È guerra Borri-Amati su contrade e condoni

Domenica 28 Febbraio 2021

«Profonda ignoranza della materia urbanistica» e «ragioni di consenso politico» dietro alla battaglia del consigliere regionale Fabiano Amati per legalizzare gli abusi successivi ai condoni nelle contrade di Brindisi. È un attacco frontale quello dell'assessore all'Urbanistica Dino Borri, che a sua volta viene attaccato dall'esponente Pd, il quale lo accusa di attuare la legalità a corrente alternata, quando si tratta degli altri e di se stesso.
La questione delle cosiddette contrade abusive si trascina, per la verità, da decenni ormai, visto che l'approvazione delle varianti di recupero da parte della Regione risale al 2005. Ma dall'estate scorsa l'argomento è tornato prepotentemente nel dibattito pubblico, con il consigliere Amati che ne ha fatto una delle sue battaglie. Il consiglio regionale, tuttavia, ha una prima volta respinto la sua proposta per sanare gli abusi e poi rimandato nuovamente la discussione, dopo l'ennesimo no da parte dell'assessore all'Urbanistica Anna Grazia Maraschio.
«Scorciatoie non sono possibili. Non è possibile - ha ribadito Borri in consiglio comunale - legalizzare abusi che sono stati commessi dopo la redazione delle varianti di recupero previste dalla legge 47/85 e dalle leggi regionali di attuazioni. Non è possibile perché queste leggi non sono leggi urbanistiche. Sono leggi, come sanno bene gli avvocati, che non attengono alla materia trasferita alle Regioni ma ai poteri del ministero degli Interni e ad una serie di ministeri che non hanno nulla a che fare con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quindi non c'è la delega dei Comuni. Questo stranamente l'avvocato Amati dovrebbe saperlo ma lo ha platealmente dimenticato, forse per ragioni di consenso politico». Non è possibile, ha aggiunto, «invadere una sfera costituzionale che non è attribuita ai Comuni. Non capisco come il Comune possa fare una mozione in cui impegna la giunta, e me nella giunta, a fare un atto illegale. Io non lo farò mai, non è possibile. Perché non è attribuito a me, al Comune, a voi. È un fatto talmente ovvio che segnala una profonda ignoranza, ed è preoccupante, della materia urbanistica». Amati, quindi, «dice delle cose impossibili, illude le persone».
Parole che hanno fatto infuriare il consigliere regionale Pd. «Borri - ha ribattuto piccato Amati - accetti di confrontarsi piuttosto che offendere. Riconoscerò la mia ignoranza, molto probabile, alla condizione che egli riconosca la propria ipocrisia. Borri non può giudicare le costruzioni altrui, mettendosi sempre dalla parte della giuria e senza risolvere i problemi della povera gente, mentre a Selva di Fasano ha chiesto e ottenuto un permesso di costruire per una villa in area ad alto pregio paesaggistico, cosa che avrebbe criticato se fosse stata di un altro essere umano, lasciandola vergognosamente alla condizione di rudere in stato di degrado e abbandono».
Amati dice di trovare «stupefacente che vi sia un'amministrazione comunale impegnata solo a giudicare le proposte altrui, peraltro bocciandole sempre, senza mai preoccuparsi di avanzare una proposta per risolvere un problema. Una serie infinita di verbi coniugati al futuro - faremo, vedremo, lavoreremo, solleciteremo - senza mai assumersi la responsabilità di una decisione concreta e magari farsi coinvolgere dalle sofferenze umane, preferendo sempre il ruolo della ricca sinistra che odia il popolo». La speranza, conclude il consigliere regionale, è «che Borri voglia spiegarmelo di persona in commissione comunale urbanistica - con alla mano leggi, sentenze e umanità - ove qualche consigliere ha già chiesto di udirci».
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