Recuperato il teschio nella grotta degli Appestati: la morte risale a secoli fa

Accanto al reperto, semisommerso nel terriccio nella parte più profonda della grotta, non sono state trovate altre ossa

Martedì 11 Gennaio 2022

E' stato recuperato il teschio nelle grave degli Appestati a Fasano. Teschio ormai noto in Puglia con il nome di Laurenzia (come ribattezzato dal consigliere regionale Fabiamo Amati), la donna probabilmente uccisa dalla peste del 1691 e ritrovata da me e altri amici il 10 dicembre scorso nella Grave degli appestati di Fasano.

Il recupero del teschio umano

Esperti della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Lecce hanno recuperato stamani il teschio scoperto casualmente il 10 dicembre scorso nella grotta degli Appestati di Fasano (Brindisi), a circa 50 metri di profondità, durante le riprese di un documentario sulle cavità carsiche pugliesi. Il reperto sarà ora esaminato in laboratorio dall'antropologa Elena Dellù che con il collega Roberto Rotondo e Cristina Ancona e con l'assistenza dei volontari del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Spelelologico hanno riportato alla luce il cranio.

Accanto al teschio, semisommerso nel terriccio nella parte più profonda della grotta, non sono state trovate altre ossa. Il primo esame visivo, infatti, non è stato sufficiente per accertare il sesso e l'età del cranio, risalente comunque ad alcuni secoli fa. Gli esperti al momento non si spiegano come sia finito in fondo alla grave. Potrebbe essere rotolato, già scheletrito, dalla ripida china di pietre che lo sovrastava, oppure portato in quel punto da qualche animale sopravvissuto alla caduta nella grave.

Tutte le ipotesi restano per ora aperte e sono al vaglio dell'antropologa Elena Dellù. L'assistenza tecnica per la discesa nella grave è stata prestata dagli speleologi del Soccorso Alpino di Castellana, guidati da Gianni Grassi. Tutta l'operazione si è svolta sotto la supervisione dei carabinieri della Compagnia di Fasano delegati dal sostituto procuratore di Brindisi Montinaro.

Il consigliere Amati

«Il teschio - dice Amati - sarà “interrogato” in laboratorio e noi aspettiamo con ansia che gli antichi resti mortali possano svelarci tutti i segreti della sua vita e di quei tempi, così da depositarli nel grande bagaglio della nostra storia comune. Grazie a chi ha compiuto l’opera odierna. Ai tecnici della Soprintendenza, Elena Dellù, Roberto Rotondo e Cristina Ancona, ai componenti del CNSAS, Gianni Grassi, Nino Abbracciavento, Mimmo Gentile e Carlo Apollo, ai Carabinieri Giacomo Palmisano e Francesco Guarnieri - conclude -. Grazie sempre a Donato Mancini, proprietario del terreno e al suo amico Maurizio Minchilli che oggi lo ha accompagnato nella discesa».
 

Ultimo aggiornamento: 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA