Calcio, una pazza altalena
In un anno trionfo e tonfo

Calcio, una pazza altalena In un anno trionfo e tonfo
di Antonio SOLAZZO
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Mercoledì 15 Maggio 2024, 05:00

Dal paradiso all’inferno nel giro di appena un anno. E, dell’entusiasmo dilagante esploso solo dodici mesi fa, non c’è già più la benché minima traccia se non nei ricordi della gente. Il calcio brindisino «festeggia» il primo anniversario della scorsa promozione in Serie C nel momento - forse - peggiore della sua storia, quello che ha trasformato il sogno di tutti in un incubo dai risvolti preoccupanti: la gioia della città è durata troppo poco e ha lasciato il posto oggi al timore di un ennesimo fallimento proprio mentre riaffiorano i ricordi vissuti un anno fa. Ricordi a tinte biancazzurre che riecheggiano nella mente di ogni appassionato della maglia con la V intento a celebrare il ritorno nei professionisti 33 anni dopo l’ultima apparizione in terza serie.

Il tonfo

A distanza di 365 giorni, però, pare ormai evidente che si sia trattato solo di un breve ed estemporaneo miraggio. Era il 14 maggio del 2023 quando allo stadio Luigi Razza di Vibo Valentia la formazione biancazzurra (allenata da Ciro Danucci e capitanata da Simone D’Anna) superava la Cavese per 1-3 al termine di uno spareggio al cardiopalma, quasi infinito. Una gara giocata ai limiti della perfezione da un Brindisi affamato, carico e desideroso di completare la rimonta iniziata qualche mese prima proprio ai danni dei campani.E così è stato, con cinismo e assoluta concentrazione: le reti di D’Anna, Opoola e Felleca (intervallate dal momentaneo 1-2 siglato da Foggia) mettono la ciliegina sulla torta alla cavalcata trionfale di un gruppo capace di non mollare, di recuperare uno svantaggio di sei lunghezze nelle ultime tre giornate e, dunque, di vincere. Irrefrenabile, al triplice fischio del direttore di gara, l’esultanza del popolo brindisino, protagonista di un vero e proprio esodo in terra calabrese per l’appuntamento più importante della propria storia recente e, soprattutto, atteso con una spasmodica ansia sfociata in una caccia al biglietto. Chi non ha potuto essere presente ha seguito la finalissima da casa prima di riversarsi in strada per la prima parte dei festeggiamenti, completati dopo la mezzanotte con l’arrivo della squadra alla Scalinata Virgilio.È quello l’apice della gioia di tutti, proseguita fino a notte inoltrata nonostante le gocce di pioggia e qualche fulmine a fare da suggestiva cornice davanti al lungomare Regina Margherita. Ripensare adesso a queste scene, a conti fatti, sembra quasi paradossale. Il Brindisi, infatti, ha vissuto quest’anno un campionato da horror a causa della crisi societaria e di una gestione non adeguata alla categoria e così, tra sconfitte, contestazioni, inadempienze amministrative e penalizzazioni, ha salutato la Serie C appena una stagione dopo il suo approdo.

Il sogno sfumato

Il sogno della gente, in procinto di spezzarsi già in estate a causa delle difficoltà nel presentare una fideiussione valida in sede d’iscrizione, non è in pratica nemmeno cominciato. Dopo qualche mese, l’epilogo ha iniziato ad assumere contorni già delineati fino a diventare ufficiale prima ancora di scendere in campo – e vincere – in casa del più blasonato Crotone. Un’ulteriore beffa, insomma, in un anno nefasto. Oltre alla retrocessione, il problema più grande è rappresentato dal rischio di un ennesimo fallimento, incubo che prende sempre più quota giorno dopo giorno: per garantire un futuro al sodalizio di via Benedetto Brin è necessario chiudere le trattative per il passaggio di società dalle mani della famiglia Arigliano a quelle di potenziali acquirenti intenzionati a dare continuità al progetto. Nonostante le interlocuzioni e le varie piste percorribili, però, a oggi non ci sono sostanziali novità nella strada verso il closing e, anzi, in città aleggia un assordante silenzio. L’unica certezza, allo stato attuale, riguarda la ristrutturazione dello stadio Fanuzzi grazie ai sei milioni stanziati per i Giochi del Mediterraneo, ma l’aspetto societario rimane una grande incognita.

A un anno dalla promozione, i dubbi assumono un peso specifico maggiore e quasi surreale: se il 2023 è stato l’anno d’oro del calcio brindisino, il 2024 si è presentato come un annus horribilis e ha spazzato via entusiasmo e speranze dei tifosi. Perdere il titolo sportivo, dunque, sarebbe la pietra tombale per la maglia con la V, passata dal paradiso all’inferno in appena una stagione.

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