Brindisi a rischio allagamento entro il 2030: ecco come l'Enea vuole correre ai ripari

Sabato 23 Ottobre 2021 di Francesco TRINCHERA

Nuovo allarme da parte dell’Enea per l’innalzamento del livello del mare, che metterebbe a rischio la funzionalità di alcuni dei porti italiani, compreso quello di Brindisi, da qui al 2030. L’ente di ricerca, infatti, attraverso il suo giornale online “EneaInform@” torna a puntare il dito su quanto era già stato affermato nei giorni scorsi dal presidente di Federlogistica-Conftrasporto, Luigi Merlo, in occasione della presentazione del programma “Co.Cli.Co” (Coastal climate core services, servizi di base per il clima costiero), finanziato dal programma Horizon 2020 con circa 6 milioni di euro e la partecipazione di 18 partner, tra cui Enea è l’unico ente di ricerca italiano presente, con la stessa Federlogistica tra gli altri partner.

 

L'allarme per i porti

“Il potenziale impatto delle inondazioni costiere – recita la pubblicazione, che porta la data di giovedì scorso - è una delle principali fonti di preoccupazione per l’Europa perché molte infrastrutture sono situate lungo o in prossimità delle coste. In Italia, ad esempio, oltre a Venezia, sono a rischio molte altre città costiere come Napoli, Cagliari, Palermo, Genova, Livorno e Brindisi”. Nello stesso contesto si mette in evidenza che “l’Italia, rispetto a Paesi come l’Olanda, non ha un piano di resilienza, senza il quale, nei prossimi decenni, lo scenario più verosimile vedrà porti italiani non più utilizzabili, traffici deviati in altri paesi, spiagge cancellate, infrastrutture critiche e patrimonio culturale e immobiliare in pericolo”. Nello stesso articolo si esplicita anche l’analisi di Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, per il quale “il livello del mare è destinato ad aumentare di almeno 30-60 centimetri al 2100 e questo anche se gli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico concordati a Parigi saranno raggiunti”. Un fenomeno che “proseguirà anche dopo il 2100 a causa del calore in eccesso, prodotto dal riscaldamento globale di origine antropica, assorbito finora dagli oceani, che ammonta a circa il 40 per cento del totale accumulato dal pianeta Terra”.

 

Le soluzioni

Anche nell’ottica di questo andamento, Co.cli.co., nella prima fase del progetto, avrà una specifica piattaforma che sarà testata dai cosiddetti “Champion User”, che sono nel gruppo degli stakeholder (i soggetti portatori di interesse) così come da esperti indipendenti (per l’Italia Confcommercio e Protezione Civile). I fruitori “utilizzeranno le funzionalità e i dati messi a disposizione, tra cui la mappatura delle infrastrutture costiere europee a rischio, per individuare le soluzioni di adattamento più adeguate”. Andando a guardare a più ampio spettro, l’ente di ricerca, è specificato nell’articolo, “avrà il compito di fornire le mappe di inondazione da risalita del livello del mare “per tutta l’area del Mediterraneo e del mar Nero”. In questo contesto la stessa Enea metterà in campo il modello “per proiezioni climatiche ad altissima risoluzione (fino a 70 metri negli stretti di Gibilterra e dei Dardanelli)” e che è in grado di simulare “nel modo più realistico possibile lo scambio d’acqua e calore tra Oceano Atlantico e Mediterraneo e tra Mar Nero e Mediterraneo”. Si tratta di quello che è “il primo modello climatico a scala mediterranea capace di rappresentare in modo efficace anche le maree e la loro interazione su scale climatiche con le correnti marine”.

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