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«Quel giorno mi tormenta. La giustizia ci ha restituito la dignità»

Fiori sul luogo dell'attentato di sei anni fa
Fiori sul luogo dell'attentato di sei anni fa
di Maurizio DISTANTE
4 Minuti di Lettura
Sabato 19 Maggio 2018, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 17:07
Anna Giuliano frequentava la quinta classe del Morvillo-Falcone, quel 19 maggio del 2012 che fece cambiare repentinamente la normale traiettoria della sua vita di appena 18enne. Da allora sono passati 6 anni e, dopo una laurea in servizi sociali conseguita col massimo dei voti dopo la discussione della tesi che trattava proprio di quanto accaduto in quei terribili momenti, ora è una giovane donna che sa quel che vuol e che conosce le parole d’ordine per raggiungere gli obiettivi che si è posta. Una su tutte: resilienza.
Cosa ricorda di quel 19 maggio, a 6 anni di distanza?
«Nonostante siano trascorsi 6 anni, i ricordi nella mia mente sono impressi e indelebili. Ricordo tutto, dal momento in cui sono scesa dal pullman fino al momento dell’esplosione e all’arrivo dei soccorsi».
Prima della cattura e della confessione resa da Giovanni Vantaggiato, l’imprenditore copertinese reo confesso, chi e perché secondo lei aveva potuto architettare una cosa simile?
«Tra me e me pensavo che solo un pazzo sarebbe potuto arrivare a fare una cosa del genere ma poi, ascoltando la sua confessione, ho capito che non si trattava di un folle ma di una mente più che lucida: si trattava di un uomo che al posto del cuore aveva una pietra».
Avendo vissuto in prima persona, suo malgrado, tutte le fasi del processo, pensa che la Giustizia abbia fatto il suo corso a pieno?
«La Giustizia e tutti gli operatori che hanno collaborato al processo hanno fatto del proprio meglio: tutti sono stati molto in gamba e hanno ricostruito l’accaduto giungendo a una decisione con una tempestività ammirevole. La Giustizia, in definitiva, ci ha ridato soprattutto la dignità, non la vendetta».
Lei è in contatto con la famiglia di Melissa o con le altre ragazze sopravvissute? È mai stata sulla tomba della sua amica al cimitero di Mesagne?
«Da allora non sono mai andata a Mesagne e non ho alcun rapporto con le altre ragazze».
Come mai?
«Perché non c’era neppure prima, erano compagne di scuola, persone care ma senza continuità di rapporto».
Lei si è laureata in servizi sociali col massimo dei voti portando una tesi sui fatti del 19 maggio. Quale aspetto ha approfondito nel suo lavoro?
«Partendo dal presupposto che uno dei miei motti è che le difficoltà rafforzano la mente come lo sforzo fisico irrobustisce il corpo, la mia tesi di laurea ha voluto porre un accento in maniera sottintesa su cosa sia la resilienza e sui modi coi quali si sviluppa dentro ognuno di noi. Attraverso la resilienza ognuno riesce a riorganizzare la propria vita, a dare uno slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti che è proprio quello che ho fatto io. Per certi versi, può essere definita come una folle razionalità che mi ha fatto rialzare dopo una caduta».
Cosa spera riservi il futuro? Negli anni è diventato diverso da come lo vedeva subito dopo l’attentato?
«Credo che l’essere umano abbia un potere enorme, quello di scegliere di fronte a qualsiasi evento gli accada quale significato dargli e quale reazione avere. Io ho preso atto e consapevolezza di questo potere nel momento in cui, dopo la grande “scossa”, ho capito che era arrivata l’ora di ripartire con una marcia in più. La vita continuava e io dovevo perseguire i miei obiettivi. Mi sono laureata, ma non è finita: sono quasi alla fine degli studi magistrali. Le emozioni azzerano il tempo trascorso: ogni giorno, ogni ora, mi ritornano in mente quei tragici momenti ma non posso e non devo permettere a questi brutti pensieri di arrestare la mia vita».
Lei e le altre protagoniste di questa tragedia avete passato momenti molto duri che molti altri ragazzi della vostra età, fortunatamente, neanche possono immaginare. Cosa può dire ai suoi coetanei?
«Vorrei dire loro che, nonostante le difficoltà, piccole o grandi, che ogni giorno bisogna fronteggiare, la vita è lunga e ci saranno sempre altre difficoltà: la cosa importante è affrontare tutto con il sorriso».
 
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