Enel, allarme post carbone: a rischio 800 posti di lavoro

Giovedì 25 Marzo 2021 di Francesco TRINCHERA

La transizione ecologica in atto, assieme alla lentezza delle procedure autorizzative per la conversione a gas della Federico II di Cerano, provincia di Brindisi, può mettere a rischio 800 posti di lavoro in assenza di adeguate contromisure. L'allarme è stato lanciato dai sindacati confederali che si occupano dei lavoratori dell'energia, che ieri hanno incontrato in videoconferenza il prefetto Carolina Bellantoni ed i rappresentanti territoriali di Enel e Confindustria.

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L'INCONTRO


I temi dell'incontro di ieri sono stati resi noti da due comunicati, uno della stessa Prefettura e l'altro da parte dei segretari territoriali dei sindacati, Antonio Frattini di Filctem Cgil, Marco Bernardo di Flaei Cisl e Carlo Perrucci di Uiltec Uil. Da un lato, l'Ufficio territoriale di governo ha sottolineato che le organizzazioni sindacali hanno espresso forti preoccupazioni per il processo di dismissione in atto, con particolare attenzione al rischio che possa avere un impatto negativo sulla salvaguardia dei livelli occupazionali in un contesto generale, che è già gravato da forti sofferenze nei vari segmenti produttivi. In particolare, si ricordano i ritardi delle procedure autorizzative per il nuovo impianto a gas previsto nella Federico II, ritenuto necessario ad assicurare la transizione energetica ed il superamento della produzione a carbone.
Nello stesso contesto, ricorda ancora la Prefettura, i rappresentanti di hanno delineato le tappe del processo di dismissione della vecchia centrale così come quello per la realizzazione dei nuovi impianti a turbogas, che in considerazione del volume di investimenti per i nuovi progetti energetici potrebbero costituire occasione di continuità occupazionale e di sviluppo per il territorio evidenziando anch'essi che al momento non si sono conclusi i procedimenti autorizzativi presso le istituzioni centrali e territoriali.

LA GARANZIA DEL PREFETTO

Al termine di un incontro considerato articolato e proficuo, dal prefetto è arrivata l'assicurazione di porre la massima attenzione sulla questione, cercando di sensibilizzare le amministrazioni centrali di competenza perché si possano risolvere le criticità che sono emerse, favorendo soluzioni condivise con l'auspicio di una coesione delle istituzioni territoriali, sia in ottica di sviluppo che di tenuta dei livelli occupazionali. I tre sindacati presenti all'incontro hanno aggiunto che i posti a rischio in questo processo sono circa 800, tra quelli diretti e quelli delle ditte appaltatrici. Il timore di Filctem, Flaei e Uiltec è che Enel in assenza delle previste autorizzazioni richieste utilizzi tale circostanza per abbandonare definitivamente Brindisi e la Puglia. La critica è quindi all'eccessiva lunghezza delle procedure di permitting (oltre 2 anni) per un progetto con un investimento di 800 milioni di euro, che non ha alcun collegamento con i fondi europei del Recovery Fund. Ritardi che rischiano di compromettere in maniera irreversibile le opere che vanno autorizzate, prima delle ultime aste previste da Terna rivolte ai produttori di energia per la costruzione dei nuovi impianti a gas indispensabili a garantire la piena efficienza del sistema elettrico italiano.
I sindacati ricordano anche come l'impianto di Brindisi sia espressamente citato nel Piano nazionale integrato di energia e clima (Pniec) per il suo ruolo nel piano della produzione nazionale ed internazionale (ad esempio, tramite l'elettrodotto di Galatina che fa collegamento con la Grecia). Per questo i sindacati hanno evidenziato che la generazione elettrica a Brindisi è essenziale ed hanno auspicato che si acceleri nel rilascio delle autorizzazioni anche nell'ottica del phase out da carbone. In ultima istanza, i sindacati si dicono pronti allo sciopero perché la transizione energetica non deve essere pagata dai lavoratori.

Ultimo aggiornamento: 18:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA