Abusi, ipnosi e ferite come prova d'amore: il calvario di una 13enne

Giovedì 3 Maggio 2018
Voleva “possederla” del tutto tanto da chiederle come prova d'amore gesti di autolesionismo: tagli sul corpo, bruciature della schiena con la piastra per i capelli, o sui polsi con un accendino. Le imponeva perfino tentativi di suicidio con i farmaci o sbattendo la testa contro il muro. L'incubo è andato avanti per due anni per una giovane divenuta da poco maggiorenne, fino a quando la ragazza ha trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino, un artigiano di 48 anni presidente di una associazione sportivo-culturale di un paese del Brindisino. L'uomo era già in carcere da poco più di un mese perchè accusato di violenza sessuale su un'altra ragazzina ancora più piccola, di appena 13 anni, che frequentava la sua associazione. Dopo che, grazie alla denuncia dei genitori, è emersa questa vicenda, anche la seconda giovane ha trovato il coraggio di denunciare. Nell'ordinanza di custodia cautelare (firmata del gip Stefania De Angelis si richiesta del pm Luca Miceli), l'uomo è accusato di avere abusato della giovane «per motivi abietti e futili», agendo con crudeltà costringendola ad infliggersi punizioni corporali quando disobbediva ai suoi ordini, tra cui c'era quello di non comunicare, neanche per telefono, con chicchessia. L'uomo avrebbe anche indotto la ragazza a sottoporsi a seduta ipnotica regressiva per purificarsi da altre precedenti relazioni. Domani mattina il 48enne sarà sottoposto all'interrogatorio di garanzia nel carcere di Lecce dove è recluso dal 20 marzo. Le indagini proseguono perchè gli investigatori temono che ci siano altri casi di abusi su ragazze che frequentavano l'associazione. I poliziotti della mobile e del commissariato che ha proceduto, stanno continuando ad acquisire elementi per delineare il quadro di molestie, e appurare se i comportamenti dell'indagato possano considerarsi effettivamente seriali. Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 13:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA