Omicidio Carvone, l'alibi del killer sconfessato da una ragazza: «Lui non era con me quella notte»

Omicidio Carvone, l'alibi del killer sconfessato da una ragazza: «Lui non era con me quella notte»
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 28 Giugno 2022, 12:56 - Ultimo aggiornamento: 17:48

«Consegna agli inquirenti una verità in grado di resistere a qualunque prova di forza, dimostrando grande coraggio e un profondo senso di giustizia». Sono parole ed elogi che si trovano nell'ordinanza di custodia cautelare che ieri ha fatto finire in carcere Giuseppe Ferrarese, 26 anni, di Brindisi, con l'accusa di avere ammazzato Giampiero Carvone la notte del 10 settembre 2019 nel quartiere Perrino, davanti alla sua casa di via Tevere.

«Non era a casa mia»

Sono parole ed elogi che la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Giulia Proto, rivolge alla donna che ha sconfessato l'alibi fornito da Ferrarese per quella notte: non è vero che si trovasse a casa mia. Una scelta pagata sulla sua pelle: ha perso il posto di lavoro, questa donna. E nel quartiere l'avrebbero emarginata considerandola un'infame. Inoltre il giorno prima di testimoniare in aula sarebbe stata avvicinata da un uomo con una condanna definitiva per associazione mafiosa: le fece lasciare da parte lo smartphone - ha raccontato - e dopo averle cinto la spalla con un braccio, dandole dei colpi, le avrebbe consigliato di 'nbucciare il ragazzo. Di fornirgli un alibi, in altre parole.


Alibi che questa donna ha sconfessato nell'aula del Tribunale di Brindisi nel processo di primo grado a carico di Stefano Coluccello ed altri per l'estorsione ed i colpi di arma da fuoco esplosi poche ore prima della tragedia contro il gruppo di cui faceva parte Carvone. E lo ha ribadito poi ai poliziotti della Squadra mobile della Questura di Brindisi ed al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero: Ferrarese non passò quella notte con lei nella sua casa. Non erano nemmeno fidanzati, allora - ha precisato la donna - e comunque non gradisce ospitare uomini né di notte e nemmeno di giorno. Ha aggiunto inoltre che Ferrarese qualche giorno dopo l'omicidio sarebbe stato un fiume in piena nella serata trascorsa insieme davanti ad un pub del centro: le avrebbe confessato di avere ammazzato Carvone perché «se non fosse stato lui sarebbe successo a me, avrebbe parlato». Perché Carvone non gli sembrava intenzionato ad andare incontro alla richiesta di Coluccello di versare del denaro per riparare l'auto che gli aveva rubato e danneggiato.

La ricostruzione e le conferme

Una ricostruzione che ha trovato il riscontro nelle affermazioni della collaboratrice di giustizia Angela Coffa e nella lettera inviata da un ex compagno di cella di Ferrarese. Gli inquirenti hanno inoltre trovato diverse attinenze fra la ricostruzione dei fatti fornita dalla donna e quella di alcuni testimoni: i due, allora, amici, fecero a botte. Ferrarese avrebbe estratto una pistola, Carvone gli avrebbe risposto che si sarebbe procurato anche lui un'arma. Il tempo di dargli le spalle per andarsene che sarebbero partire le pistolettate mortali.
In un contesto pervaso di cultura criminale, questo donna ha fatto una scelta diversa. Perchè? Lo ha svelato in una telefonata intercettata: «Certe volte mi viene di pensare: ma chi me l'ha fatta fare? Però la coscienza è più forte di me, io la testa quando l'appoggio la sera la devo appoggiare con la coscienza pulita».

 

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