Covid, papà contrario al vaccino. La mamma lo porta in tribunale, il giudice decide per il 14enne fragile: «Sì alla dose, benefici maggiori dei rischi»

Sabato 16 Ottobre 2021

Un contagio da Covid-19 comporterebbe rischi nettamente superiori a quelli che eventualmente potrebbe provocare il vaccino, in caso di effetti collaterali (rari ed eventuali). Il principio è stato affermato in un’ordinanza del Tribunale civile di Brindisi, in composizione collegiale, con la quale è stata autorizzata la madre di un 14enne fragile a procedere con la vaccinazione del figlio, nonostante il parere contrario del padre, no-vax
Il provvedimento si fonda su una consulenza tecnica eseguita da un professore universitario dell’università di Bari che ha analizzato tutte le principali tematiche che animano il dibattito pro e contro i vaccini, anche quelle connesse ai dubbi su possibili effetti a lungo termine. 

 

La storia

 


La vicenda trae origine dal ricorso della madre del ragazzino che la scorsa estate si era vista negare il consenso dall’ex marito. Di tutta risposta la donna, motivata ad andare avanti, ha adito il Tribunale che prima di esprimersi ha deciso però di affidare a uno specialista un approfondimento analitico. Il collegio (presidente Alfonso Pappalardo, a latere Paola Liaci e Luca Scuzzarella, relatore) si è affidato a Silvio Tafuri, professore ordinario di igiene generale e applicata, presso l’Università di Bari. 
«Nella vaccinazione – è precisato nell'ordinanza – essendo impossibile cercare il rischio zero, deve essere effettuata una valutazione rischio beneficio. Nel caso di specie – prosegue – l'attuale valutazione del rischio beneficio, risulta in genere favorevole al beneficio per i soggetti della fascia di età del minore. Tale valutazione di carattere generale, è rafforzata dall'aumentato rischio di forme gravi e complicate di Covid 19» proprio in situazioni di salute particolari, come quella del ragazzino.
Quanto agli ipotizzabili eventi avversi a lungo termine il consulente, richiamato dai giudici, ha asserito che «se prima dell'immissione di un qualsiasi farmaco in commercio si dovesse attendere una valutazione non solo di plausibilità biologica, ma di evidenza epidemiologica, in ordine alla frequenza di eventi avversi a lungo termine, la scienza sarebbe stata paralizzata e avrebbe avuto un incedere logaritmicamente più lento rispetto a quello registrato negli ultimi quattro decenni». 
Infine la decisione: autorizzata la madre, assistita nel giudizio dall'avvocato Carmela Lomartire, a condurre il figlio in un centro vaccinale «per sottoscrivere il relativo modulo di consenso» da sola. Anche senza l'ok dell'altro genitore.

Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 17:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA