Decarbonizzazione, fondi ridotti da 55 a 37 miliardi: scatta la protesta

Domenica 12 Luglio 2020 di Francesco TRINCHERA
Si riduce l'ammontare della proposta della Commissione europea ma si rendono più stringenti le condizioni di accesso, come base del negoziato che si avvierà tra una settimana. Arriva un nuovo passaggio verso il Just transition fund, il fondo europeo per una giusta transizione dall'economia basata su fonti fossili, in cui un fronte variegato, anche nella politica locale, vorrebbe inserire anche Brindisi dopo che la prima bozza per l'Italia includeva solo le aree di Taranto e del Sulcis.

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Nella giornata di venerdì, infatti, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha presentato la sua proposta sul bilancio pluriennale europeo (2021-2027) e sul Next generation Eu, il recovery plan delle istituzioni comunitarie per far fronte alle conseguenze dell'epidemia da Covid 19. Il Consiglio europeo è l'organo che riunisce capi di stato e di governo e dà l'indirizzo alla politica comunitaria: il 17 e 18 luglio i componenti si riuniranno proprio per parlare di queste due questioni finanziarie, cercando di mediare tra i vari punti di vista. In questo contesto, Michel ha anche presentato i nuovi criteri su cui sarà avviata la discussione anche sul Jtf (finanziato proprio dal bilancio pluriennale e dal Next generation Eu): l'ex premier belga, infatti, ha proposto che l'ammontare da destinare al fondo sia di 30 miliardi di euro dal recovery plan e 7.5 dal bilancio pluriennale. L'accesso al fondo, però, sarà limitato agli Stati membri che avranno preso l'impegno di raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Questo criterio potrebbe diventare particolarmente stringente per le nazioni che sono quelle più scettiche sul raggiungimento di questo obiettivo, e soprattutto per la Polonia, che dovrebbe essere il principale beneficiario del fondo ma si era dichiarata apertamente contraria all'obiettivo. In generale, comunque, i criteri di distribuzione tra gli stati sarà in linea con la proposta della Commissione. Proprio la proposta dell'esecutivo comunitario era invece arrivata ad un ammontare complessivo di 44 miliardi (poco più di 10 dal bilancio e poco più di 30 dal Next generation Eu) rispetto ai 7.5 miliardi stanziati prima del piano pandemico, con una quota per l'Italia di, più o meno, 2.3 miliardi (originariamente 360 milioni circa). Ancor più in là si era spinto, qualche giorno fa, il parlamento europeo: circa 55 i miliardi nel testo approvato dalla commissione competente (la Regi, quella per lo Sviluppo regionale), suddivisi in 25 miliardi dal bilancio pluriennale e 32 dal recovery plan.

Una diversità di posizioni tra gli organi dell'Unione che dovrebbe trovare una sintesi nei prossimi mesi, quando nell'ambito del provvedimento saranno previsti i cosiddetti triloghi, ovvero il confronto a tre tra la Commissione europea, il parlamento europeo ed il Consiglio dell'Unione europea, l'assemblea che raggruppa i ministri ed i rappresentanti permanenti degli stati membri suddivisi nelle diverse aree tematiche e che dall'inizio di questo mese è sotto la guida Germania per il semestre di presidenza dell'Unione europea. Il voto in plenaria del parlamento europeo è invece in programma a settembre.
Una sintesi di posizioni che, però, dovrà arrivare ancor prima nella riunione dei capi di stato e di governo, impegnati in questi giorni in diversi bilaterali in preparazione alla discussione del 17 e del 18, che come detto servirà per arrivare ad un compromesso tanto sul bilancio quanto sul Next Generation Eu. La contrapposizione è tra i paesi del nord, quelli più rigoristi che si sono dati il nome di frugali, e quelli del sud, che mirano invece ad una maggiore condivisione delle risorse. In caso di mancato accordo, potrebbe essere prevista un'ulteriore riunione per la fine del mese. © RIPRODUZIONE RISERVATA