Omicidio-suicidio, nessuna traccia della coppia che ha dato l'allarme. Continuano le ricerche: fitto mistero

Domenica 9 Maggio 2021 di Nazareno DINOI

Assume sempre più gli aspetti di un inqualificabile scherzo la telefonata giunta al pronto soccorso di Lecce nella notte tra il 7 e l'8 maggio nella quale una giovane donna dichiarava di essere stata accoltellata dal marito e che quest'ultimo annunciava a sua volta l'intenzione di volersi uccidere dopo aver ammazzato la moglie.
Le ricerche sulle celle e ripetitori delle compagnie telefoniche interpellate non avrebbero dato nessun esito. Non solo. A quanto pare, ma su questo ci sono ancora accertamenti da fare, nessuno quella notte avrebbe chiamato dall'esterno il numero dell'accettazione del presidio sanitario leccese. Certissima è, invece, perché ascoltata da due infermiere e dal medico di servizio ed anche da un agente del posto fisso di polizia, la drammatica richiesta di aiuto che ha messo in moto una imponente macchina dei soccorsi interessando le forze dell'ordine delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Con pattuglie dei carabinieri, vigili del fuoco e personale sanitario del 118 che hanno perlustrato per ore la zona dove la coppia aveva detto di trovarsi: nei pressi della vecchia stazione ferroviaria di Avetrana situata in territorio comunale di Erchie, quindi nel brindisino. È lì che nella notte si sono concentrate le ricerche coordinate dal capitano della compagnia carabinieri di Francavilla Fontana, Gianluca Cipolletta, proseguite poi, con l'interesse della Procura della Repubblica di Brindisi, per tutto il giorno seguente ed anche di ieri, nelle aree confinanti il luogo della segnalazione per un raggio di diverse decine di chilometri anche con l'ausilio di un drone e con un elicottero dell'Arma.

 

Le ricerche


Nessuna traccia della coppia ferita e nemmeno della Lancia Ypsilon che secondo il presunto omicida-suicida avrebbe lasciato con le quattro frecce accese ferma davanti al casello abbandonato della vecchia stazione Sud Est. Sbagliato è risultato essere anche il nome con cui l'uomo si era presentato ai suoi interlocutori del pronto soccorso del Vito Fazzi con i quali si sarebbe intrattenuto a parlare per circa quaranta minuti. La falsa identità l'hanno scoperta quella stessa notte i carabinieri che interrogando i propri archivi e quelli dello stato civile hanno individuato un uomo con le stesse generalità residente nel comune di San Giorgio Jonico. Un cattivo risveglio per il sangiorgese, del tutto estraneo ai fatti, e una corsa inutile dei carabinieri che appena ottenuta l'informazione anagrafica si sono fiondati nella cittadina alle porte di Taranto sperando di aver risolto il giallo.
Un vero e proprio intrigo, insomma, che per la gravità dei fatti narrati nessuno al momento può archiviare senza la certezza che non si tratti realmente di un dramma ancora da scoprire. Per questo le ricerche si chiuderanno formalmente solo questa mattina mentre non si fermeranno le indagini per risalire agli autori di un possibile quanto pericoloso scherzo che potrebbe costare l'imputazione di procurato allarme se non anche della più grave interruzione di pubblico servizio. Per due giorni, infatti, l'attività investigativa è stata tutta assorbita per la ricerca della coppia in fin di vita, mentre nelle quattro ore di quelle prima notte, in piena emergenza pandemica, ha sottratto due equipaggi del 118 impegnati anche loro nella ricerca del nulla.

Ultimo aggiornamento: 10 Maggio, 14:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA