Pochi medici, troppi pazienti: Pronto soccorso dell'ospedale in emergenza

Pochi medici, troppi pazienti: Pronto soccorso dell'ospedale in emergenza
di Lucia PEZZUTO
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Sabato 19 Novembre 2022, 05:00

Caos al Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi: pochi medici e troppi pazienti, dopo l’intervento dei carabinieri ora si chiede aiuto al Ministro della Salute. Ha fatto scalpore l’episodio di mercoledì sera quando all’interno del Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi i due medici di turno, non riuscendo a garantire l’assistenza ai numerosi pazienti in attesa, hanno allertato i carabinieri che hanno informato il magistrato di turno.

Il caso: ecco cosa è successo

Erano circa le 21 quando più di trenta persone attendevano di essere sottoposte alle cure di prima emergenza ma i medici a disposizione erano solo due. Impossibile in quel momento garantire l’assistenza entro i quindici minuti, così come prevedevano i codici di accesso. 


I pazienti arrivavano dall’intera provincia con i mezzi del 118 e mezzi propri. Alcuni trasferiti anche dall’ospedale di Ostuni come nel caso di una donna di 70 anni arrivata al Perrino in ipoglicemia e poi deceduta in astanteria. Dinnanzi ad un’emergenza, determinata dalla carenza di personale, che si aggiungeva a quella del soccorso, i due medici, uno strutturato ed uno non specializzato, hanno deciso di chiamare i carabinieri, che giunti sul posto hanno preso atto e verbalizzato quanto si stava verificando. Purtroppo non è la prima volta che accade. Le criticità del Pronto Soccorso del Perrino sono notorie, numerose le segnalazioni anche da parte dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Brindisi che in questi ultimi mesi più volte hanno interpellato l’Azienda Sanitaria Locale e la stessa Regione Puglia chiedendo una risposta risolutiva al problema. L’Ordine ha finanche interpellato il prefetto che a sua volta ha scritto al Governo esponendo le difficoltà dell’ospedale brindisino. 


«Siamo davvero dispiaciuti - ha detto il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Brindisi, Arturo Oliva - Siamo delle Cassandre, non siamo creduti ma poi puntualmente accade quello che avevamo previsto. Ci angoscia il fatto di non vedere una soluzione all’orizzonte e né tanto meno capire quale sia la visone di chi ci amministra. Quanto accaduto mercoledì scorso è l’ennesima dimostrazione dell’insufficienza del sistema». Nei mesi scorsi c’era stato il tentativo di richiamare i medici in quiescenza ma senza grossi risultati. Attualmente all’appello della Regione per il Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi ha risposto solo un medico in pensione, tra l’altro di Medicina Generale. 
Mentre nessun medico specializzato si è fatto avanti. La situazione resta critica, le liste di attesa si allungano così i tempi di risposta generando un malcontento nell’utenza e mettendo anche a rischio la qualità del servizio. Neppure la soluzione di spostare al bisogno medici da altri reparti è risultata idonea, visto che non essendoci turnazione gli stessi reparti potrebbero restare scoperti. Così i medici restano in stato di agitazione ed il caso Brindisi arriva al Ministero della Salute. Lo ha annunciato l’onorevole Mauro D’attis di Forza Italia. «Mercoledì sera i medici del pronto soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi sono stati costretti a chiamare i carabinieri: c’erano solo due medici per assistere 30 pazienti, quasi tutti in codice arancione - dice D’Attis- Non era possibile garantire la sicurezza dell’utenza e gli operatori hanno contattato prima il pubblico ministero di turno e poi i militari dell’Arma». 
Quindi l’affondo: «È solo l’ultimo episodio che fotografa la situazione gravissima della sanità brindisina e pugliese, con problemi ormai incancreniti che la Regione Puglia non affronta e non risolve. Perciò, poiché i fondi con cui la Regione organizza il sistema sanitario sul territorio sono trasferiti dallo Stato ed il quadro è degenerato, interrogherò il ministro per chiedere un suo intervento a tutela della salute dei pugliesi e delle condizioni di lavoro degli operatori sanitari, costretti a turni massacranti per garantire l’assistenza».

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