Cis Brindisi-Lecce, i sindaci presto convocati al ministero. Ma è quasi tutto da rifare

I sindaci di Brindisi e Lecce Riccardo Rossi e Carlo Salvemini
I sindaci di Brindisi e Lecce Riccardo Rossi e Carlo Salvemini
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 05:00

A breve, i sindaci di Brindisi e Lecce Riccardo Rossi e Carlo Salvemini saranno chiamati dal ministero per il Sud, retto da Mara Carfagna, per riaprire il percorso del Contratto istituzionale di sviluppo, nei cui fondi confluiranno anche le risorse dell’accordo con Tap e Snam. Non tuttavia, come avevano auspicato nella lettera inviata qualche mese fa proprio al ministro Carfagna, per fare il punto e arrivare conclusione dell’iter con il decreto di istituzione del Cis. Ma per una radicale revisione dei dossier progettuali presentati. Dopo il terzo cambio di governo in pochissimi anni, dunque, si ricomincia da zero. O quasi. Ad annunciarlo è il deputato e commissario regionale di Forza Italia Mauro D’Attis, che con il ministero in questione ha avuto diversi contatti proprio riguardo al Cis di Brindisi.

La lettera dei sindaci al ministro

«Siamo oggi, a circa due anni dall’attivazione di questo percorso, a chiederle cortesemente - scrivevano Rossi e Salvemini nello scorso mese di maggio - un tavolo ove fare il punto della situazione e riavviare l’istruttoria per la definizione del Cis». Da allora, è passato non poco tempo ma secondo quanto riferito dal parlamentare il ministro non è stato con le mani in mano ma, anzi, ha seguito con attenzione il dossier che era stato inizialmente indirizzato a Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. «È evidente - sostiene l’onorevole azzurro - che c’è bisogno di un aggiornamento del Cis, perché serve più confronto. Cosa che non c’è stata assolutamente. Questo lo disse in aula l’allora ministro per il Sud Provenzano (rispondendo ad una interrogazione di D’Attis, ndr) e lo conferma il dato di fatto che è stato un confronto molto chiuso. Invece la strategia va adeguata anche al momento che stiamo vivendo. Il Cis, dunque, si deve inserire all’interno di quello che sta succedendo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, con le relative opere approvate e finanziate, e con la transizione energetica e digitale».

La convocazione

L’invito, dunque, è a «dismettere i panni dell’interlocutore solitario e collaborare con gli altri. Non solo immaginare che ci sia collaborazione da parte degli altri, a prescindere, ma collaborare con gli altri». Tutto questo in vista di quanto accadrà a breve. «I sindaci coinvolti - annuncia infatti il parlamentare facendo riferimento a Rossi e Salvemini - saranno presto chiamati a confrontarsi su scelte che non possono essere soltanto loro. Il Contratto istituzionale di sviluppo lo finanzia il governo. Non lo stabilisce, quindi, il sindaco di Brindisi. Lo decidono i sindaci insieme agli attori istituzionali più importanti, insieme al governo e con la partecipazione delle categorie». Ma l’indicazione non riguarda solo le modalità. D’Attis, infatti, entra anche nel merito di quelle che devono essere le finalità globali del Contratto istituzionale di sviluppo. «Io so molto bene - dice - come la pensa al riguardo il ministro Carfagna, che certo non sta dormendo ma al contrario sta facendo un grande lavoro di approfondimento. Il Cis deve essere in grado di portare sviluppo, deve contenere progetti che possano cambiare il destino di una comunità, non ordinaria programmazione, riqualificazioni e rigenerazione urbana. Ci sono tante opere meritevoli, per carità, ma serve un asse strategico condiviso con tutti i decisori e tenendo conto dell’interesse del territorio». E proprio alla luce di quest’ultima questione, l’onorevole D’Attis mette in dubbio la stessa “accoppiata” Brindisi-Lecce in un unico Cis, viste le notevoli differenze dal punto di vista economico e di sviluppo. «Sono convinto - conclude - che il ministro del Sud sarà attenta a mettere tutto sul tavolo. Di sicuro non ci sono posizioni precostituite, nel senso che nessuno ha in mano la verità e non ci sono progetti che devono essere finanziati a tutti i costi: bisogna valutare la loro strategicità, non vanno finanziati per il sol fatto di essere stati presentati».

Le opere

Tra le opere che il Comune di Brindisi vorrebbe finanziare con il Cis, ci sono infatti quasi 75 milioni di rigenerazioni urbane tra quartieri periferici e centro storico mentre 63 milioni andrebbero destinati al recupero e alla valorizzazione della costa in termini turistici. E poi ancora il recupero dei grandi attrattori come l’ex collegio navale “Tommaseo” ed il Castello Alfonsino. Ma i piani del Comune, conclude D’Attis, vanno rivisti. E dovranno comprendere anche investimenti privati, proprio come accaduto a Taranto.

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