Fondi per il rilancio della Cittadella: occasione da non sprecare nelle mani della Provincia

Sabato 2 Ottobre 2021 di Oronzo MARTUCCI

BRINDISI - Ci sono tutte le condizioni affinché la Cittadella della ricerca di Brindisi abbia una nuova vita, attraverso un intervento di riqualificazione infrastrutturale che possa permettere il consolidamento delle professionalità e dei centri di ricerca che già operano all’interno e di attrarne altri. L’Agenzia per la Coesione territoriale ha emanato un bando, con una dotazione finanziaria di 350 milioni da spendere in 5 anni (70 milioni l’anno disponibili dal 2022 al 2026) riveniente dal Fondo complementare esistente all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il bando serve a finanziare “progetti volti a creare ecosistemi dell'innovazione in contesti urbani marginalizzati delle regioni meridionali” e le candidature vanno formalizzate attraverso la presentazione di una manifestazione di interesse sino al 12 novembre. Nel bando si stabilisce che “i soggetti ammissibili sono organismi di ricerca in cooperazione tra loro e/o con enti locali, imprese e altri soggetti pubblici o privati, in numero minimo di tre”. Gli organismi di ricerca sono così definiti nell’articolo 3 del bando: “Sono considerati organismi di ricerca: a) Università e Istituti Universitari; b) Enti di ricerca; c) altri soggetti la cui finalità principale, indipendentemente dallo status giuridico (costituito secondo il diritto privato o pubblico) o dalla fonte di finanziamento, consista nello svolgere in maniera indipendente attività di ricerca fondamentale, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale o nel garantire un'ampia diffusione dei risultati di tali attività, mediante l'insegnamento, la pubblicazione o il trasferimento di conoscenze”. Si tratta di un bando che appare scritto proprio per la Cittadella della ricerca, le cui strutture sono interamente di proprietà dell’Amministrazione provinciale e quindi disponibili immediatamente per partecipare a un avviso pubblico che, secondo quanto si legge sul sito del ministero per il Sud, dal quale dipende l’Agenzia per la coesione territoriale, “rappresenta il primo atto volto alla realizzazione di uno degli obiettivi previsti nel Pnrr, ossia la promozione di 'campioni' di ricerca & sviluppo. Gli ecosistemi dell'innovazione sono infatti luoghi di contaminazione e collaborazione tra università, centri di ricerca, settore privato, società civile e istituzioni rivolti allo sviluppo di idee e soluzioni innovative”. I finanziamenti ammissibili vanno da 10 a 90 milioni di euro.

La storia

C’era una volta il contenitore: la Cittadella delle ricerche. E il contenuto: il Pastis (Parco scientifico e tecnologico ionico salenino)-Cnrsm (Centro nazionale nazionale per la ricerca e lo sviluppo dei materiali). Con il  tempo è svanito il grande progetto del Pastis-Cnsrm che aveva portato Brindisi tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta del secolo scorso a diventare un punto di riferimento per lo studio dei materiali grazie all’intuizione del professore Paolo Cavaliere, a un contesto istituzionale locale e nazionale di  piena collaborazione e alla presenza di molte imprese grandi e piccole che avevano ritenuto di  cogliere quella opportunità. Per inaugurare il Centro venne a Brindisi nel 1988 il ministro della Ricerca Antonio Ruberti. Con il passare degli anni però qualche scelta di gestione poco avveduta, un cambiamento di equilibri istituzionali e politici e un rapporto diverso tra ricerca e industria (con il bisogno di trasferimento tecnologico non solo di ricerca) hanno portato alla liquidazione del Pastis-Cnsrm, con atto del 20 novembre 2003.
Nella società consortile vi erano le Province di Lecce e Brindisi, Il Cnr, l’Enea, il Centro sviluppo materiali, il Politecnico di Bari e le Università di Lecce e Bari, il Comune di Mesagne, e poi Ibm Italia, Enichem, Prototipo spa, il Monte dei Paschi di Siena, la Salver, il Collegio Notarile di Brindisi e tanti altri ancora. L’obiettivo era quello di: “realizzare progetti, programmi e strutture atte a stimolare e sostenere le iniziative produttive e di sviluppo nei territori meridionali; gestire un Centro di Ricerca per la progettazione ed esecuzione di programmi di ricerca, di formazione e di trasferimento dell'innovazione nel campo dei materiali speciali”.
In quel progetto l’Amministrazione provinciale di Brindisi era presente sia come proprietaria dell’intero comprensorio, esteso 21 ettari con 46.000 metri quadrati coperti, sia  nella società consortile che si occupava della ricerca.
Con il passare degli anni, dopo la messa in liquidazione del Pastis-Cnrsm, anche il contenitore ha mostrato carenze strutturali sempre più evidenti.  Nel 2018 la candidatura della Cittadella per ospitare un Centro di ricerca dell’Enea sulla fusione nucleare (un investimento di circa 500 milioni di euro e 1.800 posti di lavoro) fu battuta da quella di Frascati proprio a causa della condizione in cui erano gli immobili di Brindisi.
 In quello scenario, tra difficoltà e sacrifici, sono rimasti a fare ricerca l’Enea, il Cetma, Il Distretto tecnologico aerospaziale (Dta) e altre importanti realtà anche imprenditoriali. Oltre a vari corsi universitari, in particolare quello di Ingegneria. Ma con servizi ridotti all’osso. I tentativi di manutenzione straordinaria proposti sinora non hanno avuto molta fortuna. Negli ultimi anni si è cercato di inserire la Cittadella nel Contratto istituzionale di sviluppo per Brindisi e Lecce. Ma quel Contratto, direbbe la famosissima ambientalista Greta Thunberg, è solo un continuo bla…bla…bla.
Nel maggio 2019, il presidente dell’Amministrazione provincia, Riccardo Rossi) in assenza di risorse proprie da mettere in campo per attuare i necessari interventi di recupero, ha proposto alla Regione la cessione del Comprensorio a titolo gratuito.
 A marzo 2021 la Regione, dopo tanto tergiversare, ha adottato una delibera nella quale si sottolinea  che nella Cittadella sono presenti “molteplici occasioni di sviluppo e che il progetto di valorizzazione del Comprensorio potrebbe favorire la transizione della Regione Puglia verso un’economia circolare a bassa emissione di carbonio, anche nell’ottica di definizione del prossimo Piano Operativo Regionale 2021”. La Regione però ha i suoi tempi, tant’è che con la delibera di marzo è stato affidato l’incarico all’Arti (Agenzia regionale tecnologia e innovazione) di realizzare uno studio di fattibilità sulla valorizzazione dalla Cittadella. Di quello studio non si ha notizia e prima che ci siano risultati potrebbero passare altri mesi, molti mesi. L’avviso pubblicato dall’Agenzia per la coesione territoriale che finanzia la “creazione di  ecosistemi dell'innovazione in contesti urbani marginalizzati delle regioni meridionali” rimette nella mani della Provincia il suo futuro e la possibilità di ottenere risultati in tempi brevissimi. Il presidente della Provincia e sindaco di Brindisi Riccardo Rossi ha la possibilità di compiere passi concreti, di trovare i giusti interlocutori senza aspettare altri bla…bla…bla…da qualunque parte vengano pronunciati. I soldi ci sono, ognuno faccia la sua parte.

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