Cinema e teatro in ginocchio, il direttore artistico del Verdi: «Spettacoli in streaming? Impensabile»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Vincenzo MAGGIORE

Il mondo della Cultura è letteralmente in subbuglio e non potrebbe essere altrimenti. Il decreto ministeriale emanato nella giornata di domenica ha gettato nello sconforto tutte le categorie di lavoratori, dagli artisti ai facchini, che si ritrovano nuovamente ad affrontare uno stop inatteso. Forse, lo spiraglio intravisto a maggio scorso e nei mesi a seguire aveva lasciato immaginare un lento riavvicinamento alla normalità. Purtroppo, l'incremento dei contagi delle ultime settimane ha determinato l'adozione di nuove misure restrittive che, tra gli altri, penalizzano fortemente tutti i protagonisti del settore dello spettacolo. A poco sono servite le numerose mobilitazioni che hanno animato la piazza virtuale nel periodo del lockdown così come quelle che si sono svolte ultimamente quasi per scongiurare il triste epilogo. Niente da fare. Cinema, teatri, sale concerti hanno dovuto interrompere le attività. All'orizzonte, un mese di sipari chiusi, dissapori, rabbia e preoccupazione.
I lavoratori pugliesi del settore manifesteranno venerdì prossimo a Bari,  con presidio tra le 10 e le 13, rispettando le disposizioni che regolano queste iniziative. Una delegazione unitaria incontrerà il prefetto consegnando un documento unitario.


Il pentolone nazionale, intanto, è in forte ebollizione: sono oltre 400 gli operatori culturali che hanno sottoscritto la lettera aperta sia contro lo stop generale dello spettacolo dal vivo, sia per chiedere un ristoro immediato e a fondo perduto per gli organismi di tutta la filiera culturale, oltre ad un sostegno ai lavoratori dell'intero comparto artistico. Nel frattempo, il quadro locale assiste impietrito alla chiusura temporanea di quello che è uno dei principali contenitori presenti sul territorio: il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. Circa un mese fa si teneva la presentazione della rassegna Brindisi in scena studiata per dare respiro alle nostre compagnie teatrali e per riportare (nel pieno rispetto delle misure di sicurezza) il pubblico in platea. Dopo appena due appuntamenti, l'amaro verdetto è sotto gli occhi di tutti. In ottemperanza all'ultimo dpcm, la Fondazione che gestisce il politeama cittadino ha comunicato la riprogrammazione secondo il seguente calendario: Stoc ddò (28 novembre), Viola(ta) (29 novembre), Gulliver e di altri viaggi. Giganti. Lillipuziani. E viceversa (5 dicembre), La danza tra fiabe e migrazioni sonore (6 dicembre), La luna blu (12 dicembre), 8 novembre 1941 (13 dicembre).
Il direttore artistico del Verdi Carmelo Grassi, una delle voci più autorevoli del settore, si esprime con molto rammarico al riguardo, ma non solo. Attraverso il suo profilo facebook si è schierato pubblicamente dalla parte del Multiplex Teatro Fasano di Taviano che ha adottato la linea della disobbedienza civile: resterà aperto fino a quando non ci sarà una chiusura fisica forzata.


«Trovo che sia una decisione forte e rappresentativa di un malessere condiviso - commenta Grassi allo stesso tempo, credo che non ci saranno cambiamenti nella linea adottata dal Governo per il prossimo mese. Dispiace che le sale teatrali siano state indicate tra i luoghi destinati alla sospensione. I teatri sono luoghi sicuri nei quali il pubblico è seduto con il debito distanziamento e non parla durante la rappresentazione. Un esempio di gestione virtuosa degli spazi pubblici in epoca di pandemia. Ce l'abbiamo messa tutta per offrire un servizio culturale e sociale che fosse all'altezza per garantire la sicurezza di tutti e continueremo a lavorare dietro le quinte. Non abbiamo valutato altre soluzioni se non quella di posticipare la stagione».


Gli spettacoli in streaming? «Sarebbe proponibile solo per i titoli non al debutto e comunque si tratterebbe di un'esperienza neanche minimamente paragonabile alla fruizione dal vivo. Oltre il teatro, sono preoccupato per i cinema. Chi ha avuto il coraggio di riaprire dopo il lockdown si è ritrovato a gestire una situazione molto difficile. In generale, la Cultura ha un ruolo fondamentale, specie in questo periodo storico: ricostruire l'immaginario comune e mettere a disposizione gli strumenti per fronteggiare le sfide del presente e del futuro che l'emergenza sanitaria ha maledettamente complicato».

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