Non solo cipressi, al cimitero spuntano i funghi. Allarme Asl: «Attenti, sono velenosi»

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Salvatore MORELLI
Una coppia di amici, entrambi di Brindisi, ha raccolto quasi un chilo di funghi nei prati intorno al cimitero comunale ma, per fortuna, prima di mangiarli si è rivolta al Centro micologico Asl per un controllo che si è rivelato davvero fortunato per queste persone: la varietà era molto velenosa, della specie Amanita proxima, confusa con la commestibile Amanita ovoidea. Nella cesta, che ne conteneva 800 grammi, c'era comunque un pericoloso mix delle due specie, finito poi nella spazzatura.

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L'ingestione di questo fungo, che presenta sintomi come vomito, diarrea, ansietà, nervosismo e vertigini, poteva provocare ai due inesperti raccoglitori anche una grave insufficienza renale. Il tempo di incubazione che va dalle 4 alle 10 ore, ma anche da 12 a 48 ore, provoca infatti la disgregazione di cellule delle fibre muscolari striate (rabdomiolisi) con rilascio di mioglobina, visibile nelle urine che diventano di colore scuro o rosse e che tendono ad intasare i tubuli renali, limitandone o bloccandone la funzionalità: blocco renale.

L'altro giorno, i due brindisini che si sono recati a raccogliere funghi della specie Amanita nei dintorni del cimitero comunale (un fungo che cresce nella macchia mediterranea con latifoglie e conifere e su un terreno sabbioso e calcareo) pensavano di farne una scorpacciata.
Mettendo insieme nella cesta un mix composto di Amanita ovoidea e Amanita ovoidea, facilmente scambiabili se non esperti in materia. Attenzione quindi alla raccolta amatoriale di funghi, anche perchè nella nostra provincia sono già 7 le persone che hanno presentato un caso di intossicazione, rivolgendosi alle diverse strutture di pronto intervento territoriale e Pronto soccorso della provincia. In merito a quanto accaduto, in cui si inserisce l'ultimo caso che l'altro giorno ha coinvolto un 30enne che aveva ricevuto in regalo funghi da un amico raccolti nell'agro di Carovigno, il Centro micologico dell'Asl di Brindisi ha ritenuto diffondere alcune raccomandazioni nelle ultime ore. «I 7 casi di intossicazione, pur richiedendo un intervento terapeutico in ambito ospedaliero, hanno avuto un esito favorevole con dimissione degli intossicati. I funghi che hanno determinato i quadri tossici risultano essere stati raccolti in occasione di scampagnate nei boschi, o estemporaneamente - come capita in questo particolare periodo - anche in aree verdi urbane, e consumati in assenza di qualunque tipo di precauzione: prime fra tutte, l'aver effettuato una formazione obbligatoria in materia ed aver conseguito il permesso di raccolta, rilasciato dal Comune e, conseguentemente l'esame del raccolto da parte di un esperto micologo Asl».

Accade spesso, infatti, che il raccoglitore occasionale che incappa in una intossicazione, non possedendo alcun tipo di formazione specifica, abbia come riferimenti esclusivamente il sentito dire o alcune conoscenze acquisite in ambito privato e familiare. L'unico mezzo di prevenzione di questi incidenti è dato dalla conoscenza che si acquisisce nei corsi di formazione, organizzati da Comuni e Associazioni micologiche riconosciute, necessari per ottenere il permesso di raccolta rilasciato dai Comuni (obbligatorio, per raccogliere nel territorio pugliese). Raccogliere funghi spontanei senza il permesso di raccolta costituisce violazione di legge, con una sanzione amministrativa che va da 12.97 euro a 77.82 per ogni chilo di prodotto raccolto. Ultimo aggiornamento: 10:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA