Brindisi, oltre il pizzo al Casale rischio inquinamento nell’economia locale

Brindisi, oltre il pizzo al Casale rischio inquinamento nell’economia locale
di Danilo SANTORO
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Giovedì 15 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:08

BRINDISI - "Gennaro Di Lauro aveva il controllo esclusivo su alcune attività economiche e nessuno si era mai intromesso perché si sapeva che quell’appalto fosse appannaggio esclusivo dell’indagato e dei suoi amici”. L’appalto. Le pressioni. La reale volontà d’incidere, non solo direttamente per lui.
Nell’ordinanza di custodia cautelare del Gip del Tribunale di Lecce Giulia Proto, nei confronti di Gennaro di Lauro, 43 anni, e Cosimo Carrisi 45 anni, arrestati nei giorni scorsi per le presunte minacce nei confronti di chi si “sarebbe permesso” di organizzare l’ “Ave Maris Stella” al Casale di Brindisi la Procura distrettuale antimafia che ha coordinato le indagini ricostruisce il contesto nel quale per anni, Di Lauro sarebbe riuscito ad essere l’unico a gestire tutte le attività economiche legate a questa festa. Richieste di permessi al Comune comprese. Il tutto nel 2022 viene interrotto – secondo quanto ritengono gli investigatori – perché altri si sarebbero mossi in anticipo ottenendo l’autorizzazione ad organizzare l’evento. 
Motivo per il quale, viene spiegato dalla Procura dopo le indagini della Squadra Mobile e della vittima, Di Lauro avrebbe chiesto il supporto a Carrisi, con tanto di presunte minacce e richieste estorsive, per far recedere la vittima dal portare avanti la manifestazione. “Il Di Lauro non poteva perdere il guadagno della festa perché serviva per il mantenimento dei detenuti e dei suoi familiari” scrivono i giudici.
“Proprio per tale ragione nessuno in passato – si legge nell’ordinanza - aveva presentato la domanda, ben sapendo che l’organizzazione di quell’evento spettava a lui”. Arresti a pochi giorni dalle celebrazioni, e che seguono minacce, ascoltate e captate dagli inquirenti nelle intercettazioni. “Levati di mezzo, se no ti devo fare un buco in fronte. Adesso che ti vedo ti devo scannare”. 

A tanto sarebbe giunto Di Lauro nei confronti della vittima. Una presunta “egemonia” del 43enne su quella festa divenuta nel tempo quasi una consuetudine – secondo quanto c’è scritto nell’ordinanza- che metterebbe in luce una conoscenza da parte degli indagati anche del sistema per assicurarsi la gestione della festa “Ave Maris Stella” al Casale. “L’indagato spiegava al suo interlocutore il meccanismo per potersi aggiudicare il lavoro: se vi erano due domande il Comune avrebbe dovuto indire una gara d’appalto. Proprio per tale ragione, nessuno in passato aveva presentato la domanda ben sapendo che l’organizzazione di quell’evento spettava a lui (Di Lauro ndr)”. Tesi secondo gli inquirenti confermata da un’intercettazione telefonica dello stesso 43enne. “Infatti nessuno partecipava perché sapevano che era mia: l’unico scemo è stato lui” dice Di Lauro con una terza persona, fuori dalla vicenda, riferendosi alla vittima. Nell’ordinanza poi si fa riferimento ad i presunti rapporti dell’altro indagato Cosimo, Mino Carrisi, anche con personaggi di rilievo delle frange brindisine della Sacra Corona Unita. Accuse che lo stesso Carrisi ha respinto nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto. Anche Di Lauro si è difeso dalle contestazioni mosse dai giudici. 
«Ringrazio il Questore di Brindisi Annino Gargano e tutti gli inquirenti – ha scritto il sindaco Riccardo Rossi sui social - per la pronta reazione al tentativo di estorsione che sarebbe stato messo in atto nei confronti del proponente del mercatino del Casale autorizzato dal Comune. Bene la denuncia che l’organizzatore ha prontamente fatto in questura. Non si può e non si deve subire». Il primo cittadino ha aggiunto: «Ogni tentativo di uso della forza e minacce per condizionare in città le attività economiche, e non solo economiche, non è accettabile. Il rispetto della legalità è l’unica strada possibile per una comunità libera e forte».

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