Rischia di chiudere il Distaccamento aeroportuale di Brindisi

Aresta: "Questa decisione non sarebbe stata assunta dal Governo ma da un'iniziativa del vertice uscente dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare"

Rischia di chiudere il Distaccamento aeroportuale di Brindisi
di Lucia PEZZUTO
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Lunedì 1 Novembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 2 Novembre, 08:55

Il distaccamento aeroportuale militare di Brindisi potrebbe chiudere, dopo un secolo di storia. La presenza sul nostro territorio dell’Aeronautica Militare rischia così di essere ridimensionata. A lanciare l’allarme la Uil di Brindisi fortemente preoccupata di quelle che potrebbero essere le conseguenze se una simile decisione venisse confermata. «Un altro colpo mortale all’economia del territorio con effetti nefasti sia sotto il profilo occupazionale- dice il sindacato- che sotto l’aspetto delle infrastrutture mettendo in discussione oltre un secolo di storia dell’aeronautica militare sul territorio. Dopo lo spostamento del 32° stormo e dell’unità Sar, vere e proprie eccellenze, il rischio di vedere ridimensionata la presenza in città dell’Aeronautica militare è molto più che una preoccupazione», spiega il segretario provinciale Antonio Licchello

Il sindacato

Eppure negli ultimi anni si è lavorato, al contrario di quanto si vocifera, affinché proprio il territorio brindisino, da sempre strategico per le operazioni militari, rafforzasse la sua base logistica. «Se tale ipotesi fosse confermata verrebbe smentito tutto l’iter di confronto avviato da tempo in sede istituzionale avente come oggetto il piano di Riordino del Distaccamento aeroportuale  di Brindisi- sottolinea, infatti, la Uil di Brindisi- A quanto ci risulta in nessuno di questi incontri è mai stata avanzata ipotesi di smobilitazione. L’attuazione contrasterebbe anche con l’impegno assunto dall’Italia con l’Onu di garantire ininterrottamente l’assistenza logistica, la sicurezza e la difesa delle strutture e del personale dell’Ungsc e dell’Unhrd».
A questo punto il sindacato non avendo avuto ne conferme e ne smentite dagli operatori sul territorio si rivolge all’onorevole del Movimento Cinque Stelle, Giovanni Luca Aresta, membro della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, affinché si faccia piena luce sull’argomento e sgomberare il campo da possibili sorprese attraverso un’interlocuzione immediata con il Governo centrale ed i vertici delle Forze Armate. La risposta di Aresta non si è fatta attendere. Il parlamentare brindisino è immediatamente intervenuto.

Il parlamentare

«Da quello che per il momento sono riuscito ad apprendere – dice il parlamentare – è che questa decisione non sarebbe stata assunta da parte del Governo ma da una iniziativa addebitale al vertice uscente dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare. Le ragioni per cui si procederebbe alla soppressione del distaccamento con un atto amministrativo interno, non sono state chiarite, ma certamente non sono in linea, come correttamente riportato dal comunicato del rappresentante della Uil Brindisi, con tutta la procedura di confronto istituzionale avviata da tempo in cui si è sempre parlato di riordino del Distaccamento e non certo sulla sua cancellazione».
Al momento non c’è alcuna comunicazione ufficiale in merito a questa decisione e questo, secondo Aresta potrebbe essere un segnale positivo. “Fa sperare che ci sia un ripensamento in corso (e che sollecitiamo) da parte dell’autorità dell’AM - dice - Ci sono infatti implicazioni anche sotto il profilo della politica estera dell’Italia nei confronti delle Nazioni Unite. Ricordo infatti come è dal 1994 che il Distaccamento Aeroportuale garantisce la piena capacità operativa del Ungsc (United Nations Global Service Centre) e della base di pronto intervento del Wfp denominata Unhrd (United Nations Humanitarian Response Depot) in grado di consegnare aiuti umanitari entro 48/72 ore dal verificarsi di un evento catastrofico in qualsiasi parte del globo. Si tratta di una assistenza che non può essere efficacemente garantita da Bari perché è fondamentale per la sicurezza e la difesa delle strutture e del personale dell’Ungsc e dell’Unhrd».
«Siamo insomma davanti ad una eccellenza del territorio – conclude Aresta – che affonda le sue radici nella ormai centenaria storia dell’Aeronautica Militare italiana e che non può essere cancellata con un tratto di penna. Ho già provveduto a chiedere chiarimenti sia presso le autorità di Governo sia verso quelle militari. Mi riservo, già dalla prossima settimana, di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione del Parlamento per arrivare al più presto a comprendere come stanno veramente le cose».

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