Leonardo crolla in Borsa. E ditta brindisina nella bufera

Sabato 16 Ottobre 2021 di Francesco OCCHIBIANCO

BRINDISI - Continua a tenere banco la crisi dello stabilimento “Leonardo” di Grottaglie. Confermato anche ieri il sensibile calo in Borsa derivato dalla notizia di un problema tecnico riscontrato dalla committenza (la Boeing Company) sulle forniture dei pezzi in lega di titanio che non sarebbero conformi alle richieste e quindi non rispondenti allo standard di qualità. Un difetto di produzione (che era sfuggito ad una prima fase di controllo) individuato in seguito con le tecnologie più avanzate. 
Questo incidente di percorso, che non pregiudicherebbe la sicurezza dei voli, ha tuttavia provocato un ribasso delle quotazioni sia a Piazza Affari (di circa il 7% per la “Leonardo”) sia a Wall Street (per la “Boeing” un cao di circa l,7%): c’è stata l’immediata sospensione delle consegne e “alla base” saranno richiamati alcuni velivoli, per procedere alla dovuta riparazione delle parti difettose utilizzate per il doppio pavimento (passeggeri e stiva) del Boeing 787 Dreamliner
Al centro della vicenda sarebbe coinvolta la Mps Srl (Manufacturing Processes Specification) di Brindisi, che da tempo, come precisano dalla “Leonardo”, non è più fornitore dello stabilimento. 
L’azienda si è dichiarata parte lesa e chiederà un risarcimento per il danno di immagine subìto: in questo modo spera, agli occhi della Boeing, di alleggerire la sua posizione. Alla Boeing, tuttavia, potrebbe non bastare una semplice tiratina di orecchi alla “Leonardo” e quindi potrebbe adire le vie legali, con la richiesta di un indennizzo. Insomma, le nuvole si addensano sopra il cielo di Grottaglie e a soffiare sul fuoco è, in primis, il vento della pandemia, principale responsabile della crisi in atto, che ha scompaginato i piani produttivi. All’orizzonte, tuttavia, potrebbe di nuovo profilarsi la vecchia contesa tra Puglia e Campania circa il controllo e la leadership del polo aeronautico meridionale. Intanto la “Rsu Leonardo di Grottaglie”, in previsione della ripresa prevista per il 20 ottobre, ha tenuto un incontro sindacale con il dipartimento responsabile delle risorse umane del sito. 

I sindacati

La Rsu ha chiesto al management delle «delucidazioni in merito al piano di produzione e alle consegne fino a dicembre. L’azienda non ha dato alcuna risposta in merito», continua la nota sindacale, «rinviando la discussione a data da destinarsi. Per noi tali informazioni», riprendono Fim-Cisl, Fiom-Cgil e la Uilm, «devono essere comunicate prima della ripresa dell’attività. Con la ripartenza dello stabilimento, seguendo l’attuale piano di produzione Z52, in conseguenza dei rallentamenti che Boeing ha comunicato nei mesi scorsi e che hanno generato un considerevole “buffer” di fusoliere, rischiamo che un’ulteriore produzione comporterebbe un aumento di sezioni a magazzino. Ciò andrebbe ad incidere negativamente sui volumi da produrre nel 2022, generando di conseguenza un incremento notevole delle giornate di “vuoto lavoro” per il prossimo anno, oggi mediamente pari a 118 giornate. 
Quanto detto è ancora più preoccupante alla luce dello strumento che l’azienda avrebbe individuato per la gestione del “vuoto lavoro”. Per noi», conclude la Rsu, «è inaccettabile che la crisi che stiamo attraversando sia a carico dei lavoratori». Nel silenzio della politica locale, non la solita nota riguardante una negoziazione lavorativa, ma un “grido di dolore” dei lavoratori che vogliono chiarezza e ricercano la verità sui rapporti tra la “Leonardo” e la “Boeing” (sarebbero ai ferri corti?), sulla logica interna della “One-Company” e sull’eventuale vertenza aperta a livello governativo.

 

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