Cancro al seno, pazienti dimenticate: «Reparti chirurgici chiusi e diritto alla salute negato»

Sabato 17 Aprile 2021 di Lucia PEZZUTO

Chiusura dei reparti chirurgici, limitazioni dei centri di diagnosi e screening, le associazioni di Brindisi vicine alle donne malate di cancro alla mammella chiedono a gran voce il rispetto del diritto alla salute. Abracadabra onlus, Andos Brindisi, Cuore di Donna, Fondazione di Giulio, da sempre vicine alle donne affette da cancro alla mammella si fanno interpreti in questo periodo di emergenza sanitaria del loro grido di dolore.

 

Il punto, secondo le associazioni


Le associazioni disapprovano le decisioni dell'Azienda Sanitaria Locale Brindisi che, dicono siano penalizzanti per le donne malate di cancro alla mammella, prima con la riduzione delle sedute operatorie e la chiusura dei reparti chirurgici, poi con la limitazione dei centri di diagnosi e screening come successo con la senologia a San Pietro Vernotico, causando notevoli ritardi nella diagnosi e cura di una patologia spesso letale o invalidante, quanto o più del Covid. I quattordici mesi dall'inizio della pandemia stanno causando disagi notevoli nella gestione delle pazienti della senologia; quando potremo dire di essere usciti o di cominciare a vedere la fine dell'incubo Covid, ci dovremo misurare con un'altra emergenza sanitaria: la scoperta che un numero enorme di donne avrà notevolmente ritardato la diagnosi del suo cancro, rendendolo poco aggredibile tramite chemioterapia perché ormai metastatico o vedendo cronicizzarsi un tumore che si sarebbe potuto curare in fase precoce», dicono le associazioni.

Il diradarsi di esami clinici e strumentali, l'allungarsi delle liste d'attesa per l'intervento chirurgico causeranno la perdita di un considerevole numero di madri, figlie, sorelle «nei cui confronti non saranno state colpevolmente messe in atto tutte le corrette strategie di prevenzione, diagnosi precoce e cura adeguata; dati accreditati a livello nazionale ci dicono chiaramente che nel 2020 sono stati eseguiti circa un quarto degli interventi della mammella in meno dell'anno precedente: impossibile accettarli come danni collaterali della pandemia, anche perché in una patologia come il tumore mammario i danni non si evidenziano immediatamente. Un intervento chirurgico o un esame clinico rinviato non saranno più recuperati e mostreranno i loro effetti nefasti nell'era post-Covid».

Gli interventi oncologici hanno valore terapeutico se eseguiti rapidamente e tempestivamente: è evidente che alcune patologie siano più tempo-dipendenti di altre. Un tumore operato in fase iniziale ha maggiori probabilità di prognosi fausta di uno curato tardivamente, evidentemente.
A Brindisi le conseguenze saranno presto evidenti, perché si continua ad attingere sempre dai reparti di senologia per far fronte all'emergenza sanitaria da Covid «ma di cancro al seno si muore lo stesso, solo più lentamente -aggiungono- Non possiamo arrenderci a essere dimenticati; i malati oncologici hanno gli stessi diritti dei malati di Covid; per questo chiediamo che i reparti oncologici siano protetti, che la chirurgia senologica e anche quella ricostruttiva riprenda i suoi ritmi normali, che lo screening proceda regolarmente; ci rendiamo conto di chiedere un notevole sforzo organizzativo, ma siamo certi che saprete accogliere le istanze di chi fino ad ora ha visto solo accumularsi ritardi gravissimi, a rischio della propria vita o di quella dei propri cari». Abrcadabra, Andos, Cuore di Donna e Fondazione di Giulio chiedono che sia garantito il ripristino di tutto il percorso dedicato alla prevenzione, alla sorveglianza, allo screening e alla cura del tumore mammario: le donne hanno diritto ad essere prese in carico dalla diagnosi alla chirurgia, dalla terapia oncologica alla eventuale radioterapia nel rispetto dei percorsi disegnati a livello regionale dalla Rete Oncologica, perché la salute e il benessere delle donne sia tutelato nei fatti e non solo sulla carta.

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