Licenziati via WhatsApp: Brindisi, chiudono i punti ristoro in due ipermercati, dipendenti a casa con un messaggio. L'azienda: solo un preavviso

Licenziati via WhatsApp: Brindisi, chiudono i punti ristoro in due ipermercati, dipendenti a casa con un messaggio. L'azienda: solo un preavviso
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 19:05

BRINDISI - Risveglio amaro quello di ieri per nove dipendenti delle Officine Birrai Srl, società salentina con punti vendita presso gli ipermercati di Mesagne e Brindisi. In nove, infatti, hanno ricevuto, attraverso una semplice comunicazione per whatsApp, il licenziamento deciso dall’azienda per cessazione dell’attività. Nove dipendenti, dall’oggi al domani si sono così trovati senza lavoro e senza stipendio. Soprattutto nessuno dei dirigenti aziendali si è presentato ieri presso i punti vendita per spiegare i motivi del licenziamento. Solo una fredda comunicazione istituzionale inviata, peraltro con un clic. Il minimo necessario per in formare sui nuovi scenari.

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I chiarimenti

Scarni i chiarimenti. Ma la sostanza c’è tutta. La società “Officine Birrai” con sede in Lecce venerdì scorso ha avviato la procedura di licenziamento inviando all’Inps, all’Ispettorato del lavoro, alla Regione Puglia, alla Cisal la nota con la quale ha comunicato il licenziamento. Nella stessa si legge:  «In ottemperanza a quanto previsto dall’articolo 24, comma i e dell’articolo 4, comma 2, della legge 23 luglio 1991, numero 223, relativo ai licenziamenti collettivi per riduzione di personale, con la presente comunichiamo che la scrivente società Officine Birrai Srl con sede in Lecce, Via Gabriele D’Annunzio, esercente l’attività di ristorazione con somministrazione, a causa della chiusura di due punti ristoro, corrispondenti a due unità operative presso i centri commerciali di Brindisi e Mesagne, è costretta a procedere al licenziamento del personale ivi impiegato, non essendoci la possibilità di collocamento altrove».

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Tanto è scritto. E tanto basta per generare sconforto e rabbia tra i dipendenti mandati a casa di punto in bianco. L’azienda nella sua missiva ha aggiunto: «Conseguentemente si rende necessario procedere al licenziamento per cessazione dell’attività di complessive 9 unità lavorative, resesi definitivamente in esubero, su un organico complessivo di 48 dipendenti in forza».
Le mansioni del personale in esubero sono 4 commessi di banco; 2 impiegati amministrativi; 1 pizzaiolo; 1 aiuto pizzaiolo e 1 addetto a servizi di cucina. Le “Officine birrai” hanno chiarito che «il provvedimento risulta inevitabile e non ulteriormente differibile considerato che gli esuberi hanno carattere strutturale, il che non consente la prosecuzione, neanche parziale, dei rapporti di lavoro. Non risultano, pertanto, allo stato percorribili misure alternative al licenziamento collettivo del personale impiegato nelle unità operative indicate».

Le precisazioni dell'azienda

In una nota, i legali dell'azienda - Sandro Matino e Andrea Sambati - spiegano: "I punti vendita “Pizza Ristò” situati all’interno dei centri commerciali di Mesagne e Brindisi smentiscono le affermazioni diffuse attraverso i media. La Società, infatti, si è limitata a preannunciare, via whatsapp, l’imminente avvio della procedura volta al licenziamento di 9 unità lavorative. Ciò nondimeno, la procedura in questione verrà svolta nel pieno rispetto della normativa vigente in materia che prevede l’avvio di una serie di incontri, da programmarsi ad horas, tra la parte datoriale, i dipendenti ed i rappresentanti sindacali, prima di procedere al licenziamento formale del personale interessato. Allo stato, tutti i dipendenti sono in ferie e, pertanto, continuano a percepire il trattamento retributivo dovuto ex lege in relazione alla posizione ricoperta. Pertanto, ad oggi, la Società non ha formalizzato alcun licenziamento. Peraltro, si fa presente che tutti i dipendenti erano stati già da tempo informati dal responsabile del punto ristoro, della circostanza per cui la scrivente Società, in previsione della scadenza del contratto di fitto di ramo d’azienda, aveva intrapreso trattative con la proprietà del centro commerciale al fine di ottenere il rinnovo a condizioni economiche sostenibili, senza, tuttavia, riuscirvi".

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