito per la prima volta la propria ricostruzione dei fatti in una memoria difensiva che il suo legale, Raul Pellegrini, ha presentato ieri mattina al Tribunale del Riesame di Potenza, nel corso dell'udienza in camera di consiglio che si è tenuta per decidere sulla sua richiesta di scarcerazione e su quella formulata dall'avvocato Roberto Palmisano per il commercialista Oreste Pepe Milizia. Entrambi si trovano nel carcere di Melfi. Ha rinunciato al Riesame l'avvocato Francesco Bianco, difeso da Domenico Attanasi, che resta quindi ai domiciliari. La decisione è attesa nelle prossime ore.

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L'accusa è stata sostenuta dal procuratore distrettuale Francesco Curcio, che ha depositato i verbali di interrogatorio di Annalisa Formosi, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Brindisi, ritornata in libertà dopo aver risposto alle domande del gip. Si tratterebbe, a quanto appreso, di dichiarazioni in parte accusatorie nei confronti di altri co-indagati.


La difesa di Galiano ha affrontato le contestazioni punto per punto. Prima questione, le percentuali intascate sui risarcimenti concessi alle vittime di incidenti di varia tipologia. Galiano, attraverso il suo difensore, ha spiegato che in tutti i casi si trattava di procedimenti gestiti dalla ex moglie, l'avvocata Federica Spina (che pure si trova agli arresti domiciliari). Ha parlato di «incarichi di speciale difficoltà» e di compensi pattuiti in precedenza. Nel caso dei genitori del bimbo disabile a seguito di responsabilità di medici alla sua nascita, si sarebbe trattato della previsione di un onorario pari al 25 per cento delle somme riconosciute o liquidate. Il ristoro concesso dall'assicurazione, nel caso specifico, ammontava a due milioni di euro.
Galiano e Spina avrebbero frequentato la casa dei clienti perché i rapporti erano diventati confidenziali: «Galiano è specificato - aveva prestato ai genitori del bambino il proprio suv Range Rover per recarsi più comodamente a Roma, in occasione delle visite mediche che il piccolo doveva sostenere presso l'ospedale Bambin Gesù». Nessuna minaccia sarebbe stata rivolta ai due, inoltre, facendo leva sulla presunta condizione di indigenza in cui versavano: «Minaccia poco credibile è stato detto ai giudici dalla difesa perché sarebbe avvenuta alla conclusione di una vicenda processuale, dopo l'incasso della notevolissima somma di 2 milioni di euro». Anche nel caso dei genitori di una 23enne morta di incidente stradale si sarebbe trattato di compensi professionali dell'avvocato Spina.


Nessun condizionamento, per altro, vi sarebbe stato nel giudizio del collega magistrato indagato per abuso d'ufficio, Giuseppe Marseglia, colui il quale era il titolare della causa per il risarcimento del danno da sinistro stradale: «All'epoca dei fatti i rapporti erano di mera colleganza e non di amicizia». Non vi sarebbe prova, tra l'altro, che Galiano abbia influito sulle determinazioni di Marseglia: «Non vi sono contatti, né intercettazioni, né tabulati telefonici, né messaggistica varia».


Un focus è dedicato al capitolo sponsorizzazioni. Quelle che sarebbero state rese da Soavegel, per il tramite di Massimo Bianco. La contropartita sarebbero stati decreti ingiuntivi e incarichi professionali. Non ci sarebbe alcuna conferma, a parere della difesa, che i decreti ingiuntivi fossero stati emessi per favorire in qualche modo Bianco. Quanto alle sponsorizzazioni è stato sottolineato che Soavegel sostiene anche la squadra di basket di Brindisi e numerose importanti iniziative di carattere agonistico e non. Nessuna crociera, in barca a vela, per la Brindisi-Corfù, ma solo una regata a cui avrebbe partecipato anche il giudice Francesco Giliberti, pure lui indagato a piede libero, faticando notte e giorno per raggiungere il traguardo. «Le sponsorizzazioni di Bianco (Massimo, ndr) - è scritto - non erano dirette a ottenere le firme sui decreti ingiuntivi, ma scaturivano dalla passione per la vela e dal desiderato ritorno di immagine dal mondo dello sport, da lui sempre munificamente remunerato». Insomma «una scelta di cuore e di testa».

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