Chiedeva soldi ad anziani e indigenti in cambio di pratiche fantasma

Sabato 19 Marzo 2022 di Alfonso SPAGNULO
Il tribunale di Brindisi

Si è fatto consegnare soldi in modo indebito da pensionati e indigenti per istruire pratiche fantasma: ma gli imbrogli sono stati scoperti grazie alle indagini della Guardia di Finanza della Compagnia di Fasano e così il 52enne fasanese G. T. è finito sotto processo ed è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa di 2600 euro per truffa aggravata, falso e ricettazione.

Undici capi di imputazione 

La pena sarebbe stata molto più alta (5 anni e 6 mesi di reclusione) ma l’imputato, avendo scelto il rito abbreviato, ha ottenuto lo sconto di un terzo come previsto dal codice. L’uomo è titolare di un patronato e rispondeva di ben 11 capi di imputazione. A cadere nel tranello sei persone. Almeno tante sono quelle che hanno denunciato e quelle accertate dagli investigatori. Due di queste, madre e figlio, si sono costituite parte civile vedendosi riconosciuto il diritto di risarcimento danni dal giudice Valerio Fracassi ma da liquidarsi “in altra sede”. Come detto il 52enne è responsabile di un patronato. I finanzieri hanno ricostruito le varie vicende che hanno portato pensionati e indigenti a denunciare. Tre anni fa si è fatto consegnare, in più tranche, 1.450 euro da un pensionato fasanese che si era rivolto a lui con la speranza di riuscire ad andare in pensione grazie alle norme introdotte dalla legge quota 100. 
I soldi dovevano servire a colmare il vuoto contributivo che gli impediva di accedere al trattamento pensionistico. Il 52enne, intascato il denaro, aveva poi consegnato all’anziano regolare ricevuta dell’F24, il modello che si utilizza per i versamenti all’Inps. Ma l’incartamento era falso anche se di ottima fattura tanto da ingannare anche esperti del settore. 

I raggiri per incassare in denaro 

 

Con lo stesso sistema il 52enne aveva anche raggirato una vedova, anch’essa di Fasano prospettandogli la possibilità di ottenere un rimborso dall’Inps di 6000 euro ma prima occorreva versare 300 euro per regolarizzare pratica e posizione contributiva. Ha successivamente chiesto altri soldi alla stessa donna ventilando un presunto onorario ad un avvocato. Insomma ha intascato 2000 euro millantando una pratica che era inesistente. Quasi 500 euro poi li ha spillati ad un altro cittadino sempre prospettando la possibilità a quest’ultimo di poter andare in pensione con Quota 100, 763 da un altro fasanese affinché quest’ultimo ottenesse un rimborso dall’Inps, 410 da un’altra signora con la promessa di farle avere l’assegno di vedovanza. In realtà, come ha sottolineato il giudice, nessuna pratica veniva mai istruita. 

L'aggravante contestata 


Tutte queste truffe, ha sentenziato il gup, sono state commesse con “l’aggravante di aver approfittato di circostanze di luogo, avendo commesso il reato all’interno dei locali del patronato, in luogo cioè istituzionalmente preposto alla tutela del contribuente”. Sempre per il giudice “va affermata la penale responsabilità dell’imputato che si è reso responsabile di una pluralità di truffe ai danni di persone che gli rilasciavano un mandato di assistenza del patronato per la gestione delle pratiche presso l’Inps. Le concordi e puntuali dichiarazioni di più persone offese – conclude il giudice – anche nella parte riguardante le affermazioni di G. T., la documentazione da loro prodotta ovvero acquisita dagli investigatori, i messaggi whatsapp, i vari documenti rinvenuti in occasione della perquisizione, rendono evidente uno schema truffaldino collaudato” da parte del 52enne fasanese.

 

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