Eolico offshore a Brindisi, ci prova anche Regolo Rinnovabili: sarebbe il quarto impianto

Un aerogeneratore galleggiante
Un aerogeneratore galleggiante
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:26

Un altro impianto eolico offshore galleggiante di fronte alle coste di Brindisi. A proporre il progetto è la società BayWa r.e., tramite la sua controllata italiana Regolo Rinnovabili Srl.

I dati tecnici

L’impianto, secondo le intenzioni dell’azienda, dovrebbe essere composto da 34 aerogeneratori offshore galleggianti per un totale di 504 megawatt, a oltre 22 chilometri dalla costa brindisina, all’altezza dell’area di punta Penne. Il cavo che trasporta l’energia arriverebbe sulla terraferma esattamente tra lido Granchio Rosso e lido Risorgimento, in un piccolo tratto di costa utilizzato come spiaggia libera. Oltre all’Autorizzazione unica, il cui iter è in corso, Regolo Rinnovabili ha anche richiesto una concessione demaniale trentennale per il nuovo impianto. Che occuperà oltre 102mila metri quadri oltre il limite delle acque territoriali, 70mila metri quadri entro il limite delle acque territoriali e 192 metri quadri a terra. E proprio nell’ambito dell’iter, tutta la documentazione relativa al progetto resterà disponibile per la consultazione per i prossimi 20 giorni, data entro la quale sarà possibile presentare osservazioni rispetto all’opera.

La scelta del sito

“Grazie alla struttura galleggiante di sostegno delle turbine, è stato possibile - si legge nella relazione generale - posizionare il parco eolico in acque distanti oltre 22 chilometri dalla costa di Brindisi, in modo da renderlo sostanzialmente impercettibile ad occhio nudo dalla terraferma. Tale tecnologia proposta con il presente progetto, è un elemento chiave per costruire un parco eolico a grande distanza dalla costa, al fine di evitare interferenze con il paesaggio, la pesca, l’ambiente ed ogni altra attività costiera”. Le turbine eoliche galleggianti, infatti, “costituiscono un innovativo sviluppo tecnologico del settore eolico che permette di realizzare parchi eolici offshore su fondali profondi, avvalendosi di sistemi di ancoraggio ampiamente sperimentati poiché derivati dal settore oil & gas, che da tempo ha sviluppato tecnologie legate alle piattaforme galleggianti”.

L'impatto visivo

Particolare importanza nella scelta del sito, spiegano i proponenti, ha rivestito la volontà di limitare al massimo l’impatto visivo, che spesso è il motivo per il quale questo genere di impianti viene avversato dalle comunità e dalle amministrazioni locali. “Al fine di minimizzare questo aspetto si è deciso di collocare il parco eolico oltre le 12 miglia nautiche a distanze di oltre i 22 chilometri dalle coste pugliesi per rendere impercettibile gli aerogeneratori all’occhio umano”. Alla relazione è allegato anche uno studio, con tanto di ricostruzioni fotografiche, proprio sull’impatto visivo del parco eolico offshore. Le fotoricostruzioni, si legge nello studio, “mostrano come l’allontanamento dell’impianto eolico dalla linea di costa minimizzi l’impatto visivo degli aerogeneratori, rendendoli sostanzialmente indistinguibili, anche per giornate soleggiate con visibilità perfetta”. Il fattore di occupazione del campo visivo, da Carovigno fino a poco a sud del capoluogo, è infatti compreso tra 0,25 e 0,55 per cento, che equivale ad “oggetto debolmente distinguibile”.

Il traffico navale

Non c’è, tuttavia, solo la questione dell’impatto visivo da tenere in considerazione per la realizzazione di un impianto di questo tipo. Si possono verificare, infatti, interferenze con le attività di pesca, con la ricerca sottomarina di idrocarburi e, naturalmente, con il traffico navale. E non a caso, sottolinea l’azienda nella documentazione relativa al progetto, “la scelta del sito per la localizzazione del parco eolico in progetto è stata effettuata tenendo in debita considerazione le rotte e il traffico marittimo al fine di minimizzare eventuali interferenze con il transito navale, nell’ottica della tutela della sicurezza della navigazione”. L’impianto, infatti, è stato previsto nel tratto di mare meno interessato dalla navigazione, evitando completamente le rotte della cosiddetta “Autostrada del mare”.

Lavoro in porto

È previsto tra l’altro l’allestimento di aree portuali per l’assemblaggio in banchina delle piattaforme galleggianti e dei vari moduli che le compongono. “La presenza di strutture portuali nelle immediate vicinanze - sottolinea l’azienda - è una risorsa essenziale per il progetto. Queste strutture sono in grado di ospitare le operazioni di assemblaggio che devono essere eseguite in banchina”. Il trasporto dalla banchina di cantiere fino al sito offshore “avverrà per mezzo di rimorchiatori”. Nelle fasi successive, ad ogni modo, di concerto con Autorità di sistema portuale e Capitaneria di porto, saranno individuate le aree più idonee.

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