Dal Sud il Green New Deal: incentivi per le rinnovabili e imprese più sostenibili

Martedì 17 Settembre 2019 di Francesco G. GIOFFREDI
Prima di tutto al Sud, che così si candida a diventare spazio di sperimentazione e innovazione. E poi in tutto il Paese, per lanciare messaggi indirizzati a Bruxelles. Il governo giallorosso battezza il Green New Deal, cioè la svolta ambientalista a tutto tondo: ecobonus, rinnovabili, sostegno alle imprese verdi, fino alla decarbonizzazione. L'impulso è duplice: l'Unione europea a guida Ursula Von Der Leyen accentuerà il tratto green delle politiche pubbliche, varando un ambizioso piano; altrettanto faranno Paesi-traino del club europeo, a cominciare dalla Germania.

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Adesso s'aggiunge l'Italia, almeno nei proclami del governo giallorosso. L'ambiente è tra i principali collanti che tengono insieme l'inattesa alleanza tra M5s e Pd, e il premier ha già issato la bandiera del Green New Deal, evocandolo a più riprese. Lo ha fatto anche in Fiera del Levante, assicurando che sarà applicato e sperimentato innanzitutto al Mezzogiorno. Per ora il Piano Marshall a trazione ambientalista è tuttavia una scatola vuota: titoli, promesse e una prospettiva tutta da costruire. Ma l'indizio c'è e non va sottovalutato: Roberto Gualtieri, neo ministro dell'Economia, ha già avviato la trattativa con la Commissione europea per scorporare dai vincoli del Patto di stabilità le spese legate agli investimenti ambientali.

È un tassello, cruciale, della nuova Legge di Bilancio: «Non sarà restrittiva», assicura il titolare del Mef. E la svolta verde è un capitolo centrale, trainante nelle opzioni espansive immaginate dal governo giallorosso. «È emersa la disponibilità della Commissione ad approfondire forme per proteggere e favorire investimenti legati a grandi priorità a partire dal clima», ha assicurato Gualtieri.
Proprio da Bari l'altroieri Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud, ha individuato cinque missioni per la coesione territoriale: tra queste figura «anticipare nel Mezzogiorno il Green new deal». Come verranno saturati però gli eventuali, maggiori spazi finanziari concessi dall'Europa in materia ambientale? Una delle prime ipotesi è un fondo a sostegno della riconversione delle aziende verso l'economia circolare e la sostenibilità. Seconda mossa, il potenziamento dell'ecobonus previsto per gli interventi di riqualificazione energetica. Altro fronte: ulteriori risorse per la riqualificazione a impatto zero degli edifici pubblici, a partire dalla scuole. Senza trascurare gli interventi per prevenire il dissesto idrogeologico nelle aree considerate ad alto rischio. Infine, la mobilità sostenibile - fronte sul quale la Regione è già attiva, svecchiando il parco autobus.

E le risorse? Obiettivo del governo è mettere in campo un Fondo ambientale pluriennale: forse 50 miliardi spalmati su 15 anni. Una dotazione per interventi pubblici a vocazione green. Il primo potrebbe essere un capitolo sponsorizzato più volte dai pentastellati: l'ecobonus per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e per l'installazione di impianti fotovoltaici. Il Sud in tal senso è in vistoso ritardo, e allora potrebbero spuntare corsie preferenziali per le regioni meridionali.

Gli altri possibili target del Green New Deal sono una pagina bianca. Il premier ha però accennato anche ai processi di decarbonizzazione: la linea guida è disegnata innanzitutto nella Strategia energetica nazionale, approntata dal governo Gentiloni. Il Gse (Gestore servizi energetici) censisce periodicamente il quadro delle rinnovabili italiane, regione per regione, e tasta il polso al settore: nell'ultimo report spiega che l'Europa assegna all'Italia due obiettivi, cioè «raggiungere, entro il 2020, una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 17% (obiettivo complessivo over all target); raggiungere, entro il 2020, una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 10% (obiettivo settoriale trasporti)».

Nei mesi scorsi, il governo - all'epoca gialloverde - ha presentato il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030: in sostanza, è il documento che fissa strategie e contributi al pacchetto europeo. Cinque linee d'intervento, target ambiziosi di riduzione delle emissioni climalteranti, un portale web per interagire con i portatori d'interesse e raccogliere segnalazioni e sollecitazioni. Entro il 31 dicembre la stesura definitiva del Piano sarà inoltrata poi a Bruxelles, alla Commissione europea (previe raccomandazioni). Quali sono le linee di intervento: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, sviluppo del mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività.

Il Piano «consentirà all'Italia di ridurre entro il 2030 le proprie emissioni nel settore della grande industria e della produzione elettrica del 56%, rispetto al 2005, a fronte di un obiettivo europeo del 43%. Mentre negli altri settori, quali i trasporti terrestri, il civile e l'agricoltura, al realizzarsi dei benefici attesi dall'attuazione delle politiche e misure individuate, si supereràl'obiettivo del -33% fissato dall'Unione Europea, raggiungendo circa il -35% entro il 2030». Sul fronte della domanda energetica il piano prevede di raggiungere il 30% di consumi finali lordi coperti da fonti rinnovabili, rispetto all'attuale 18%. Il documento da un lato fissa al 2025 il phase out dal carbone (cioè l'abbandono della più tradizionale fonte fossile); dall'altra parte individua nel gas la strategia-ponte. Percorsi che passano inevitabilmente, entrambi, dalla Puglia. Ultimo aggiornamento: 12:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA