Il Comune tallona Enel al Tar: doppio ricorso contro il carbone

Cerano
Comune di Brindisi contro Enel di fronte al Tar del Lazio. La battaglia dell'ente locale contro il colosso energetico riguarda la revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale stabilita dal ministero dell'Ambiente. I procedimenti, tuttavia, sono due, uno separato dall'altro.
Il primo riguarda, in sostanza, i filtri di abbattimento delle emissioni di due dei quattro gruppi di produzione della centrale termoelettrica Federico II di Cerano. La commissione istruttoria che si occupa della revisione dell'Aia per l'impianto Enel, infatti, ha prescritto alla società l'obbligo di presentare un cronoprogramma preciso per allineare le emissioni dei gruppi tramite l'installazione su uno di questi di filtri a manica.
Una prescrizione contro la quale ha fatto ricorso Enel, che ha anche chiesto la sospensiva in fase cautelare, ravvisando il pericolo di un pregiudizio grave ed irreparabile per dedotta eccessività degli interventi disposti a suo carico dall'impugnato ministero dell'Ambiente.
«Riguardo alla questione dei filtri - annuncia il sindaco Riccardo Rossi - ci siamo già opposti con un'apposita delibera approvata dalla giunta. Noi di filtri ne avevamo chiesti due ma loro si sono opposti, per questo abbiamo deciso di costituirci». Nello stesso procedimento, tra l'altro, sempre nelle scorse ore ha deciso di costituirsi anche la Provincia di Brindisi.
Poi, però, c'è il secondo ricorso al Tar di Enel che riguarda l'Aia per la centrale di Cerano, ovvero quello contro la previsione, contenuta nel decreto del ministero dell'Ambiente di riapertura dei procedimenti Aia per impianti termoelettrici ed altri stabilimenti industriali in Italia. L'azienda, in particolare, si è opposta all'obbligo previsto dal ministero per i proprietari delle centrali, che devono espressamente prospettare la cessazione definitiva dell'utilizzo del carbone ai fini di produzione termoelettrica entro il 31 dicembre 2025, dettagliando il piano di fermata definitiva, pulizia, protezione passiva, messa in sicurezza e aggiornamento della relazione di riferimento per i gruppi termoelettrici alimentati a carbone, corredato del relativo cronoprogramma.
L'azienda elettrica, in particolare, contesta che a decidere sulla materia debba essere il ministero dell'Ambiente e sostiene invece che si tratti di una competenza del ministero dello Sviluppo economico. Gli impianti di generazione - scriveva Enel già nella documentazione inviata al ministero dell'Ambiente per la revisione Aia - possono essere messi definitivamente fuori servizio solo a seguito formale nulla osta del ministero dello Sviluppo economico alla dismissione della capacità produttiva.
Una presa di posizione che ha spinto il Comune di Civitavecchia, dove pure è in attività un'altra centrale termoelettrica di Enel, a costituirsi ad opponendum nel ricorso per contrastare le pretese dell'azienda. Posizione che, dopo una breve riflessione, anche il sindaco Rossi ha scelto di assumere.
«Stiamo predisponendo - annuncia infatti - anche l'opposizione rispetto al ricorso sul resame Aia. Anche perché per noi è essenziale la data del 2025, quindi abbiamo deciso di che seguiremo questo percorso, come del resto ha fatto anche il Comune di Civitavecchia. Da questo punto di vista, seguiamo tutti i procedimenti che riguardano le autorizzazioni ma anche i tavoli politici. Sappiamo che il 17 c'è stato un tavolo di confronto ed a breve ce ne sarà uno sulla decarbonizzazione di Cerano. Anche su quello saremo molto attenti».
F.R.P.
 
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Venerdì 19 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:47