Furto e ricettazione di animali esotici, denunciati padre e figlia

Tuesday 23 June 2020
Furto aggravato di numerosi esemplari di avifauna, ricettazione di fauna selvatica ed esotica, maltrattamenti di animali (per aver causato lesioni e deterioramento delle condizioni fisiche di esemplari di avifauna): sono le accuse nei confronti di Roberto e Chiara Pansardi, rispettivamente padre e figlia, sottoposti agli arresti domiciliari dai carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi e del Gruppo Forestale di Brindisi in esecuzione di una ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dall'Ufficio Gip del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica (il sostituto Pierpaolo Montinaro).

L'operazione scaturisce da un'indagine attivata dal Nucleo Investigativo per la denuncia per lesioni aggravate commesse nei confronti dei fratelli di R.P. i quali avevano riportato sintomi di avvelenamento da 'tallio'. In tale contesto, il monitoraggio tecnico nei suoi confronti, pur non confermando l'iniziale impianto accusatorio, ha fatto emergere l'esistenza di un sistema ben organizzato, con la complicità a vario titolo di altre 4 persone indagate, dedito al traffico illecito di avifauna esercitato prevalentemente all'interno del Parco naturale Regionale Salina di Punta Contessa di Brindisi, zona tutelata ed interdetta a qualunque tipo di attività e/o prelievo venatorio. La zona è stata istituita dal Ministero dell'Ambiente del Territorio e del Mare nel 2000 ed è considerata Oasi di Protezione per lo stazionamento della fauna selvatica stanziale e migratoria, la cui apprensione e/o detenzione è vietata perché patrimonio indisponibile dello Stato, in area naturale protetta ai sensi della legge-quadro sui parchi 394 del 1991, nonché della fauna esotica per la quale esiste una rigida normativa che fa riferimento al Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) che tutela il commercio di flora e fauna in via di estinzione, il cui possesso è soggetto a permessi certificati.

In particolare, l'indagine, proseguita da ottobre 2018 fino ad aprile 2020, ha permesso di accertare che padre e figlia, privi di licenza di caccia, avrebbero predisposto mezzi vietati per legge per la cattura/furto della fauna, mediante sistemi fraudolenti, quali richiami acustici riproducenti il verso degli uccelli, trappole a scatto e varie reti da uccellagione, per cui molti esemplari morivano imbrigliati per effetto del vento, del freddo e dell'annegamento, e con procedimenti violenti, quali tarpatura delle ali, taglio delle penne remiganti e recisione della prima falange. Ciò comportava sofferenze e alterazione delle caratteristiche etologiche, col fine di impedirne l'involo. Inoltre si sarebbero procurati sia animali vivi da vendere poi ad allevatori del centro e nord Italia, e/o per implementare un personale allevamento per realizzare una «fattoria didattica», sia animali morti da imbalsamare essendo R.P., 66enne, pratico di tassidermia (la tecnica di preparazione e conservazione dei corpi degli animali) La coppia avrebbe imbastito possibili giustificazioni in occasione di eventuali controlli antibracconaggio.

Durante le uscite si portavano dietro delle canne da pesca o la macchina fotografica per fingersi pescatori o vigilanti Aifao (Amatori Italiani Fagiani e Acquatici Ornamentali) per il controllo della migrazione di specie selvatiche, oppure tenevano nel veicolo in uso un berretto con scritta 'Corpo Forestalè da indossare in presenza di osservatori indesiderati. In particolare in diversi episodi tra 2019 e 2020 avrebbero ceduto, al fine di trarne profitto, 45 esemplari di fauna selvatica ed esotica provento di furto, sequestrati a seguito del rinvenimento a Pezze di Greco di Fasano nelle disponibilità dello stesso 66enne, che li trasportava a bordo del proprio autocarro. Sono stati sequestrati nel corso di una perquisizione domiciliare nell'abitazione dell'uomo 92 esemplari di fauna selvatica ed esotica provento di furto. Lo scorso 22 aprile entrambi sono stati arrestati in flagranza di reato per il reato di furto aggravato, quando nel doppio fondo ricavato con una scatola artigianale appositamente costruita in legno, nel loro veicolo, vennero rinvenuti quattro esemplari di avifauna, dagli stessi illecitamente catturati, essendo sprovvisti di autorizzazione venatorie. Contestualmente all'ordinanza in esecuzione alla misura cautelare reale sono stati sottoposti a sequestro preventivo 45 esemplari tra specie esotiche ed acquatiche di cui 24 sono state liberate, 9 esemplari erano deceduti e 12 specie sono stati consegnati al centro recupero fauna selvatica di Bitetto (Bari). È stata inoltre rinvenuta e sottoposta a sequestro amministrativo una rete da uccellagione.  © RIPRODUZIONE RISERVATA