Pista ciclabile su viale Aldo Moro: venti giorni alla fine dei lavori, che non sono mai iniziati

La pista ciclabile di viale Aldo Moro
La pista ciclabile di viale Aldo Moro
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Giovedì 30 Maggio 2024, 05:00

Mancano una ventina di giorni, ormai, alla scadenza dei termini per il fine lavori della pista ciclabile di viale Aldo Moro.

Lavori mai ripresi

Peccato però che, come può notare chiunque passi in zona, da quando la Brindisi Multiservizi ha transennato e messo in sicurezza l’area di cantiere, su indicazione del Comune, nulla è cambiato. Addirittura, nel tratto in cui il cordolo era stato eliminato, verosimilmente per il rifacimento dell’asfalto di quel tratto di viale Aldo Moro, la corsia riservata alle due ruote non è mai riapparsa. A questo punto, quindi, è lecito chiedersi come l’azienda alla quale il Comune ha affidato il compito di portare a termine i lavori, dopo la rescissione del contratto con la precedente, potrà completare l’opera in così poco tempo.

La richiesta: valutare le alternative

E così, continuano ad accumularsi i problemi per un intervento di mobilità sostenibile che fin dall’inizio non è stato particolarmente fortunato, tra ritardi nella realizzazione e polemiche da parte dei residenti e di parte della politica brindisina. A farsi portavoce dei contrari all’opera, recentemente, sono stati Confesercenti, Fare Verde e Immagina Brindisi, che hanno chiesto «con urgenza di valutare attentamente l'impatto della pista ciclabile su viale Aldo Moro e di considerare alternative che possano conciliare la promozione della mobilità sostenibile con le esigenze di viabilità e sicurezza della città. Inoltre, si richiede chiarezza sulle responsabilità in caso di ritardi o mancati interventi delle forze dell'ordine e dei servizi di emergenza». I contrari, infatti, contestano sostanzialmente la riduzione degli spazi per il transito delle auto e, soprattutto, dei mezzi pubblici e di quelli di soccorso.

La risposta alle polemiche

Anche se, come ha ricordato perfino il sindaco Giuseppe Marchionna, restano da verificare «e prima ancora provare, invece, le eventuali doglianze di esercenti attività commerciali lungo il tratto interessato, sia in termini di effettivo danno emergente che in termini di effettivo lucro cessante, rispetto all’avviamento e al giro di affari delle singole attività. Dico questo perché l’unica ipotesi che possa rappresentare un danno agli esercenti di quel tratto di strada riverrebbe dalla notizia, che poi si è rivelata infondata, della perdita dei parcheggi lungo quella strada. Che non sono stati soppressi e non lo erano neanche nel progetto originario. Stiamo solamente introducendo, perché questo è nella nostra pertinenza, essendo fuori dalla pista ciclabile, una serie di vie di fuga lungo il percorso in maniera da consentire, ogni 30-50 metri, la possibilità dei passaggi di eventuali mezzi di soccorso nel caso, malaugurato, in cui se ne dovesse determinare la necessità». Su viale Aldo Moro, ha ricordato inoltre, «non abbiamo mai avuto due corsie. Non si possono fare sorpassi, anche in caso di incolonnamenti».

Tempi lunghissimi

Gli altri problemi che l’opera ha incontrato, fin da subito, sono quelli relativi al cantiere. La ditta alla quale inizialmente era stata affidata la realizzazione della pista ciclabile, finanziata con 600mila euro del ministero dell’Ambiente con lo scopo di collegare i quartieri periferici come Santa Chiara e Sant’Angelo al centro, aveva eseguito i lavori a singhiozzo e solo in parte. Risultato, l’area di cantiere è stata più volte abbandonata e lasciata al degrado, finché non è stato deciso, nel gennaio di quest’anno, per la revoca dell’appalto. Da lì è iniziata la ricerca di soluzioni alternative per portare a termine la pista (si era parlato anche di una possibile variante al progetto iniziale, rivelatasi poi una soluzione impossibile a causa della necessità di spendere almeno altri 400mila euro): prima, la richiesta alla Multiservizi, che pur mettendo in sicurezza il cantiere ha declinato l’invito, e poi l’interlocuzione con le altre aziende in graduatoria (47 in tutto), che allo stesso modo non ha avuto alcun seguito.

La nuova ditta

Da qui, la decisione di andare avanti con lo strumento della procedura negoziata, che ha portato all’assegnazione dell’appalto alla Semes di Carovigno, che avrebbe dovuto completare quanto già iniziato dalla ditta precedente. «Mancano - incalza il presidente della commissione Ambiente Roberto Quarta, che fin dall’insediamento come consigliere comunale ha fatto di tutto perché l’opera fosse cancellata - tre settimane al fine lavori e, ad oggi, non si è visto nessuno: neanche un operaio. E nel frattempo qualcuno ha pure installato gli spazi per la propaganda elettorale all’interno del cantiere. Personalmente, sto aspettando il proverbiale cadavere sulla rive del fiume. O meglio, sulla sponda della pista ciclabile. A quel punto, ognuno dovrà assumersi la responsabilità di quanto avvenuto. Attendiamo ancora qualche giorno, dopo di che qualcuno dovrà dare delle risposte».

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