Carbone, i giudici: «Dalle polveri, un chiaro danno alla salute»

Cerano
In cima alla lista la violazione del diritto alla salute. Il processo non si è occupato di questo, di inquinamento o di contaminazione dell'ambiente. Ma di dispersioni di polveri di carbone dal nastro trasportatore e dal carbonile della centrale Enel Federico II di Brindisi. Dispersioni rubricate come getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato. Alla Provincia di Brindisi, tuttavia, la Corte d'Appello di Lecce ha riconosciuto un risarcimento, formalizzando il suo status di danneggiata, così ribaltando il verdetto di primo grado che aveva rigettato ogni richiesta.
I giudici di secondo grado dopo aver corretto il dispositivo in cui non era indicata la Provincia nell'elenco delle parti civili cui è stato riconosciuto un ristoro (da determinarsi in altra sede) hanno depositato le motivazioni della sentenza che ha confermato sostanzialmente quanto deciso dal Tribunale di Brindisi, se non per le statuizioni civili.
Non può dubitarsi scrivono i giudici che le condotte delittuose accertate abbiano potenzialmente leso diritti soggettivi, a contenuto patrimoniale e non, di cui l'ente provincia è titolare o comunque centro di riferimento e di tutela, anche esclusiva, secondo l'analitica prospettazione contenuta nell'atto di costituzione, ribadita con quello d'appello (redatti entrambi dall'avvocato Rosario Almiento, ndr.), in perfetta sintonia con la natura e la diffusione del tempo delle condotte illecite accertate nel presente procedimento.
I diritti soggettivi lesi a cui i giudici fanno riferimento sono subito dopo elencati: il diritto alla salute, l'iniziativa economica nel settore agricolo, il diritto all'immagine, l'integrità del patrimonio provinciale intaccato dalle maggiori spese necessarie per la pulizia e la bonifica dei terreni e delle strade provinciali contaminate dalla polvere di carbone, l'incremento delle spese di promozione turistica, oltre al danno morale dell'immagine e perdita di chance.
Non viene incluso nel novero il danno ambientale, ma solo perché una norma del 2006 stabilisce che è solo lo Stato, attraverso il ministero dell'Ambiente, a poterlo rivendicare. Tuttavia il legale della Provincia (che si costituì parte civile nel 2012, all'avvio del processo, su input del presidente Massimo Ferrarese) potrebbe tornare a discutere la questione con un ricorso in Cassazione.
Ricorso, annuncia Enel Produzione, che intende contestare tanto la correzione dell'errore materiale del dispositivo, quanto il merito della sentenza che conferma la condanna di due manager e la prescrizione per altri due, e che condanna la società elettrica, quale responsabile civile, a pagare ad agricoltori ed ente provinciale i danni che saranno quantificati da un altro Tribunale.
La Provincia aveva invocato 500 milioni di euro.
Le difese di Enel Produzione evidenziano ha scritto l'azienda in una nota - che dal dispositivo della sentenza non emergeva alcun elemento da cui desumere che la stessa Corte nel febbraio avesse accolto la domanda risarcitoria della Provincia e che, pertanto, detto profilo sarà oggetto di ricorso davanti alla Corte di Cassazione.
La domanda risarcitoria della Provincia, in ogni caso ha precisato - pur a seguito di detta ordinanza, risulta accolta in parte e solo genericamente. La quantificazione dei presunti danni, infatti, dovrà essere discussa in uno specifico giudizio civile. Con il deposito delle motivazioni, ora, via libera alle impugnazioni. La battaglia proseguirà in altre sedi. Sì, davanti al giudice civile. Ma probabilmente anche dinanzi alla Suprema corte di Cassazione.
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Martedì 9 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:50