Operazione “The Wolf”, condanne per oltre tre secoli di carcere

Operazione “The Wolf”, condanne per oltre tre secoli di carcere
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Mercoledì 22 Maggio 2024, 17:23 - Ultimo aggiornamento: 17:26

Tre secoli di carcere sono stati chiesti nel processo che vuole stabilire se è vero che fino a due anni a Brindisi, San Vito dei Normanni, Fasano, San Pancrazio Salentino, Carovigno e San Michele si fosse imposto negli affari illeciti il clan Lamendola-Cantanna. Le richieste di condanna sono arrivate ieri mattina nell'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola di Lecce al termine delle requisitoria del procuratore aggiunto (e procuratore di Lecce facente funzione) e del sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Guglielmo Cataldi e Carmen Ruggero.

In aula

Prima dell'inizio della discussione il giudice per l'udienza preliminare, Alcide Maritati, ha chiesto di lasciare l'aula a due parenti degli imputati ed a tre giornalisti autorizzati ad assistere al processo, poiché una parte del collegio difensivo si è opposto alla decisione di rendere pubblica l'udienza con il rito abbreviato. In particolare l'avvocato Ladislao Massari ha motivato il parere contrario sostenendo l'eccessiva spettacolarizzazione a cui è stato sottoposto questo processo, anche attraverso la pubblicazione di un romanzo con lo stesso titolo dell'inchiesta condotta dalla Dda con i carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni. “Questa Procura è stata sempre contraria alla spettacolarizzazione dei procedimenti giudiziari”, ha sottolineato l'aggiunto Cataldi
Sfrondate con l'accoglimento delle istanze di una parte dell'avvocatura le questioni sul diritto di cronaca ed il diritto degli imputati alla celebrazione del processo a porte chiuse, come previsto dal rito abbreviato, il pubblico ministero Ruggero ha ripercorso i punti salienti dell'inchiesta del blitz di luglio dell'anno scorso contro il clan accusato di avere seminato terrore e timori reverenziali ricorrendo a metodi violenti come pestaggi e tentati omicidi quando ci sarebbero state da  risolvere questioni di dominanza territoriale o di riscossione di debiti da estorsioni o dal mancato pagamento di forniture di droga.

La pena più alta

E' stata invocata per l'imputato indicato a capo dell'associazione mafiosa: 20 anni per Gianluca Lamendola.

Di poco inferiore la richiesta per il padre Cosimo: 19 anni e 3 mesi; e 16 anni per Rosario Cantanna: “Clan Lamendola-Cantanna”, facente parte della frangia mesagnese della Sacra corona unita avente come referenti Antonio Vitale, Massimo Pasimeni e Daniele Vicentino a cui era affiliato Carlo Cantanna, già condannato per associazione mafiosa, nonno di Gianluca Lamendola”, dice in sintesi il capo di imputazione di associazione mafiosa. Fra le pene più alte chieste dall'accusa anche i 17 anni e 4 mesi per Pancrazio Carrino con le accuse di associazione mafiosa, tentato omicidio, violenza privata, spaccio e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e sotto inchiesta a Potenza per le minacce che hanno fatto finire sotto scorta la pm Ruggiero e la giudice Maria Francesca Mariano (la gip del blitz).

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