Enel e Sanofi, produzione avanti, ma su Brindisi ancora tante incertezze

Lunedì 23 Marzo 2020 di Carmen VESCO
C'è ancora tanta confusione all'indomani dell'annuncio del presidente del Consiglio dei Ministri che, ieri sera, ha firmato le nuove misure per contrastare la diffusione del Coronavirus. Il provvedimento prescrive una sospensione di larga parte delle attività produttive e una chiusura di tutte quelle attività che non sono ritenute essenziali. Quello che gli industriali e che le imprese non capiscono è cosa sia essenziale in determinati ambiti, al di là dei codici Ateco che individuano il macro settore economico e le articolazioni e sottocategorie. A Brindisi il quadro è variegato, la città del resto ospita insediamenti ritenuti di utilità generale.

«Premesso che abbiamo detto sempre di essere pienamente disponibili a qualsiasi sacrificio per il bene primario della salute, la nostra e quella di tutti, è chiaro che in una fase del genere è necessario un chiarimento su chi deve o non deve fermarsi e in che modalità, perché ci sono imprese che non possono fermarsi: l'Enel, la Sanofi, ma anche aziende che sono collegate con imprese essenziali, come Chemgas e chi opera con loro», ha commentato il presidente di Confindustria Brindisi, Patrick Marcucci. Enel (comparto energetico) e Sanofi (chimica farmaceutica) continueranno di fatto a lavorare.
Ma il numero uno degli industriali brindisini continua: «Poi c'è un altro problema: ci vuole del tempo per chiudere delle industrie, alcune hanno bisogno di giorni per i processi industriali, altre non possono chiudere del tutto perché sono a ciclo continuo e poi non si riaccendono». È un decreto col quale, di fatto, dovranno vedersela un po' tutti gli imprenditori, dalle piccole e medie imprese ai grandi gruppi industriali, passando ancora una volta per i distributori di servizi, come la somministrazione di bevande e cibo o i meccanici e gli elettricisti.

La giornata di ieri è trascorsa così, per gli imprenditori locali e i rappresentanti delle varie categorie, tra codici Ateco e telefonate di dipendenti, colleghi e collaboratori. «Oltre a diverse integrazioni, abbiamo chiesto al Governo di considerare alcuni punti prioritari - aggiunge Marcucci: una disposizione di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali; un'analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche, pena un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi, la continuità di quelle strategiche per la produzione nazionale; l'esigenza che la prosecuzione di tali attività possa essere garantita mediante il ricorso a una procedura amministrativa molto semplificata, che faccia leva su un'attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle Autorità competenti; la necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco», specifica il presidente.

Gli industriali hanno chiesto un'applicazione flessibile dei Codici Ateco che non si presta in modo efficace a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali, rispetto a quanto accaduto con le attività commerciali. «Proprio per dare informazioni precise ai nostri associati, e comprendere bene le dinamiche operative da attuare dalle prossime ore, ho immediatamente messo su un pool di professionisti per analizzare nel minimo dettaglio il decreto e dare nello specifico le linee guida alle aziende. Il decreto è arrivato così tardi che abbiamo bisogno di qualche ora per analizzarlo bene», dice Franco Gentile, presidente della Cna di Brindisi e vice presidente per la Puglia, nonché, delegato per Cna all'industria.

«Siamo sempre stati dell'opinione che ci vuole, e ci voleva già da tempo, una decisione di coraggio che evitasse lo stillicidio di questi giorni e, ora, ci aspettavamo una maggiore specificità e ristrettezza nelle disposizioni - è il commento di Pierluigi Francioso presidente Ance, edili, di Brindisi. Ora cercheremo di capire bene quante aziende effettivamente debbano restare aperte: mi riferisco alle aziende edili, e ancora non si capisce bene cosa è possibile fare o no. Io resto dell'opinione che non si doveva lasciare la responsabilità alla singola impresa e, a vedere da alcuni articoli del decreto, per gli edili è ancora così. Si sarebbe dovuta dare la priorità assoluta alla salute con una stretta ancora più netta e pensare a degli incentivi forti per il rilancio di specifici settori per la rinascita del Paese, quando questa storia finirà», conclude Francioso. Ultimo aggiornamento: 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA