Brindisi, le morti di tre migranti tra misteri e polemiche: esposto dell'Adoc in Procura

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Lucia PEZZUTO

BRINDISI - La morte del migrante trovato cadavere in un casolare al quartiere La Rosa, il decesso del 47enne maliano e il suicidio in carcere di un marocchino, hanno aperto una finestra sulle condizioni di degrado in cui vivono molti cittadini stranieri sul nostro territorio. Nei giorni scorsi le famiglie di questi uomini e le stesse associazioni come la Mailing Cost Africa, la Comunità Africana, l’Anpi hanno chiesto chiarezza sui decessi. Oggi al fianco delle famiglie delle vittime scende anche l’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, che chiede l’intervento della Procura di Brindisi e di tutti gli organi competenti incluso l’Ispettorato del Lavoro.

La denuncia


«Un fantasma si aggira per la città. Brindisi, città di solidarietà. Brindisi, città di accoglienza, Brindisi, la città “degli albanesi”, Brindisi, città del Mediterraneo», scrivono il presidente provinciale dell’Adoc Giuseppe Zippo e il responsabile dello sportello welfare & immigrazione Rossana Palladino. «È il fantasma dell’indifferenza, della mancanza di diritti, del volto opaco e disattento delle istituzioni e dei datori di lavoro senza scrupoli, dell’omertà, forse, dei silenzi complici, delle responsabilità non accertate, delle mezze verità, del “era solo un immigrato”. Nel breve volgersi di pochi giorni muoiono in città tre ragazzi, tre persone, tre migranti, tre concittadini. Dopo giorni, al di là delle doverose “solidarietà”, le morti sono ancora avvolte nel più fitto mistero ed occupano poco più che qualche trafiletto in cronaca».

Nella missiva l’Associazione dei Consumatori di Brindisi rappresentata dal presidente provinciale Giuseppe Zippo e dall’avvocato Rosanna Palladino, responsabile Sportello Welfare & Immigrazione, riassumendo i fatti e descrivendo nel dettaglio le circostanze, ancora poco chiare del decesso di Toure Saidou, il giovane guineano trovato nel casolare fatiscente al quartiere La Rosa dice: «Pare che già sul posto di lavoro avesse manifestato un malore. Non risulta tuttavia che il datore di lavoro si sia attivato per prestare assistenza al lavoratore. Non risulta che sia stata disposta l’autopsia sul corpo per accertare le cause del decesso. Non è dato sapere se sia stata o meno aperta un’indagine sull’accaduto». Alla morte di Toure si aggiunge anche quella di un 47enne e il suicidio in carcere di un 34enne. «Lo stesso giorno, sulla strada tra Brindisi e San Vito dei Normanni, un giovane di 45 anni viene trovato morto in un altro casolare. E’ deceduto nel sonno, dicono. Anche questa morte è avvolta nel mistero. Anche per lui non risultano in corso accertamenti. Tre giorni dopo, in una cella del carcere di Brindisi, viene trovato senza vita un terzo ragazzo di 34 anni. Arrestato il giorno prima per fatti sui quali circolano voci discordanti e contraddittorie, si sarebbe (il condizionale è d’obbligo) suicidato. Anche in questo caso non è dato di sapere se vi siano o meno indagini in corso». Su tutte e tre le morti l’Adoc chiede che si faccia chiarezza e si restituisca dignità alle vittime e alle loro famiglie.

«Lo Sportello immigrazione Adoc Brindisi, nell’esprimere indignazione e dolore per la sorte dei tre ragazzi appartenenti alla nostra comunità- conclude l’Adoc- chiede con la presente a quanti in indirizzo, per quanto di rispettiva responsabilità e competenza, di promuovere ogni azione di rispettiva competenza affinché sia fatta piena luce sugli episodi; accertando le condizioni di lavoro e abitative dei tre ragazzi deceduti, le effettive condizioni di vita dei casolari di fortuna ove trovano riparo i lavoratori; le effettive cause della morte di ognuno dei tre ragazzi, anche, ove occorra, previa autopsia sui corpi. Chiede inoltre che sia avviata un’inchiesta all’interno del carcere di Brindisi al fine di accertare la reale dinamica dell’arresto e dei fatti che avrebbe portato al presunto suicidio

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