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Brindisi, Rossi all'Enel: «Apra a investimenti di aziende concorrenti»

Brindisi, Rossi all'Enel: «Apra a investimenti di aziende concorrenti»
di Francesco RIBEZZO PICCININ
5 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:13

Aprire subito il dialogo con Enel per stabilire cosa fare dei 270 ettari che attualmente ospitano la centrale Enel “Federico II” di Cerano, a Brindisi. Perfino consentendo l’insediamento, all’interno delle aree che la società non utilizzerà, da parte di concorrenti di Enel. A provare ad indicare la strada da seguire, dopo che Terna ha sostanzialmente sancito l’inutilità della realizzazione di una centrale a turbogas al posto di quella a carbone, è il sindaco Riccardo Rossi.

La posizione del sindaco

«Come ho sempre sostenuto in questi anni - dice in risposta a chi sostiene che il passo indietro di Enel sia colpa dell’atteggiamento ostruzionistico del primo cittadino - era Terna a dovere stabilire le condizioni dell’adeguatezza del sistema elettrico nell’uscita dal carbone. E lo ha fatto attraverso lo strumento del capacity market, che mette a disposizione capacità produttiva tramite le aste. E in questo caso non ha aperto l’asta per Brindisi (alla quale pure Enel si era candidata con la “Federico II”, ndr), dicendo di fatto che non vi è bisogno, qui a Brindisi, di accompagnare l’uscita dal carbone con un gruppo a gas. Una decisione importante dalla quale scaturiscono una serie di questioni fondamentali, a partire dal fatto che il sito di Cerano non può essere più adibito alla produzione di energia da combustibili fossili. Con conseguenze, dal punto di vista ambientale e della salute, ampiamente positive. Resta, però, il tema economico, occupazionale e sociale che è, di fatto, l’altra faccia della medaglia del phase out. Una questione per la quale i lavoratori sono giustamente preoccupati».

Il futuro dei 270 ettari

Cosa fare, dunque? «Il tema - prosegue il sindaco - è cosa deve diventare il sito di Cerano. E su questo l’invito, ad Enel in primis, è ad aprirsi a tutte le occasioni che possano portare investimenti all’interno di quei 270 ettari, un’area enorme, una vera e propria zona industriale che è anche infrastrutturata e compatibile urbanisticamente e dunque facilitata a recepire investimenti. E dico che bisogna escludere ogni pregiudizio perché alle aree potrebbero essere interessati operatori del settore energetico che possono essere considerati come concorrenti. Ma questo non può, a mio avviso, essere un ostacolo per un sito che si deve riconvertire e deve dare risposte occupazionali». L’esempio è quello di Falck. «Se ci sono - sottolinea Rossi - progetti sull’eolico che richiedono capannoni e terreni per la loro realizzazione, beh, mi sembra che qui ci siano spazi importanti. Per non parlare del deposito di gas naturale Edison che qui non interferirebbe con lo sviluppo del porto e di Costa Morena Est».

Le contraddizioni

Eppure, l’impressione è che molti siano più favorevoli alle fonti fossili che alle rinnovabili, considerato che chi lamenta la mancata riconversione della “Federico II” ed è favorevole al gnl a Costa Morena è invece contrario all’eolico offshore. «Ho l’impressione - dice al riguardo - che qualcuno, compreso chi dice che Terna svilisce le ragioni del territorio, guardi attraverso uno specchietto retrovisore, con gli occhi di un passato che non può ritornare. Questo vuol dire non comprendere quanto sta accadendo. E invece sono almeno dieci anni che noi chiedevamo la riconversione del sito in questi termini. Se la questione fosse stata seriamente affrontata allora, avremmo oggi un sito già produttivo. Ora, però, dobbiamo guardare ai possibili investimenti futuri. E ce ne possono essere tanti. Intanto bisogna cominciare con lo smantellamento dei gruppi che non saranno più utilizzati: intervento che deve dare un ritorno al territorio. E poi utilizzare asset che possono essere funzionali come il nastro trasportatore, che collega l’area della centrale al porto, con i due dome che possono essere attrezzati per la logistica. Abbiamo davanti ancora tre anni, la vita utile dell’attuale centrale.

Non è un tempo particolarmente lungo e per questo bisogna organizzare oggi la presenza di queste attività. E in questo senso governo, Enel e Regione sono fondamentali per creare una “rete” che possa attrarre investimenti in quest’area, con una ricaduta occupazionale perfino superiore a quella esistente oggi nel sito».
È questa, conclude il sindaco, «la grande sfida da affrontare, guardando attentamente alle indicazioni della transizione ecologica, messe nero su bianco dall’Europa: non possono essere finanziate con il Pnrr iniziative che siano detrattori per l’ambiente. Una volta compreso questo, è facile individuare le soluzioni possibili ma occorre un’ampia condivisione del quadro d’insieme e muoversi tutti verso l’obiettivo da raggiungere. Credo che per la gran parte della città questo sia chiaro. Chi pensa ancora al passato, invece, dovrà adeguarsi».

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