Brindisi, Emiliano invoca lo stop al carbone: «Recuperare il rapporto con salute e ambiente»

Venerdì 19 Novembre 2021

In Puglia sono presenti le industrie che utilizzano più carbone su tutto il territorio nazionale. Sei milioni di tonnellate all’anno, bruciate principalmente per produrre energia elettrica nella centrale Enel di Cerano, a Brindisi, e per produrre acciaio nell’impianto ex Ilva. Con la conseguenza di un aumento, a Brindisi, Lecce e Taranto, ben oltre la media regionale e nazionale delle malattie croniche. A sostenerlo, sottolineando l’importanza di una decarbonizzazione con tempi certi, è stato il presidente della Regione Michele Emiliano durante il meeting sulla piattaforma Just Transition, promosso dalla Commissione Europea, che ha riunito gli stakeholders delle regioni Ue con industrie ad alto impatto di emissioni.

 

Il futuro di Cerano

«Complessivamente - ha detto Emiliano - sul territorio pugliese, sono presenti le industrie che utilizzano più carbone in Italia, circa 6 milioni di tonnellate all’anno. I dati sanitari, accertati da indagini svolte dalle autorità sanitarie regionali e nazionali, nonché dall’Organizzazione mondiale della sanità, delle province di Taranto, Lecce e Brindisi, dimostrano una scala statistica di malattie cosiddette croniche, fuori dalla media regionale e nazionale. Se, però, per la centrale di Cerano i tempi di uscita dal ciclo a carbone, a favore dell’utilizzo del gas, sono stati indicati entro il 2026, la transizione ecologica dell’impianto di Taranto è ancora incerta». In effetti, la riconversione a metano della “Federico II” dovrebbe avvenire entro il 2025. Il procedimento per la Valutazione d’impatto ambientale è partito formalmente il 19 marzo 2020 ma l’iter, in realtà, è cominciato qualche mese prima, intorno alla metà del 2019, con la verifica di assoggettabilità alla Via. Attualmente, il procedimento sembra in alto mare. Dopo una lunga interlocuzione con la commissione tecnica Via, infatti, Enel ha presentato un progetto sostanzialmente dimezzato rispetto a quello iniziale: una sola unità a metano, invece di due, per una potenza massima di 840 contro i 1.680 megawatt elettrici previsti dal progetto originario. Le integrazioni e le richieste di chiarimenti da parte del ministero della Transizione ecologica, nell’ambito dell’iter per la Valutazione d’impatto ambientale, erano così tante e così sostanziali da comportare la riapertura della fase delle osservazioni da parte degli enti e delle associazioni interessati. Fase conclusasi il 3 ottobre scorso.
Previsti anche, sebbene in un secondo momento, due campi fotovoltaici da 51 megawatt in tutto, uno dei quali affiancato da un sistema di storage. In più, la riqualificazione del sito della centrale grazie al progetto “Nuova torre dei venti” dell’architetto Marina Gousia, vincitore del concorso bandito da Enel “I nuovi spazi dell’energia”, che prevede la realizzazione di un polo di ricerca, dello sviluppo sostenibile, del tempo libero in grado di integrarsi con l’ambiente circostante. È prevista, in particolare, la riqualificazione del verde con la piantumazione di alberi e arbusti autoctoni, la realizzazione di attrezzature per lo sport e il tempo libero (vasche d’acqua, teatro all’aperto, parco giochi, attrezzature sportive ed altro) con percorsi di visita guidata. Le facciate della centrale, inoltre, si trasformeranno in opere d’arte capaci di produrre energia rinnovabile dal sole e dal vento.

 

Salute e ambiente

Nella giornata di ieri, il presidente Emiliano, a margine del seminario “Salute e ambiente” organizzato dall’Università Lum di Casamassima (Bari), al quale hanno partecipato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, e Stefano Laporta, presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha ricordato come proprio grazie alla strategia di decarbonizzazione, «Taranto e anche Brindisi, con la centrale Enel che verrà dismessa speriamo entro il 2026 come promesso da Enel, potranno recuperare questo rapporto tra salute e ambiente che per noi è determinante. È l’identità stessa del programma di governo della Puglia». Il governatore ha poi ricordato di essere stato eletto nel 2015 «con un programma che si chiama “una lunga vita felice”».

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