Pagare l'affitto a un principe dell'800: succede in un Comune del Brindisino. Pioggia di cause

Mercoledì 20 Marzo 2019 di Roberta GRASSI
Denaro
Enfiteusi, piaga dolente per il Brindisino, dai retaggi antichi ma evidentemente non ancora superati. Problematica mai del tutto risolta, tra transazioni, cause e sentenze, che si ripropone puntualmente come questione politica, ormai nazionale ma molto pugliese e brindisina. Si vuole trovare un rimedio che liberi dal vincolo i terreni su cui ormai sorgono villette, case, proprietà varie. Quasi un intero comune, come nel caso di San Michele Salentino.
Di che si tratta. L'enfiteusi, nel Brindisino, affonda le sue radici negli anni compresi tra il 1839 e il 1860. L'Italia non era ancora unita. San Michele Salentino, per dirne una, non esisteva affatto (il Comune è stato istituito nel 1929).
La zona era boschiva e i terreni furono concessi agli agricoltori perché li curassero, li migliorassero, li rendessero produttivi. In cambio ai principi spettava un canone, da versare in denaro o anche in prodotti della terra. Ciò è accaduto anche a Ceglie, Mesagne, Francavilla, Latiano, San Vito, Carovigno e dintorni, dove anche molti investitori stranieri si sono ritrovati a scoprire, dinanzi al notaio, che in realtà non avevano acquistato i terreni su cui ci sono oggi belle villette e abitazioni varie. Ma di aver semplicemente ottenuto la qualifica di enfiteuta.
Si tratta di proprietà dei nobili Dentice di Frasso, ma anche di altri, professionisti, che li hanno ottenuti da enti vari e che hanno quindi ereditato il diritto a riscuotere il canone ed eventualmente il capitale di affranco per il riscatto che il conduttore può ottenere in qualsiasi momento.
Il punto è uno: quale valore in denaro dare a questo capitale.
Due sono stati i passaggi recenti, risolutivi di controversie che sono durate a lungo, due gli interventi.
Uno bonario della Cgil, con la cui intermediazione è stato possibile raggiungere un accordo con i Dentice di Frasso: si fissava in 25 euro a metro quadro per gli immobili, 3mila euro a ettaro per i terreni, il quantum da versare per riavere i propri terreni.
E uno meno bonario del giudice civile. Il Tribunale di Brindisi ha stabilito che coloro che hanno condotto, ereditato i terreni, talvolta ignari di aver ricevuto in donazione o di aver acquistato solo un vincolo, possono in qualsiasi momento chiedere la cosiddetta affrancazione, ovvero entrare in possesso dello stesso pagando un prezzo. Il prezzo, ha stabilito il giudice, non va determinato sulla base dei criteri di esproprio. Ai fini della determinazione del capitale di affranco deve farsi riferimento al reddito dominicale attuale dei terreni, nelle condizioni originarie, purché non inferiore al canone enfiteutico, rivalutato, commisurato al Reddito Dominicale.
Nel caso specifico per tre terreni e un fabbricato che si trovano nelle campagne di San Michele Salentino (cittadina quasi tutta data in enfiteusi), parte dei quali coltivati a uliveto, il Tribunale ha stabilito che al concedente, un avvocato del Brindisino che aveva tempo addietro ricevuto i diritti dalla Bonifiche pontine , vanno versati 1.338 euro appena, a fronte di una richiesta ben superiore.
In precedenza erano state numerose le lettere giunte ai titolari dei fondi, firmate dal principe o da chi per lui, per ottenere il versamento del canone stabilito chissà quanto tempo prima.
Si trattava per lo più di atti necessari a interrompere ogni forma di prescrizione del diritto e a riproporre una questione annosa, per la sua definitiva risoluzione.
Da tempo per l'eliminazione del vincolo enfiteutico si batte un comitato costituito in provincia di Brindisi. Il comitato No enfiteusi in passato è stato sostenuto da politici locali e non, in particolare da esponenti del Movimento cinque stelle che si sono apertamente schierati al suo fianco.
La richiesta, da parte del No enfiteusi è chiara: una soluzione normativa che risolva una volta per tutte, in maniera chiara e indolore per i reali conduttori dei terreni, la vicenda. Non ci sono stati al momento interventi, tanto che diversi consigli comunali di municipalità coinvolte hanno approvato ordini del giorno per invocare provvedimenti da Roma.
Restano numerose le cause pendenti, al Tribunale di Brindisi. Le consulenze in atto per stabilire il capitale di affranco: l'ammontare dell'importo che, versato al reale padrone del terreno, liberi le terre da ogni tipo di imposizione e interrompa per sempre il rapporto, riportando nell'alveo, molto più moderno, della proprietà privata il possesso dei fondi e quindi la reale, piena, fruizione di tutto ciò che su di essi è stato realizzato. Ultimo aggiornamento: 09:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA