Carenza di medici e infermieri: in ospedale ridotti da 7 a 5 gli interventi in sala operatoria

Carenza di medici e infermieri: in ospedale ridotti da 7 a 5 gli interventi in sala operatoria
Carenza è una delle parole chiave quando si ha a che fare col sistema sanitario nazionale: carenza di risorse, carenza di sangue, carenza di strutture, carenza di mezzi, carenza di strumenti, carenza di organi. Una delle carenza che più incidono sugli standard del servizio, però, è quelle delle risorse umane: medici e infermieri, più di ogni altra categoria professionale, sono le figure la cui penuria si fa maggiormente sentire da Nord a Sud, abbassando sensibilmente l'asticella della qualità e della quantità delle prestazioni erogate.

Anche Brindisi non si sottrae a questo paradigma nazionale anche se, come affermato dal presidente dell'Ordine dei medici, Arturo Oliva, il lavoro della direzione generale dell'Asl in materia di assunzioni operato negli ultimi anni ha consentito di porre l'azienda sanitaria locale fuori dalle secche dell'emergenza più o meno in ogni specialità clinica presente nell'offerta che il sistema dispiega sul territorio. Le eccezioni negative, però, sembrano dure a morire: all'appello, com'è noto da tempo, mancano soprattutto medici specializzati in medicina d'urgenza, quelli che dovrebbero prendere servizio nei Pronto soccorso, ortopedici, cardiologi, radiologi interventisti e anestesisti.

A livello centrale, si stanno cercando soluzioni per arginare l'emorragia di camici bianchi, provando ad assumere medici specializzandi o cooptando professionisti militari nelle strutture civili; in Molise, poi, si stanno facendo rientrare i medici in pensione per rafforzare le piante organiche più fragili; la Regione Puglia, infine, potrebbe a breve finanziare alcune borse di studio da distribuire a quei giovani medici cui il percorso accademico di specializzazione è stato precluso.

«Anche se si assumessero tutti gli specializzandi, però ragiona Oliva -, non ce la faremmo a colmare le lacune esistenti. Il problema vero, più che il numero chiuso nelle facoltà di Medicina, è proprio il numero insufficiente di borse di studio: chi esce dall'università non sempre riesce ad accedere alle scuole di specializzazione e, quindi, rimane fuori dal mondo della sanità pubblica».

O, almeno, così dovrebbe essere: a Brindisi, ma non solo, per ovviare alla carenza di medici, soprattutto quelli specializzati in medicina d'urgenza o in specialità equipollenti, e per mantenere aperti i Pronto soccorso degli ospedali, da tempo si ricorre all'assunzione a tempo determinato di giovani professionisti freschi di abilitazione, specializzandi o anche esclusi dai percorsi accademici. «In Puglia conferma siamo avanti: i Pronto soccorso sono pieni di giovani colleghi appena abilitati senza specializzazione alcuna. Questo è un fenomeno che colpisce i territori a macchia di leopardo, lasciando alle singole aziende l'onere di intraprendere simili iniziative pur di mantenere attivol il servizio». I problemi, però, non sono solo in Pronto soccorso. «Con quello che abbiamo prosegue le sedute operatorie, anche a causa della carenza di infermieri, si sono ridotte sensibilmente: all'ospedale Antonio Perrino, si è passati da 7 a 5 sedute al giorno mentre a Ostuni sono garantite solo grazie alle prestazioni aggiuntive, strumento cui non si può ricorrere per sempre».

Il riferimento di Oliva è alla proposta di ingolosire i medici che prestano servizio nelle aree maggiormente complicate offrendo loro prestazioni aggiuntive meglio retribuite. «Non è una questione di soldi, ovviamente: i colleghi non possono gestire dei carichi di lavoro tanto pesanti per troppo tempo e se lo fanno è solo per abnegazione e per spirito di servizio».

Fortunatamente, Brindisi pare non essere con entrambi i piedi nelle sabbie mobili: la politica assunzionale dell'Asl sembra aver dato i suoi frutti, almeno sul fronte medico, e le emergenze che fino a qualche anno fa lampeggiavano sulle scrivanie dei dirigenti sono state almeno in parte superate. «In alcuni ambiti clinici siamo messi meglio di altri, tanto da poter ripristinare le guardie divisionali, avendo medici a sufficienza per farlo. Problemi come quello del Pronto soccorso, invece, sono difficili da aggirare: basti pensare che i concorsi banditi per quelle posizioni vanno praticamente sempre deserti per comprendere la complessità della questione».

Il dito del presidente dell'Ordine è puntato contro la mancanza di programmazione che si sarebbe avuta a livello centrale. «La programmazione è stata assente e questa situazione ne è la dimostrazione: bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito. Si deve trovare innanzitutto il modo di allargare il numero di borse di studio da distribuire agli specializzandi: una buona soluzione potrebbe arrivare dalla Regione che potrebbe finanziare alcune borse. Se si cominciasse a percorrere questa strada, magari intrecciando il pubblico e il privato per garantire fondi a queste iniziative, qualcosa potrebbe cambiare senza abbassare la qualità della formazione e conseguentemente del servizio offerto all'utenza».
Intanto, per non perdere di vista la situazione locale, l'Ordine convocherà a breve una riunione della commissione mista presieduta da Oliva. «Ci incontreremo e faremo il punto della situazione per individuare anche quelle aree per le quali gli interventi sono più urgenti: Brindisi non è nel pantano ma non bisogna mai abbassare la guardia».
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Martedì 25 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:23