Dieci anni senza Melissa, il ricordo di Mesagne: «Il suo sorriso sia simbolo di rinascita»

Dieci anni senza Melissa, il ricordo di Mesagne: «Il suo sorriso sia simbolo di rinascita»
di Lucia PEZZUTO
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Martedì 10 Maggio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:43

Dieci anni dall’attentato all’Istituto scolastico Morvillo Falcone di Brindisi, dieci anni dalla morte di Melissa Bassi: per la famiglia della giovane, per le sue compagne ma anche per tutti coloro che vissero con angoscia e dolore il 19 maggio del 2021 il tempo sembra essersi fermato. Lo sa bene Franco Scoditti, all’epoca dei fatti sindaco della città di Mesagne, che porta ancora con sé, nel cuore e negli occhi, lo sgomento per una tragedia alla quale assisteva attonita l’Italia intera.

Il ricordo di Scoditti

«La telefonata arrivò poco prima delle 8.30 - racconta l’ex primo cittadino - una bomba era scoppiata davanti all’istituto scolastico Morvillo Falcone di Brindisi ed aveva colpito le ragazze scese dal pullman proveniente da Mesagne e dirette alla scuola, provocando molte vittime. Mi precipitai a Brindisi con un profondo senso di angoscia. Giunto sul posto un funzionario di polizia mi informò che alcune ragazze erano state trasportate in ospedale in gravi condizioni. Sgomento ed al contempo rabbia mi pervasero, uniti ad un senso di smarrimento. Sentimenti acuitisi, uniti ad una profonda commozione, quando in ospedale mi misero al corrente che una delle ragazze aveva perso la vita, un’altra era in gravissime condizioni ed altre cinque erano rimaste ferite in modo grave, ma che non erano in pericolo di vita. Rimasi un po’ di tempo in ospedale per sincerarmi delle condizioni delle ragazze ed essere vicino ai loro familiari, mentre cominciavano a diffondersi notizie che parlavano di attentato di mafia».
Durante le prime ore che seguirono l’attentato, così come ricorda Scoditti, si paventò l’idea che potesse trattarsi di un atto di mafia. Un concetto dal quale proprio Mesagne negli ultimi tempi si stava allontanando. Per anni marchiata come la città della Sacra corona unita non poteva pensare di trovarsi dinnanzi ad un atto simile. «Sentii tutto il peso di essere il massimo rappresentante di una città tornata ad essere al centro della cronaca nazionale per fatti di sangue ascrivibili alla criminalità organizzata - dice Scoditti -. Dovevamo reagire perché avvertivamo che non era possibile essere tornati indietro di vent’anni, dopo che la città aveva compiuto una grande opera di riscatto sociale grazie alla volontà della popolazione, suscitata e incoraggiata dalla ostinata encomiabile azione intrapresa delle varie amministrazioni locali e dal decisivo impegno delle forze di polizia e della magistratura. Nonostante la giornata non lavorativa, pur nello sconforto generale per quanto accaduto, decidemmo di aprire il Comune invitando non solo gli amministratori a presenziare, ma tutti i cittadini che lo volessero, a simboleggiare che le istituzioni erano pronte a reagire. D’intesa con il sindaco di Brindisi e con il benestare della Prefettura e della Questura, decidemmo di far riaprire le scuole del territorio (che nel frattempo erano state chiuse per timore di nuovi possibili attentati), pur interrompendo le lezioni, ma anche in questo caso per dimostrare che i massimi presidi formativi e culturali del Paese non si inchinavano alla mafia». Scoditti ammette di non aver mai creduto, sin dall’inizio, che si trattasse di un attentato mafioso. «Personalmente, e come me molti, ero poco convinto trattarsi di attentato mafioso, ma questa era la vulgata generale e da questa ho dovuto in quei terribili giorni difendere Mesagne ed i suoi cittadini, rappresentando lo sforzo che era stato prodotto in venti anni di lotta per liberarsi dal simbolo di città della Sacra corona unita, tanto da essere stata poi definita da Don Luigi Ciotti “capitale sociale dell’antimafia” - dice l’ex sindaco -. Di quel fatidico giorno, e di quelli immediatamente successivi, rimane un profondo senso di scoramento e la tristezza per la tutt’ora inconcepibile morte di Melissa, splendida e bravissima ragazza appena sedicenne, oltre allo sconforto in cui furono gettati i suoi genitori, Rita e Massimo. Ma ricordo anche il calvario sanitario cui fu costretta la ragazza rimasta gravemente ferita, Veronica, in seguito fortunatamente guarita, come ben in mente rimangono i volti di quel giorno pieni di terrore ed oggi piacevolmente sorridenti delle altre ragazze ferite, Vanessa, Selena, Sabrina ed Azzurra. Ogni 19 maggio rivedo l’immagine del volto sorridente di Melissa ed insieme al velo di tristezza immagino il sorriso di Melissa come il sorriso di una Mesagne capace di diventare oggi, grazie al lavoro svolto in trent’anni di impegno civile, punto di riferimento sociale, culturale e turistico».

La testimonianza di Matarrelli

Il ricordo di Melissa e di quei giorni resta indelebile, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. Antonio Matarrelli, attuale sindaco di Mesagne, presente anche lui nei giorni più bui, ha condiviso il dolore della famiglia Bassi. «Un decennale porta con sé una cifra di solennità che non dovrebbe mai servire a misurare il tempo che è trascorso dalla perdita, in modo incredibilmente atroce e insensato, di una giovane vita - dice Matarrelli -. Sono certo che non vi sia una sola persona, nella comunità mesagnese e brindisina almeno, che non ricordi che cosa stesse facendo nel momento in cui il terribile ordigno esploso nei pressi dell’istituto professionale “Morvillo” strappava Melissa ai suoi cari, spegnendo i suoi sogni di adolescente e minando la fiducia nell’umanità delle sue giovani amiche, rimaste ferite nella stessa, orribile occasione. Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Melissa: una consapevolezza che continua a trafiggerci, silenziosa, e ricordata a bassa voce, ci dice che quella parola – morte - non potrà mai essere completamente elaborata da noi altri e men che meno dai suoi genitori. Perché il senso di quella parola non si addice al meraviglioso volto di Melissa e agli anni che avrebbe avuto dinanzi a sé. Perché è innaturale, insopportabile: i ricordi di chi si ama sopra ogni cosa e gli anni trascorsi da quando si perde chi si ama sopra ogni cosa, insieme, dovrebbero ad alleviare una ferita che altrimenti non farebbe sopravvivere neppure chi quella mancanza lancinante non smette di avvertirla. E così si sopravvive. E nel frattempo si prova a ricevere sollievo dalle iniziative, dalle intitolazioni, dai memorial che servono doverosamente a ricordare. Ricordano che quella nostra figlia, quella meravigliosa ragazzina dal sorriso luminoso, non dovrà mai essere dimenticata».
Così a distanza di dieci lunghi anni l’attuale sindaco di Mesagne sente il dovere di continuare ad essere vicino alla famiglia della piccola Melissa e non dimenticare quello che è accaduto. «Tutti noi, oggi, torniamo a stringerci intorno a quel vuoto che non potrà essere colmato. Abbraccio, abbracciamo Rita e Massimo - conclude -. E li ringraziamo per la prova di coraggio che continuano a darci, per l’esempio di profonda dignità e di grande forza che hanno dato all’Italia e al mondo, per la dolcezza con cui continuano ad accarezzare l’immagine della loro bambina senza perdere la tenerezza».

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