Brindisi, le incognite dell'industria, memorandum per la politica: «Servono interventi organici»

Brindisi, le incognite dell'industria, memorandum per la politica: «Servono interventi organici»
di Federico PIRRO*
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Domenica 25 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 10:22

In occasione della consultazione elettorale si presentano alle forze politiche e ai loro candidati nella circoscrizione le linee di un programma di politica industriale per il sistema manifatturiero locale che è, e deve restare, parte integrante e strategicamente rilevante dell’apparato di produzione industriale del Paese. Con tale consapevolezza il Cesdim (Centro Studi e Documentazione sull’Industria nel Mezzogiorno) avanza alcune proposte per la sua difesa e la crescita competitiva.

Le industrie

Del capoluogo e dei maggiori centri della provincia – pur nella specificità delle loro articolazioni settoriali e dimensionali - attraversano, come qprouella nazionale, crescenti e per taluni aspetti drammatiche difficoltà sia per l’elevato costo dell’energia, sia in alcuni casi per la carenza di semilavorati, e sia infine a causa del rallentamento della domanda di beni prodotti localmente. Servono pertanto ulteriori interventi governativi di valenza nazionale per fronteggiare tali emergenze, ma si evidenzia anche la necessità di interventi organici anche della Regione e di altri soggetti operanti a livello locale, per quanto di rispettiva competenza. 
Tuttavia i cardini dell’industria territoriale conservano solidità strutturale, sia per la presenza di multinazionali italiane ed estere e sia di cluster di Pmi con elevata capacità di resilienza, grazie all’impegno di imprenditori, dirigenti, tecnici ed operai e alla collaborazione dei Sindacati, pur nella distinzione dei rispettivi ruoli.
Brindisi e il suo hinterland, pertanto, dovranno conservare in logiche di piena ecosostenibilità, una loro forte identità industriale che, grazie ai suoi compendi impiantistici, concorre in misura decisiva alla generazione del valore aggiunto territoriale, alla tenuta dei suoi livelli occupazionali, alla distribuzione del reddito alla popolazione, alle attività del sistema bancario, alle movimentazioni portuali, ferroviarie e stradali, alle interazioni con il mondo della formazione secondaria, universitaria e della ricerca scientifica applicata. 
Generazione di energia, chimica di base e chimica fine, aeronautica, agroalimentare, edilizia restano i settori trainanti che andranno difesi e rafforzati nei loro impianti maggiori e nelle loro filiere di attività indotte con misure idonee che il nuovo Governo dovrà assumere, sperabilmente di concerto con la Regione e gli altri Enti locali con l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale, con il Commissario della Zes, con il Consorzio per l’area di sviluppo industriale, con il mondo della ricerca scientifica che ha nelle qualificate presenze all’interno della Cittadella e nei corsi di laurea delle Università di Lecce e di Bari insediati su Brindisi i suoi punti di forza. 
L’inserimento di aree infrastrutturate locali nella Zona economica speciale e nella Zona franca doganale potrà facilitarvi nuovi insediamenti, ma dovrà essere l’intero territorio provinciale con le sue direttrici di sviluppo più consolidate a beneficiare di nuovi possibili investimenti e di procedure autorizzative che li facilitino, pena il rischio di un progressivo degrado di contesti socioeconomici diversi dal capoluogo e ad esso ancora non connessi o con deboli relazioni.

Il comparto energetico

Brindisi deve conservare il ruolo di grande polo energetico nazionale sia pure nella prospettiva prevista dalla transizione ecologica. Se la centrale Federico II – chiamata peraltro dalle urgenze connesse alla guerra in Ucraina ad incrementare la produzione a carbone – dovrà essere dismessa entro il 2025, l’area di Brindisi dovrà conservare eguale capacità di generazione grazie ad impianti da energia rinnovabile ed in particolare da fonte eolica, grazie soprattutto alla realizzazione del grande parco eolico off-shore floating Kailia proposto dalla Falck Renewables al largo del capoluogo.

Per la sua realizzazione, dopo le necessarie autorizzazioni, dovranno essere mobilitate nel porto, nel retroporto e nell’area industriale - coinvolgendo nei limiti tecnicamente possibili anche altre aree e aziende della provincia – tutte le capacità necessarie per costruzione, montaggio, trasporto e messa in opera al largo della costa di torri ed aerogeneratori previsti nel progetto. A supporto della Falck Renewables e per alcune delle forniture necessarie opererà il comparto dell’impiantistica locale che ha già specializzazioni significative nelle filiere per i settori energetico e chimico, e che vede anche alcune aziende con il supporto dell’Enel avviare percorsi di diversificazione produttiva in nuove aree e su nuovi prodotti.
Brindisi pertanto può diventare con ulteriori investimenti una grande base manifatturiera di rilievo internazionale per la costruzione di varie tecnologie per i parchi eolici off-shore floating previsti nel Mediterraneo.
L’area industriale inoltre deve essere attrezzata per ospitare stabilimenti per costruzione e montaggio di tecnologie per stoccaggio dell’energia, cattura della CO2 e produzione di idrogeno. Per favorire la localizzazione di tali aziende un ruolo trainante sarebbe assolto dal sistema degli incentivi della Regione Puglia e dai contratti di sviluppo rifinanziati di recente dal Mise. Per attrarre nuovi investimenti, un ruolo propulsivo dovrà essere svolto anche dalla struttura commissariale della Zes. 
Nella prospettiva della creazione di un polo manifatturiero di rilievo internazionale per la produzione di tecnologie per i parchi eolici off-shore floating si potrebbe valutare con Enel Logistics la possibilità di destinare le due dome della centrale Federico II a deposito di macchinari costruiti nell’area e destinati all’esportazione. 
Già due aziende produttrici di tecnologie per il comparto delle rinnovabili hanno manifestato la loro volontà di insediarsi nell’area industriale cittadina, nell’ambito del processo della sua transizione energetica. Brindisi insomma deve passare da capitale della generazione di energia da fonti fossili a capitale dell’energia rinnovabile nazionale e sede di eccellenza della progettazione e produzione di tecnologie per il comparto, esportabili in tutto il mondo.

Il settore chimico

Il comparto, altro grande pilastro dell’industria locale, vanta la presenza di uno dei petrolchimici più moderni d’Italia - in cui nell’ultimo quinquennio si sono concentrati investimenti per oltre 300 milioni - il sito della LyondellBasell, gli impianti di Ipem, Chemgas, Jindal e nel farmaceutico della Euroapi. In tali stabilimenti, esclusi quelli della Versalis, negli ultimi anni si sono concentrati investimenti per oltre 200 milioni. Il sito della Versalis dovrà conservare un ruolo strategico per l’intera chimica di base nazionale e ne dovranno essere rafforzate le filiere a valle con azioni promozionali di attrazione di investimenti nell’ambito della Zes. Si potrebbe proporre all’Università di Bari di localizzare in città il suo neoistituito corso di chimica industriale, o almeno il successivo corso di laurea specialistica nella stessa disciplina.

Il comparto aeronautico

Altro settore trainante – che nel corso dei decenni ha consentito all’area di Brindisi di diventarne uno dei poli maggiori nell’Italia meridionale – è quello aeronautico per la presenza dei siti di Avio Aero, Leonardo Divisione Elicotteri e della Salver, accanto ai quali il cluster delle PMI di subfornitura ha conosciuto negli ultimi anni un duro processo di ristrutturazione selettiva che ne renderebbe oggi necessario un progetto di rigenerazione complessiva in esclusive logiche di mercato.
A tal fine si propone alla Regione e al Mise l’avvio di un progetto integrato di riposizionamento competitivo delle PMI del comparto che ne salvaguardi le capacità realizzative con gli opportuni consolidamenti societari sotto il profilo economico-finanziario, tecnologico e di mercato.

L’industria agroalimentare

Il settore è ben presente nella provincia nei poli di Fasano, Francavilla Fontana, Mesagne, ma anche nel capoluogo con il grande stabilimento della SRB. Il comparto dovrà essere accompagnato da iniziative promozionali pubbliche regionali e nazionali per rafforzare la sua penetrazione sui mercati esteri. 
Tali analisi e proposte hanno trovato condivisione in Confindustria Brindisi che ha presentato ai vari candidati un suo articolato documento in materia.
*Cesdim –Università degli Studi di Bari Aldo Moro

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