Sfiammate dal petrolchimico,il sindaco: «Basta, ora via le torce»

Sfiammate dal petrolchimico,il sindaco: «Basta, ora via le torce»
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Giovedì 19 Agosto 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 19:15

BRINDISI - Torna ad accendersi, dopo la recente fermata generale per la manutenzione degli impianti del petrolchimico, la torcia Versalis. E torna ad infiammarsi in città il dibattito su industria ed inquinamento, col sindaco Riccardo Rossi che chiama in causa il governo per chiudere una volta per tutte, dopo l’era del carbone, anche quella della “plastica sporca”.
La sfiammata, ha esordito Rossi, «visibile da Lendinuso alle marine di Carovigno, ha destato grande preoccupazione ed allarme nella popolazione. L’evento era stato preceduto nei mesi scorsi da accensioni relative alle manutenzioni straordinarie che, a nostro avviso, sono state comunque troppo frequenti. Le spiegazioni e le motivazioni delle singole accensioni non sono esaustive e non risolvono il problema che resta, da anni, lo stesso».
La questione, evidenzia il sindaco, «ha una natura ambientale e sanitaria, come segnalato da Arpa ed Ispra, con i conseguenti valori rilevati per il benzene ma anche di immagine per la città. Brindisi ha un grande potenziale turistico attrattivo che non può essere mortificato e sminuito, agli occhi dei tanti visitatori presenti in città e nel territorio, da eventi come quello registrato questa notte».

Le reazioni

Ecco quindi che si pone «il tema ineludibile della conversione ecologica degli impianti. Per questo inviamo una richiesta di incontro urgente al ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani e al ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Il governo giustamente si occupa di Taranto e delle necessarie conversioni ma non può trascurare una città come Brindisi. Il Green New Deal deve essere la rotta da seguire anche nel nostro territorio. Il passaggio dalla chimica degli idrocarburi alla chimica verde e le necessarie bonifiche dovranno essere oggetto di discussione con il governo e con l’azienda del gruppo Eni». Un tavolo di confronto sul quale, conclude Rossi, «saranno anche portati i risultati dei rilievi che arriveranno da Arpa nei prossimi giorni».

Pieno sostegno al primo cittadino dal movimento Brindisi Bene Comune, che incalza: «Adesso basta, la misura è colma. Le manutenzioni preventivamente comunicate dall’azienda sono finite da tempo ma questi episodi intollerabili continuano a verificarsi con una ciclicità che non può più essere sopportata». Quello del lavoro, sostiene Bbc, «è un ricatto che ha tenuto sotto scacco la città per tanto troppo tempo e con tanti troppi morti in quasi tutte le famiglie. Brindisi vuole vivere. Dopo aver chiuso la stagione del carbone è tempo ormai di chiudere anche quella delle torce e dei veleni».
Ma a chiedere un cambio di passo è anche il Partito democratico di Brindisi. «Siamo convinti - dicono i dem - che non sia più rinviabile una seria discussione con tutti gli attori in campo, istituzionali e non solo, che ponga al centro la riconversione della produzione mediante investimenti in tecnologie eco-compatibili e sostenibili così come sono previsti in altri stabilimenti simili in Italia. È innegabile che le condizioni politiche e le risorse, con il programma Green Deal europeo e il piano nazionale di ripresa e resilienza, ci siano tutte. Crediamo che un piano di investimenti per una riconversione produttiva in chimica verde garantirà anche il futuro lavorativo, prioritario come la tutela dell’ambiente, dello stabilimento poiché la produzione basata su derivati del petrolio avrà fine o comunque non sarà più conveniente in termini economici».
Una sfida «sempre più urgente» rispetto alla quale il Pd si augura «una concreta e lungimirante disponibilità dell’azienda ed una ampia coesione tra le forze politiche e sociali della città perché l’obiettivo della transizione ecologica sia vissuto da protagonisti anche a Brindisi».

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